Più unica che rara l’intervista rilasciata da Richard Moore, il capo dei servizi esteri di intelligence britannici, l’MI6. Un’agenzia che ufficialmente, fino al 1994, non esisteva neanche. L’Mi6 sta alla Cia, come l’MI5 sta all’Fbi. Fanno lo stesso lavoro, i primi all’estero, i secondi a livello nazionale. Ad ogni modo, Moore ha scelto di rilasciare quest’intervista a Politico per inviare un messaggio affatto banale: «Putin non va umiliato». Una frase che vuol dire tanto perché in qualche modo riedifica il mostro, lo trasforma in umano. È in qualche modo un’apertura la sua, decisamente importante se si considera che non esiste nemico più acerrimo della Gran Bretagna per la Russia.
«Nessuno vuole umiliare Putin, tanto meno nessuno vuole umiliare la grande nazione russa», ha affermato. «Ma la strada per loro è molto chiara: ritirare tutte le loro truppe». E ha aggiunto: «La maggior parte dei conflitti si conclude con una sorta di negoziato. Spetta all’Ucraina definire i termini della pace, non a noi. Il nostro compito è cercare di metterli nella posizione più forte possibile per negoziare, da una posizione di forza, ed è quello che intendiamo fare».
Moore, o C, come si fa chiamare, forse per Chief, non è il primo a tirare fuori questo concetto. Prima di lui, mesi fa, esattamente nel maggio del 2022, fu il presidente francese Emmanuel Macron a dire più o meno lo stesso: «Domani avremo una pace da costruire, non dimentichiamolo mai. Ne ho parlato prima. Dovremo farlo con Ucraina e Russia attorno al tavolo. La fine della discussione e del negoziato sarà fissata da Ucraina e Russia ma non si farà in negazione, né in esclusione gli uni degli altri, e neppure in umiliazione». Macron era molto realista e convinto, da europeo, di dover convivere con la Russia, volente o nolente. Quest’anno aveva anche aggiunto: «Non penso, come alcuni, che si debba sconfiggere la Russia totalmente, attaccarla sul suo territorio. Questi osservatori vogliono prima di tutto annientare la Russia. Questa non è mai stata la posizione della Francia e mai lo sarà». Ma per queste posizioni fu tacciato di essere un venduto, soprattutto dagli inglesi, ed è per questo che la frase di Moore oggi risulta ancora più sorprendente.
Ma Moore dice anche altro, in qualche modo, usa Politico come megafono per reclutare russi nelle fila dell’MI6. «Li invito (i russi) a fare ciò che altri hanno già fatto negli ultimi 18 mesi e a unirsi a noi. La verità è che continuano a venire da noi, e naturalmente nel farlo corrono rischi. Ma noi ci prendiamo cura di chi viene a lavorare con noi e, naturalmente, i nostri successi non sono mai noti». Questo messaggio ha il doppio scopo di avviare un reclutamento sì, ma anche di screditare il nemico, renderlo vulnerabile agli occhi del mondo.
La giornalista Anne McElvoy, gli chiede anche cosa pensi della lentezza della controffensiva ucraina. «È un lavoro duro e i funzionari e i militari ucraini non si tirano indietro. I russi hanno avuto la possibilità di mettere in campo difese che sono molto difficili da superare». E aggiunge: «I comandanti ucraini, in netto contrasto con le loro controparti russe, vogliono preservare la vita delle loro truppe e quindi si muovono con la dovuta cautela. Hanno comunque recuperato più territorio in un mese di quanto i russi siano riusciti a fare in un anno». Poi spende parole anche per il presidente russo Vladimir Putin: «Non si fa avanzare un gruppo di mercenari sull’autostrada verso Rostov e non li si fa arrivare a 125 chilometri da Mosca, a meno che non avessi affatto previsto che potesse accadere». Dunque Moore trova probabile che Putin «si senta sotto pressione«. «Prigozhin era una sua creatura, completamente creata da lui, eppure gli si è rivoltato contro. E lui non ha davvero reagito contro Prigozhin. Ha fatto un accordo per salvarsi la pelle usando i buoni uffici del leader bielorusso». Insomma Moore vede Putin con le spalle al muro, o appunto, lo descrive così per far sì che tutti lo vedano così, usando le più classiche tecniche di comunicazione. Ad ogni modo non sembra preoccuparlo più di tanto, almeno non quanto la Cina. Infatti anche se la priorità rimane fermare Mosca, il capo delle spie inglesi dice che la principale preoccupazione del Regno Unito al momento è Pechino: «Oggi dedichiamo alla Cina più risorse di qualsiasi altra missione». Capire «l’importanza della Cina nel mondo» e le «enormi capacità» del suo governo è cruciale. A partire dalla quella di infiltrarsi in Occidente: «Le capacità enormi si dispiegano in gran parte all’estero». Il capo dell’MI6 conclude l’intervista facendo un passaggio sull’intelligenza artificiale applicata ai servizi di intelligence. Per Moore gli agenti non diventeranno irrilevanti: «Faranno sempre le cose che le macchine non possono fare», assicura. Ammette però che all’MI6 si sta «sperimentando come matti» con l’AI.
«Se l’AI viene portata in una direzione che va oltre il coordinamento internazionale e viene sviluppata con intenti malvagi, è molto pericolosa. È una questione che dovrà essere gestita con molta attenzione».
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