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La valle di Biois, le Dolomiti. Da vivere secondo natura

La valle di Biois, le  Dolomiti. Da vivere  secondo natura

Da Falcade al passo San Pellegrino fino a Cencenighe Agordino, un itinerario di assoluto fascino tra le tante offerte della montagna del Veneto.


Aveva ragione Arnold Lunn, l'uomo che ha inventato il moderno sci alpino: "Nessuno può dire di aver udito il mormorio delle acque, se non ha sentito il concerto con cui la montagna saluta la Primavera". C'è un angolo d'incanto nelle più belle montagne del mondo, le Dolomiti che l'Unesco ha elevato a patrimonio dell'umanità, dove questo ruscellare diventa respiro d'immensità. Sono venti chilometri di bello assoluto: la Vai del Biois che discende dal passo San Pellegrino, porta di settentrione della fu Serenissima Repubblica di Venezia verso il Trentino. Andarci adesso significa approfittare dell'ultima magnifica neve, programmare un viaggio qua significa solcare le terre di Papa Giovanni Paolo I nell' anno della sua beatificazione (la cerimonia è prevista il 4 settembre a Roma, ma a Canale d'Agordo, il suo paese natale, ci saranno solenni cerimonie) ricordando Albino Luciani, il Papa del Sorriso, che ha rappresentato lo spirito di questa valle: il sorriso appunto. Venirci significa fare della mountain bike uno strumento di scoperta, vivere l'avventura della natura con familiare confidenza, scoprire sapori autentici, presidi culturali universali e monumenti di raro pregio. D'inverno questo lembo all'estremo Nord della provin-cia di Belluno dove il Veneto esalta la sua dimensione di montagna e racconta la propria identità rurale è una delle migliori aree per sciare. Appena comincia la stagione del risveglio la festa EI Bon dell'Ansuda (11 e 12 giugno) s'innalza a palcosce-nico con le cime del Focobon e Mulaz a raccontare l'immensità della Pale di San Martino, del Civetta, del Grup-po della Marmolada con il "corteo" delle sue ancelle; le Cime d'Auta e di Pezza e il Piz Zorlet mettono in scena il loro massimo fascino. Li chiamano i monti pallidi, ma sono lucenti come diamanti poggiati sul velluto verde degli alpeggi. Le feste di paese, un trionfo di cultura e vita ladina come a Carnevale quando si celebra a Canale d'Agordo la Zinghenesta, l'unica festa che non elegge il Re del Carnevale, ma la più bella in omaggio alle donne della valle che da sempre sono il nerbo delle comu-nità e la trasmissione dell'identità. Sta Falcade nel comprensorio del Dolomiti Superski, è porta d'accesso della Ski area San Pellegrino e una delle destinazioni per gli sport invernali più complete: dalla discesa, al fondo, dallo snowboard alle ciaspole, tutto è immersione nella natura. La prova? Scendiamo per 11 chilometri dal Col Margherita lungo la sontuosa, ampis-sima, agevole pista degli Innamorati. Sono queste le ul-time settimane in cui si può approfittare della neve, poi tutto è festa di fiori, di api e di alpeggio con gli impianti di risalita che restano aperti da giugno in avanti per far vivere l'estate della montagna, fatta di percorsi unici, di discese da brivido con la mountain bike (la Vai del Biois è anche uno dei paradisi della bicicletta da strada e non a caso il Giro d'Italia passa per di qui quest'anno), di esplorazioni di luoghi insoliti. Col sottofondo musicale delle acque del Biois che precipitano verso il Cordevole per farsi infine Piave. Nulla c'è di fintamente mondano, tutto respira di concreta opportunità di sport, di ottimo cibo, di scoperta, di vera convivialità, di quel "lusso" autentico che è la forza rigeneratrice della montagna. È anche un'isola etnica: qui la lingua, i costumi, i sapori, i mestieri, la cultura, la musica, la religiosità ladini si esprimono in orgogliosa, millenaria continuità a confermare che all'ombra delle Dolomiti non c'è un confine geografico, ma semmai un territorio che si fa comunità. E accoglie il viaggiatore con l'affiato del convivio, della comune appartenenza. È una montagna familiare e naturale, sportiva e colta quella che ci aspetta in Vai del Biois. Lo sono massimamente i cinque borghi che la valle custodisce come perle di una collana di naturali meraviglie. Falcade è il centro motore della valle, in diretta comunicazione con Moena e la vai di Fassa e con Predazzo e la vai di Fiemme con cui costituisce uno straordinario comprensorio sciistico -la ski area Alpe Lusia/San Pellegrino-, ed è l'archetipo dello stile di vita del "Biois". Non a caso a Falcade si è insediato il Consorzio PromoFalcade Dolomiti (www.falcadedo-lomiti.it, tel 334-7230117) che dalla piazza del Municipio anima l'offerta turistica e rappresenta un punto di coesione di tutta la comunità della valle oltreché una struttura di servizio per gli operatori — le due scuole di sci, gli albergatori, i gestori degli impianti di risalita che lo costituiscono - e per gli ospiti. Sorvegliato dal Civetta, dalle Pale di San Martino, dal Gruppo della Marmolada e dal Focobon che dà il nome anche ad un rarissimo quanto squisito formaggio, Falcade — Falciade in ladino a dire che qui vi erano pascoli opimi — respira natura e cultura. Ed ha una particolarità: il suo centro da cui ammirare le Tre Cime che sono dette anche la trinità del Focobon, è un immenso pianoro - la Piana appun-to - che d'inverno è una delle più ragguardevoli piste per lo sci di fondo e che dalla primavera all'autunno diventa palcoscenico per innumerevoli manifestazioni. Falcade respira cultura nel museo dedicato a Augusto Murer, scultore e pittore che ha saputo rappresentare l'anima delle genti delle Dolomiti. Il figlio Franco ha raccolto l'eredità artistica del padre declinandola nel suo stile pittorico che lo ha fatto apprezzare, anch'esso, a livello internazionale. E se d'inverno qui si scia su oltre cento chilometri di piste e gli snowbordisti hanno a disposizione fantastici percorsi, appena il sole scalda, chi ama il trekking e l'hiking qui coltiva emozioni uniche. Falcade è il cuore dell'Alta Via n. 2 che partendo da Bressanone arriva a Feltre passando per il Passo San Pellegrino ed il rifugio Mulaz. Altri suggestivi itinerari sono l'Alta via dei Pastori che collega, in un grande anello, le malghe e gli alpeggi. L'Alta via Tilman infine ripercorre i sentieri tracciati dai partigiani e offre incontro diretto con la storia. La Vai del Biois ha una particolarità: è la valle coi Santi alle finestre. Nei borghi e nelle frazioni si possono ammirare sulle facciate delle case, come una sorta di museo a "cielo aperto", circa una ottantina di dipinti religiosi risalenti dal '600 all'800. Erano il viatico per chi lungo il passo San Pellegrino calava dalla Germania a Venezia o risaliva la valle. I Santi erano i protettori degli abitanti e dei viandanti che spesso trovavano rifugio negli antichi tabià (i fienili, sono più di 300) che punteggiano la valle. Lungo uno di questi
itinerari da Falcade si giunge a Canale d'Agordo, la pa-tria di papa Albino Luciani (a lui è dedicato il MusAL, c'è la casa natale e la chiesa di San Giovanni Battista è irrinunciabile). È la culla dell'imprenditoria della valle perché qui don Antonio della Lucia fondò nel 1872 la prima latteria cooperativa d'Italia e i fratelli Luciani fondarono (1888) la prima fabbrica di birra d'Italia e con l'apertura dell'hotel Al Gallo si ebbe la prima iniziativa turistica. Da Canale d'Agordo conviene pigliare la strada che porta nella meravigliosa valle di Gares, sono 8 chilometri di natura pura fino al limitare dell'altopiano delle Pale di San Martino. Imperdibile è la cascata delle Co-melle. A Gares s'incontra la chiesa della Beata Vergine delle Grazie che fa da prologo ad un altro monumento imperdibile: la chiesa di San Simon che è monumento nazionale dal 1877. Siamo arrivati a Vallada Agordina, un'altra perla della Vai del Biois. La chiesa sta quasi poggiata su un costone boschivo del monte Celentone. E anche se la prima testimonianza è del 1185, una leggenda vuole che attorno al 720 dopo Cristo un fuggia-sco di nome Celentone riunì intorno a sé le genti pagane della valle, di cui fu capo e guida e a cui annunciò la pa-rola di Gesù. La chiesa è dominata da un grande rosone, custodisce un antichissimo flugelaltar e un ciclo di affreschi di Paris Bordone allievo del Tiziano, ma proprio quest'anno ci sarà l'inaugurazione dei recenti restauri della bellissima Schola dei Battuti che sorge accanto alla Chiesa e con la quale diventerà un polo attrattivo di grande prestigio, nell'ambito del progetto dell'Ecomuseo della Vai del Bios. Vallada Agordina è un gioiello: ha sette frazioni ed immersa nei suoi boschi dove — vuole la leggenda — si nasconde un dispettoso folletto EI Gambaretol a dirci che siamo in un luogo da favola. Certo un'emozione forte è la discesa lungo la Zip Line che sfiora i campanili e le cime degli abeti a San Tomaso Agordino, il balcone della valle affacciato sul Civetta da cui si dominano altri piccoli borghi come Avoscan, una sorta di regno in miniatura dei nobili Avoscano. E in miniatura qui c'è anche il Sentiero dello Dolomiti in Miniatura che in mezzo ai boschi consente di ammirare le montagne Dolomitiche in scala ridotta e dopo la passeggiata ci si ferma alla Vertik Area per provare l'ebrezza di arrampicare al cospetto del Civetta mentre per veder le stelle si sale al Planetario, l'osservatorio astronomico. Ed è una costellazione di stelle in pietra (sono minuscole frazioni alpine) quelle che si raggiungono da Caviola, una delle antiche regole — entità amministrative — che governavano la valle. Vista la chiesa della Madonna della Salute (c'è una leggenda che vuole sia stata edificata in una notta con i massi prelevati dall'Auta) e reso omaggio alle vittime dell'eccidio nazista del 20 agosto '44, si va per Sappade, il paesino del sole, Feder, Fregona e Carfon. Seguendo il corso del Biois eccoci al fondovalle. Ci attende Cencenighe Agordino, il paese degli scalpellini. Fin da sempre vivace centro commerciale che oggi si anima particolarmente con il mercato settimanale del sabato mattina o in occasione della Sagra di Sant'Andrea a fine novembre a ricordo delle vecchia attività degli scambi commerciali di bestiame.


Ecco la hit parade delle cose da non perdere 

Non si può andare in Vai del Biois e non stilare un elenco delle cose da fare. Ecco una sorta di hit parade delle occasioni da non perdere. Una passeggiata rigenerante tra i casoni di Vaifreda — escursione facile adatta a tutti per ascoltare i suoni della monta-gna, annusarne i profumi e riempirsi gli occhi. Partendo dal Rifugio Flora Alpina (1800 m), superata una piccola salita erbosa, ci si addentra da subito in un paesaggio da favola: la Vaifreda. Per chi è amante dei sapori della montagna è possibile visitare una malga e assaggiare il formaggio Agordino. La mandria chiama il fieno ed ecco la passeggiata nei borghi storici, tra le case antiche e i tabià (gli antichi fienili), magari accompagnati dall'artista locale Dunio Piccolin che illustra il percorso tematico de "la valle coi Santi alle finestre". E dopo i fienili ecco l'opportunità di salire ad un passo dal cielo fino al rifugio Mulaz a 2571 metri di quota. Per i più audaci ci sono: il brivido del Bike Park, si sale in quota con gli impianti di risalita della Ski area San Pellegrino e poi giù verso valle lungo due nuovissimi tracciati di flow trail (La Burela e EI Lingera) oppure lungo i sentieri sterrati che più o meno dolcemente ti riaccompagnano a fondovalle; il brivido della Zip Line: un percorso su fune a San Tomaso Agordino, la più alta delle Dolomiti con la sua altezza da terra di 160 metri. Un' avventura mozzafiato al cospetto della parete verticale del Monte Civetta. Infine la Vertik Area Dolomiti, la nuovissima palestra di arrampicata indoor a San Tomaso Agordino. Dopo tante avventure ci viene fame ed ecco allora un pranzo in rifugio con vista sulle Dolomiti al Rifugio Laresei (2252 m slm) o i nAlto (2513 m sim) il ristorante d'alta quota.

I sapori autentici della valle tra cucina ladina e prodotti unici. Formaggio agordino e papavero quando in tavola va la natura

Sapori autentici, naturali, questa è la cucina della Vai del Biois che molto s'ispira alla ga-stronomia ladina. Ci sono due prodotti principe in questa valle: il formaggio agordino e il papavero. Il formaggio si fa con il latte di alpeggio quindi durante l'inverno non è possibile trovarlo. Con il latte della mungitura serale, parzialmente scremato per affioramento, e quello intero del mattino si producono ogni giorno forme rotonde, a pasta semicotta. Forme di circa 3, 4 chili. Il formaggio agordino di malga è ottimo almeno dopo 60 giorni di stagionatura e fino a otto mesi. L'uso del papavero (pavàre in dialetto) in cucina è una tradizione antica dell'area ladina del bellunese e della Vai del Biois. In occasione delle feste natalizie non mancano mai sulla tavola le lasagnete da fornel. Ma la ricetta più deliziosa a base di pavàre per cui la Vai del Biois è popolare sono i carfógn, dove il pavàre arricchisce il ripieno di questi ottimi fagottini dolci fritti. Il prezzo dei semi di papavero un tempo veniva equiparato a quello del pregiato burro. Oggi il papavero fa parte dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani in cui sono citati proprio i carfogn e le lasagnete da fornel. Nel 1985 Vallada Agordina balzò agli onori della cronaca per la coltivazione domestica da parte di alcune anziane signore del papavero, scambiata dall'autorità per coltivazione di droga, a cui è seguita tanto di ispezione con elicottero e processo. Nel menù della Vai del Biois compaiono i canederli, la carne di selvaggina, ma i piatti esclusivi sono la minestra d'orzo (se ne coltiva di ottimo) gli gnocchi di patate con la ricotta affumicata e il burro fuso, la polenta con la salsiccia a pezzettini (Tocà da bóia) il cavolo cappuccio stufato con la pancetta (capus sofegai) e per finire gli immancabili carfogn.

Tutti gli appuntamenti in Val del Biois. Dai biro d'Italia ai concerti. Una montagna di opportunità

Una montagna di opportunità è quella che la Vai del Biois e Faicade con le sue "quattro sorelle" offrono per i prossimi mesi. Si scia a Faicade fino al 27 marzo, al passo San Pellegrino fino al 10 aprile, ma dopo la festa continua. E sarà un anno intenso questo con le celebrazioni della beatificazione di Papa Albino Luciani, con l'inaugurazione della restaurata Schola dei Battuti, con il ritorno del Giro d'Italia su questi passi. Il primo appuntamento di rilievo è proprio il passaggio del Giro d'Italia che si inerpica il 28 maggio sul passo San Pellegrino percorrendo tutta la valle e con un passaggio importante a Faicade. ll e 12 giugno trionfa la Primavera con EI Bon de l'Ansuda (in ladino significa appunto stagione del risveglio) che va in scena sulla Piana di Faicade con le erbe spontanee, di cui sono ricchi i prati, protagoniste. Da sempre sono un elemento fondamentale nella cucina alpina e proprio alle piante dei prati e ai fiori è dedicato questo weekend di festa in cui le erbe saranno protagoniste nella cucina dei ristoranti, nelle passeggiate didattiche e nei laboratori di cosmesi naturale e di cucina. Saranno due giorni di festa per grandi e per bambini in cui riscoprire il contatto con la natura, con lo stare all'aria aperta, rivivendo i piccoli gesti della tradizione dolomitica. A luglio tornano protagoniste le due ruote, dopo le biciclette dei campioni del Giro. Il 2 e 3 luglio a San Tomaso Agordino si tiene Dolomiti Hike&Bike, Quota 1082. E un raduno che nasce dall'unione di escursionismo a piedi e utilizzo della bicicletta a pedalata assistita. Sono due giorni di escursioni libere e guidate, incontri, musica e gastronomia a San Tomaso Agordino (BL) nell'incomparabile scenario dolomitico dominato dalla maestosa parete del Civetta, dalle Pale di San Lucano e dal Sasso Bianco. Sempre a luglio torna la musica sinfonica nel verde. Appuntamento a Le Buse, che si raggiunge con la cabinovia Molino-Le Buse, per ascoltare alcuni dei migliori musicisti d'Europa che interpretano lo spartito della montagna. Si replica poi in settembre con il concerto i suoni delle Dolomiti che va in scena al Col Margherita. In agosto c'è Week for Kids, la settimana dedicata ai bambini e cominciano ad arrivare le squadre sportive in ritiro, già confermato quello dei campioni di basket della Umana Reyer Venezia. Settembre inizia dal 4 con le celebrazioni per la beatificazione di Papa Luciani a Canale d'Agordo e poi c'è la grande festa dedicata ad uno dei prodotti principe della montagna: il formaggio. A Faicade l'ultimo week end di settembre si replica Se Desmonteghea, il ritorno a valle del bestiame. Le mucche per l'occasione sono tutte addobbate con colorate ghirlande di fiori e campanacci e sfilano per le vie del centro accompagnate dai loro mandriani. Un fine settimana di festa con musica folk, stand gastronomici e sfilate in costume tradizionale della Vai del Biois. Sarà possibile acquistare i prodotti delle malghe dell'Agordino, assolutamente biologici, frutto dell'alpeggio estivo, e visitare gli stand del mercato contadino. Ma ogni giorno in Vai del Biois è un appuntamento speciale (tra l'altro ci sono pacchetti turistici sia per i week end che per la settimana a prezzi specialissimi ). Organizzate da PromoFalcade ci sono le escursioni settimanali come le passeggiate culturali con la guida alla scoperta dei borghi antichi di Faicade e della Vai del Biois, l'orienteering per le famiglie che aiuta a scoprire gli angoli naturali dei borghi, le salite in montagna, le uscite guidate con la mountain bike. Tra le tante possibilità ci sono i percorsi geologici lungo il sentiero del Canyon Gaon, il percorso naturalistico "le rocce fiorite" e il sentiero geologico al Col Margherita, la scoperta del Bosco degli artisti e il Giardino delle Formiche. Per gli amanti della bici ci sono i tracciati di tutte le difficoltà, per i bambini si va dalle arrampicate semplici, alle letture animate, dai gonfiabili del Nocciolino ai laboratori didattici per conoscere la montagna.


Il manuale per i lupi solitari dell’Isis insegna come falciare i miscredenti
Ansa
Pubblicato all’apice dello Stato islamico, resta il testo chiave pure per i terroristi di oggi.

Sono passati ormai dieci anni da quando l’Isis ha pubblicato il suo manuale per lupi solitari. Si intitolava How to survive in the West (Come sopravvivere in Occidente) e rappresentava il testo sacro degli aspiranti jihadisti. Chiunque, all’epoca, poteva scaricarlo tramite i canali più o meno ufficiali dello Stato islamico e mettere in pratica gli insegnamenti raccolti negli 11 capitoli che lo compongono. E che oggi rappresentano un ottimo strumento per comprendere quali parti siano rimaste immutate nell’addestramento degli aspiranti terroristi islamici e quali siano cambiate.

Al centro di tutto, c’è la taqiyya, la capacità di dissimulare e mentire: «Non mostrate che siete musulmani, in questo modo eviterete di finire tra i sospettati di essere terroristi». Profilo basso, quindi. Si consiglia di evitare barbe lunghe e, per le donne, di indossare niqab neri. Meglio quelli colorati. Allo stesso modo, quando si è in pubblico, è preferibile evitare nomi che ricordino la religione islamica ed è necessario mostrarsi sempre cordiali con tutti.

Uno degli obiettivi principali dei lupi solitari, poi, è quello di raggranellare soldi nel modo più semplice possibile. E, ancora una volta, senza dare nell’occhio. Chi è in grado organizzi truffe bancarie o hackeri i conti di grandi aziende. L’obiettivo da colpire? Naturalmente gli infedeli, il «vero nemico». Meglio ancora se israeliani.

Comunicare in sicurezza è fondamentale. Ed è uno dei tanti errori che ha fatto il ragazzo nordafricano di Firenze. Lo Stato islamico suggerisce infatti di tenere un profilo basso: mai digitare parole come «jihad» o armi nei motori di ricerca. Per trovare informazioni in modalità anonima, meglio usare Tor.

L’apparenza è tutto: bisogna sembrare «puliti» agli occhi altrui. Anche, e soprattutto, quando ci si addestra. Correre e andare in palestra sono attività normali in Occidente, quindi si possono fare senza problemi. Bisogna evitare però di indossare simboli che richiamino armi o simboli legati all’islam. Ancora una volta la taqiyya, la dissimulazione: «Devi allenarti come una persona normale, non puoi sembrare diverso». Curiosamente, il volume per aspiranti jihadisti consiglia di imparare il krav maga, l’arte del combattimento corpo a corpo israeliana. Utilizzare le armi è fondamentale, ma è meglio evitare quelle vere e fare pratica con quelle di paintball e softair. Per imparare i movimenti di combattimento in zone urbane il videogioco Call of duty rappresenta un ottimo strumento.

Il volume suggerisce poi i metodi di attacco. Non solo bombe e armi da fuoco, che rappresentano strumenti più complessi, ma anche, e soprattutto, strumenti più semplici e facilmente reperibili. Del resto era stato proprio il portavoce dell’Isis, Abu Muhammad al-Adnani, a elaborare una nuova strategia, definendola delle «mille lame», per colpire l’Occidente. Attacchi improvvisi, rapidi e con mezzi di fortuna, alla portata di tutti, utilizzando auto-ariete e coltelli. La stessa dinamica dell’attacco di Modena.

Il ragazzo nordafricano di Firenze, però, voleva colpire in grande. Sognava l’attentato spettacolare, che causasse una carneficina. Cercava armi e preparava molotov. Un salto di qualità.

A distanza di dieci anni dalla sua pubblicazione, questo manuale rappresenta ancora il punto di riferimento di chi vuole colpire l’Occidente. Non a caso, dopo esser stato rimosso dal Web, circola tra la chat degli aspiranti terroristi. Che dissimulano e sembrano innocui mentre si preparano a colpire un Occidente sempre più stanco. Che ha abbassato la guardia, nonostante le tante ferite inflitte dal jihad.

Permessi: gli Usa chiudono, l’Ue apre
iStock
Stretta dell’amministrazione Trump sulla green card: ora la si dovrà chiedere nei Paesi d’origine. L’esatto opposto delle ultime direttive provenienti dall’Europa.

L’amministrazione Trump vara una stretta importante sulla concessione della green card, il permesso di residenza permanente che da sempre è l’obiettivo di chi emigra negli Stati Uniti. O anche di chi sogna di andarci, tanto che da decenni imperversano online lotterie più o meno attendibili per ottenerla. Anche perché la green card è di fatto l’anticamera per l’ottenimento della cittadinanza americana, che può essere richiesta dopo 5 anni di permanenza nel Paese. Da adesso, salvo rare eccezioni, i richiedenti dovranno iniziare la procedura nel loro Paese d’origine, anziché una volta negli Stati Uniti, come spesso accade nella pratica. «D’ora in poi, un cittadino straniero che si trova temporaneamente negli Stati Uniti e desidera ottenere una green card dovrà tornare nel proprio Paese d’origine per presentare la domanda, salvo circostanze eccezionali», ha reso noto Zach Kahler, portavoce dei Servizi per la cittadinanza e l’immigrazione degli Stati Uniti (Usics). I titolari di visite temporanee, «come studenti, lavoratori temporanei o persone con visti turistici, vengono negli Stati Uniti per un breve periodo e per uno scopo specifico. Il nostro sistema è concepito in modo che lascino il Paese al termine del soggiorno. La loro permanenza non dovrebbe fungere da primo passo verso la procedura per ottenere la carta verde», ha spiegato.

La mossa della Casa Bianca è in controtendenza con l’indirizzo politico dell’Unione europea, che non più tardi di due anni fa, a marzo del 2024, ha varato una riforma della direttiva unica per l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Le modifiche sulla carta non intaccano l’autonomia dei Paesi membri, ma l’obiettivo di Bruxelles era sempre il solito: rendere più incisiva la politica di integrazione dell’Unione Europea

Come detto, la competenza di stabilire i requisiti di rilascio del permesso unico a scopo di lavoro spetta agli Stati membri, ma la riforma accelera i tempi di trattamento delle domande di permesso, sulla carta soprattutto per contribuire all’efficace attuazione dei «partenariati volti ad attirare talenti» con i principali Paesi partner degli Stati membri.

Sta di fatto che gli eurodeputati hanno votato un provvedimento che ha abbreviato da 4 mesi a 90 giorni il termine utile per adottare la decisione sulla richiesta permesso unico, con possibilità di proroga di ulteriori 30 giorni per l’esame dei casi più complessi.

Meno tempo, meno controlli, quindi, con tutto quello che ciò rappresenta a livello di sicurezza.

Un punto in particolare della riforma va in direzione opposta e contraria rispetto a quella che stanno prendendo gli Usa: lo straniero titolare di un permesso di soggiorno valido può chiedere un permesso unico anche all’interno del territorio, in modo da evitare che chi risiede legalmente in Ue per ragioni diverse debba tornare nel proprio Paese di origine per chiedere il cambio di status giuridico.

Ma c’è di più: se il titolare di permesso unico è disoccupato la direttiva approvata nel 2024 (che in teoria prevede il recepimento da parte degli Stati membri entro due anni), gli concede tre mesi di tempo per trovare un altro posto di lavoro prima che gli venga ritirato il permesso. I tre mesi salgono a sei se il lavoratore è titolare di un permesso superiore a due anni.

Va detto che alcuni Paesi membri stanno cercando comunque di dare una stretta agli ingressi, sia per ragioni di sicurezza, sia per tutelare il lavoro dei loro cittadini. Ad esempio nuovo governo ungherese ha varato un piano di sospensione dei visti, che dovrebbe entrare in vigore a giugno, per i lavoratori extra-Ue. Ma l’esecutivo guidato da Peter Magyar deve far fronte a crescenti pressioni da parte aziende e associazioni di categoria che avvertono come un divieto improvviso potrebbe colpire la produzione in un mercato del lavoro già saturo.

Attimi di panico nei pressi della Casa Bianca: un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima di essere ucciso. Ferita gravemente una persona presente nella zona. Giornalisti costretti a interrompere le dirette e a mettersi al riparo.
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A Milano sono 35 le aule a maggioranza extracomunitaria. Va peggio a Monfalcone: le percentuali sono oltre il 70%. Gli islamici in Italia, nel 2050, saranno il doppio.

I dati parlano chiaro: entro il 2050, i musulmani in Europa rappresenteranno almeno l’11 per cento della popolazione. Questo lo scenario ipotizzato dal centro studi americano Pew research nel caso in cui non si dovessero intensificare gli sbarchi di migranti da Paesi islamici. Nello stesso studio, inoltre, si immagina anche quale sarà la situazione in Italia. Anche in questo scenario, i dati non sono confortanti: entro il 2050, la popolazione musulmana, nel caso di alti tassi di sbarchi, dovrebbe superare il 14%. Sono trend, sia chiaro. Ipotesi che si potrebbero verificare, in meglio o in peggio, oppure no. Ma se ci guardiamo attorno possiamo già notare che, nel giro di qualche decennio, gli italiani potrebbero ritrovarsi a essere una minoranza.

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