- La signora Laura Bovoli ha un’udienza a Cuneo sulla ditta in affari con Mirko Provenzano. Dopodiché assieme al marito, nell’anniversario della batosta elettorale del figlio, comparirà a Firenze per un giro di consulenze sospette.
- L’impianto accusatorio è molto variegato: gli inquirenti hanno ricostruito una rete di teste di legno che si intestavano società Molti dei volantini che le ditte avrebbero dovuto distribuire finivano al macero. Il personale? Anche stranieri senza contratto.
Lo speciale contiene due articoli
La piena per i Renzi non è ancora passata. I prossimi guai in vista arrivano da Cuneo, città nella quale, come ha raccontato La Verità in questi anni, è cominciato tutto. Lì è scattata la prima indagine per bancarotta fraudolenta. E il prossimo 28 febbraio, nella città piemontese, si celebrerà l’udienza preliminare a cui dovrebbe partecipare Laura Bovoli, madre di Matteo Renzi. L’inchiesta è legata al fallimento della Direkta Srl, azienda che per anni è stata in stretti rapporti con la Eventi 6 dei Renzi.
La vicenda nasce dai rapporti commerciali – ma anche e soprattutto amicali – tra i Renzi e Mirko Provenzano, il titolare della Direkta Srl (che è stato già condannato per reati fiscali). La Procura contesta alla madre del Rottamatore l’emissione di otto fatture per un valore di 80.000 euro; modificandone la causale, avrebbe consentito a Provenzano di non saldare un debito nei confronti di quattro cooperative. Come? La signora Laura, secondo la Procura, avrebbe contribuito «a bloccare il ricorso a decreto ingiuntivo di 1,7 milioni di euro avviato dai fornitori della Direkta», andando così in soccorso dell’amico di famiglia. Il rapporto di amicizia fra i Renzi, Provenzano e la sua compagna, era già stato ampiamente ricostruito nel libro di Maurizio Belpietro I segreti di Renzi. A pagina 244 si legge: «Nel fascicolo c’è innanzitutto un messaggino inviato da Erika Conterno (compagna di Provenzano, ndr) a Tiziano Renzi, con cui gli chiede un regalo per il compleanno di Mirko». La donna, tramite babbo Renzi, vorrebbe regalare al suo fidanzato, tifoso della Fiorentina, un incontro con qualche giocatore viola. E, poco dopo: «Non sappiamo se il progetto per il regalo andrà a buon fine, ma su Facebook c’è un’immagine di Provenzano negli spogliatoi dello stadio Franchi di Firenze con il calciatore Tomović, difensore della Fiorentina».
L’altra data che tiene i Renzi sulle spine è il 4 marzo: prima udienza del processo per false fatture in cui sono imputati sia Tiziano che Laura. È la prima inchiesta sui Renzi che arriva a un processo. Le fatture, come anticipato dalla Verità, sono due, con un totale complessivo da 195.200 euro. Il terzo indagato è uno dei personaggi della galassia di babbo Renzi, l’immobiliarista Luigi Dagostino. In alcune telefonate intercettate, Dagostino è stato beccato mentre ammette di aver pagato alcune consulenze che a sentire i magistrati non sarebbero mai state fatte. Dagostino dice al telefono che le consulenze erano fuori mercato, ma che il conto andava saldato perché Tiziano era il padre del premier e nei suoi confronti aveva una sorta di sudditanza psicologica. Aspetti che, poi, aveva spiegato con più dettagli in un’intervista alla Verità. Il giochetto fiscale scoperto dalla Procura è riassunto negli atti d’accusa.
Secondo i magistrati, Laura e Tiziano avrebbero emesso le due fatture incriminate «al fine di fare evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto alla Tramor Srl con sede in Scandicci, amministrata da Luigi Dagostino» e in cambio avrebbero ottenuto «un ingiusto profitto», visto che le fatture sarebbero state pagate per «operazioni oggettivamente inesistenti».
La prima ricevuta, intestata alla Party Srl, ha come oggetto uno studio di fattibilità «per un’area destinata al food» all’interno di un centro commerciale del gusto (Taste Mall) da realizzare tra Reggello e Rignano sull’Arno. Lo studio, però, non è stato trovato né nell’archivio della Tramor e neppure nel carteggio email intercorso tra Party e Tramor. La seconda fattura, quella da 140.000 euro più Iva, invece, è stata emessa per un ulteriore studio di fattibilità per «una struttura ricettiva e food con i relativi incoming asiatici e la logistica da e per i vari trasporti pubblici». I Renzi inviarono due diverse versioni del documento fiscale (la prima da 100.000, la seconda da 140.000) allegando, a parziale giustificazione del pagamento, due scarne paginette di relazione e cinque mappe geografiche spacciate per superconsulenza.
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