Verbania, blitz dei Carabinieri contro traffico di rifiuti ed estorsioni: otto arresti

Otto persone sono state arrestate dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione «Terre Pulite», coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, che ipotizza un articolato sistema criminale attivo tra le province del Verbano-Cusio-Ossola e Novara. I reati contestati, a vario titolo e allo stato delle indagini, comprendono estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico illecito di rifiuti, intestazione fittizia di quote societarie, trasferimento fraudolento di valori, usura aggravata e detenzione e porto illegale di armi da fuoco.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Torino, è stata eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo e del Gruppo Forestale di Verbania. Uno degli arrestati era già detenuto per altra causa.

L’indagine, sviluppata tra gennaio 2023 e febbraio 2025 attraverso intercettazioni, analisi di tabulati telefonici e servizi di osservazione, è nata dagli accertamenti sulla gestione delle terre e rocce da scavo in un cantiere di Verbania. Al centro dell’inchiesta figura un cinquantenne residente a Meina (Novara), ritenuto dagli investigatori collegato alla cosca di ‘ndrangheta Morabito-Palamara-Bruzzaniti e a soggetti vicini alla cosca Iamonte. Secondo l’accusa, avrebbe fatto ricorso al metodo mafioso per intimidire imprenditori e risolvere controversie.

L’attività investigativa avrebbe portato alla luce un’organizzazione dedita allo smaltimento illecito di rifiuti nel settore del movimento terra. Secondo gli inquirenti, in un terreno industriale di Paruzzaro (Novara) sarebbero state interrate illegalmente circa 12 mila tonnellate di rifiuti inerti e oltre 500 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi e idrocarburi policiclici aromatici, sostanze considerate potenzialmente tossiche e cancerogene.

L’organizzazione avrebbe ottenuto un duplice vantaggio economico: lo smaltimento a costi inferiori rispetto ai prezzi di mercato e la successiva rivendita del materiale come inerte da reimpiego, nonostante fosse classificato come rifiuto. Per simulare la regolarità delle operazioni sarebbero stati utilizzati formulari di identificazione dei rifiuti e documenti di trasporto ritenuti falsi. Gli investigatori stimano un risparmio illecito di circa 300 mila euro sui costi di smaltimento e un’evasione dell’ecotassa regionale per altri 350 mila euro.

Le indagini ipotizzano inoltre che alcune società coinvolte fossero formalmente intestate a prestanome ma gestite dal principale indagato, con il successivo trasferimento delle risorse economiche a una holding con sede a Milano e quindi verso una società svizzera.

Tra gli episodi contestati figura anche una presunta estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore novarese, che sarebbe stato costretto a sostenere oneri economici per oltre 1,3 milioni di euro e ad assumere un consulente indicato dagli indagati. Contestata anche un’ipotesi di usura aggravata nei confronti di un ristoratore dell’Aronese, che avrebbe restituito 30 mila euro in sei mesi a fronte di un prestito di 25 mila euro, oltre alla detenzione e al trasporto illegale di armi da fuoco.

Nel corso dell’operazione, alla quale hanno partecipato circa 80 Carabinieri, è stato eseguito anche il sequestro preventivo di quattro società riconducibili agli indagati e del terreno di Paruzzaro utilizzato, secondo l’ipotesi accusatoria, per gli smaltimenti illeciti.

Le accuse dovranno essere vagliate nel prosieguo del procedimento e gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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