- Traffico di droga, sfruttamento della prostituzione, scontri a coltellate e colpi di ascia, violenze sessuali (l’ultima a Milano). L’immigrazione dal Paese africano, negli ultimi anni, è aumentata a dismisura. E ha prodotto un’esplosione di illegalità.
- La paura di Macerata è che Pamela Mastropietro resti senza giustizia. Repubblica agita lo spettro di Luca Traini, ma lo scandalo è lasciare impunito il suo massacro. Innocent Oseghale: «Io l’ho solo fatta a pezzi».
Lo speciale contiene due articoli.
A ben guardare, la grottesca psicosi sul razzismo che da giorni si protrae almeno un merito lo ha avuto. Ha fatto emergere una delle vere emergenze relative all’immigrazione nel nostro Paese. Se un allarme esiste, riguarda i nigeriani. Nel 2012, le persone regolarmente residenti nel nostro Paese con cittadinanza nigeriana erano 48.220, nel 2018 sono diventate 106.069, con un aumento del 19,8% rispetto all’anno precedente. Fino a qualche mese fa, i nigeriani guidavano la classifica dei migranti irregolari sbarcati nel nostro territorio. Nel 2017 ne sono arrivati ben 18.153, quasi il doppio dei guineani, secondi in graduatoria con 9.693 approdi. Nel 2018 le cifre sono leggermente calate, ma parliamo comunque di 1.248 persone su un totale di 18.000 circa. Mentre aumentavano gli ingressi, aumentava anche la criminalità. Attualmente, nelle carceri italiane ci sono 19.737 stranieri, di cui 1.303 nigeriani, ovvero il 6,6% del totale. Tuttavia, questi dati non bastano per rendersi conto dell’ampiezza del fenomeno.
Per farsi un’idea della reale portata della criminalità nigeriana bisogna dare uno sguardo alla cronaca. Giusto ieri, a Milano, i carabinieri hanno fermato un trentunenne nigeriano, clandestino, accusato di violenza sessuale. L’uomo, il 20 luglio scorso, ha aggredito una ragazza di 25 anni nella stazione della metropolitana di Porta Garibaldi. L’ha bloccata e palpeggiata, poi, vedendo altre persone in arrivo, si è allontanato. Ma subito dopo è tornato alla carica, ha molestato di nuovo la giovane e l’avrebbe stuprata se lei non avesse avuto con sé uno spray urticante al peperoncino. Il Corriere della Sera ha ricostruito il passato di questo signore con il vizio delle molestie. Era in Italia dal 2007, ma non ha mai avuto il permesso di soggiorno. Gli avevano negato lo status di profugo, e lui ha fatto ricorso. I suoi precedenti penali occupano ben sei pagine, fra droga, reati contro il patrimonio e violenza sessuale. Nel 2017 era già stato denunciato per un’aggressione a sfondo sessuale (vittima una giovane fashion blogger su un treno della linea Milano-Lecco), eppure era ancora qui, come tanti altri suoi connazionali.
La serie di episodi violenti di cui i nigeriani si sono resi protagonisti è smisurata. Ne citiamo solo alcuni. Martedì, a Battipaglia, è stato arrestato un quarantenne, richiedente asilo, che ha molestato e picchiato due ragazzini. I due, una tredicenne e il cuginetto di 12 anni, stavano passeggiando quando sono stati avvicinati dal nigeriano, che si è spogliato e ha cominciato a palpeggiare la piccola. Il cuginetto è intervenuto per fermare l’aggressione, ma l’uomo l’ha picchiato tanto forte da mandarlo in ospedale.
Nell’orribile elenco dei crimini, purtroppo, dobbiamo ricordare anche lo scempio compiuto da un gruppo di nigeriani sul corpo della povera Pamela Mastropietro. Nei giorni scorsi Innocent Oseghale, richiedente asilo, una delle belve, avrebbe ammesso di avere smembrato il corpo della ragazza. Ha negato di aver partecipato alla violenza sessuale e all’omicidio, ma ha snocciolato particolari spaventosi: «Sono uscito a comprare un sacco per nascondere il corpo», avrebbe detto. «Non ci sono riuscito perché il sacco era piccolo. Ho preso così la decisione di sezionare il corpo. Non l’avevo mai fatto prima. Ho nascosto i resti in due valigie».
Di violenza commessa da nigeriani si è parlato ancora domenica scorsa, a Ferrara. Un africano è stato assalito da tre connazionali, una faida legata allo spaccio di droga. L’uomo è stato picchiato, preso a calci e pugni in un’escalation brutale. Poi, un altro nigeriano ha estratto un’ascia e gli ha aperto la testa come un’anguria, pur senza ammazzarlo. E dire che Ferrara dovrebbe essere una città benestante e tranquilla. La mafia nigeriana, però, si è infiltrata anche lì, come ha dimostrato una inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata in febbraio sull’Espresso. Il crimine organizzato africano gestisce lo spaccio: «Improvvisati postini in bicicletta consegnano in centro le dosi ordinate al telefono su Whatsapp. E la sera si prendono pure il parco giochi dei bambini, dietro il monumentale acquedotto di piazza XXIV Maggio», ha scritto Gatti.
Cose simili accadono in molte città italiane, dove la mafia nigeriana ha piantato le sue radici malsane. Secondo l’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, «la criminalità nigeriana si caratterizza per l’alta specializzazione nei traffici di stupefacenti, nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e nella tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. La presenza di comunità di cittadini nigeriani, tra i quali numerosi irregolari, riguarda buona parte del territorio nazionale, dal nord (Piemonte, Lombardia e Veneto), al centro e sud Italia (in Campania, nell’area domiziana, ed in Sicilia, in particolare a Palermo)».
I metodi con cui operano i criminali africani, ormai, sono noti. «In Italia, così come in altri Paesi, è stata da tempo riscontrata l’operatività delle organizzazioni criminali nigeriane, di matrice “cultista”, tra le quali emergono per il numero dei componenti la “Supreme Eiye Confraternity (Sec)” e la “Black Axe Confraternity”». Alla setta degli Eiye apparteneva Iredia Osakue, padre della campionessa italiana Daisy, processato nel 2007 (e condannato a 5 anni e 4 mesi) per vari reati tra cui associazione mafiosa, detenzione e vendita di cocaina, tentata rapina.
Oltre alla tratta di esseri umani c’è, dicevamo, il traffico di droga. Anche in quel campo i nigeriani non si fanno scrupoli, come dimostra il caso di Mestre. Nel 2017, nell’arco di appena tre mesi, almeno dieci persone sono morte di overdose nei dintorni della città veneta. Secondo i conti del Gazzettino, le vittime sarebbero addirittura sedici. A causare la strage è stata la cosiddetta eroina gialla. Giampiero Frison, direttore del laboratorio di tossicologia forense dell’Ulss 3 Serenissima, parlando con il Gazzettino, la definì «una preparazione da strada». Un tipo di droga che contiene una «percentuale di principio attivo che varia dal 20 al 30%», contro l’1-2% dell’eroina venduta in precedenza. A metà luglio circa 500 agenti hanno perlustrato palmo per palmo il quartiere mestrino dominato da nigeriani. Hanno scoperto una rete incredibilmente organizzata di spacciatori, appartenenti alla sette degli Eiye. In poco tempo, con botte e massacri, costoro hanno fatto fuori i concorrenti nordafricani. Poi hanno cominciato a diffondere l’eroina assassina che, come scrivono gli inquirenti, veniva «offerta agli assuntori a un prezzo basso, a fronte di dosi aventi quantitativi doppi o anche tripli rispetto a quelli normalmente presenti sul mercato».
Potremmo continuare a lungo il racconto dei crimini della mafia nigeriana, ormai diffusa capillarmente nel nostro Paese. A Castel Volturno, in provincia di Caserta, esiste addirittura una sorta di enclave. Lo ha spiegato alla Verità il sindaco (di sinistra) Dimitri Russo: «In Africa viene detto loro di venire qui. Intanto perché, soprattutto i nigeriani, trovano già una comunità che li accoglie. E poi perché è facile trovare un posto dove stare. Entrano in queste case, si allacciano abusivamente alla rete elettrica e nessuno dice nulla. Abbiamo tantissimi viali privati in cui la polizia non può entrare, perché sono chiusi. Loro sanno già che possono venire dall’Africa e fare quello che vogliono. Abbiamo persone che sono qui da vent’anni, e che hanno già accumulato 12 o 13 fogli di via».
Persino il presidente della Repubblica federale di Nigeria, Muhammadu Buhari, in un’intervista al quotidiano britannico Telegraph di qualche tempo fa dichiarò che i suoi connazionali «hanno reso difficile farsi accettare dagli europei e dagli americani, a causa del numero di nigeriani detenuti in carcere in tutto il mondo accusati di traffico di droga o di traffico di esseri umani. Non penso che i nigeriani abbiano qualcuno da incolpare: possono rimanere a casa loro, dove possono rendersi utili per ricostruire il Paese». Già, possono rimanere a casa loro. Noi, invece, abbiamo continuato a farli entrare.
Francesco Borgonovo
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