«Il primo sovranista (europeo) sono io»
L’ex premier Silvio Berlusconi avverte i gialloblù: «Sostenere Forza Italia significa dare un cartellino rosso a questa maggioranza anomala» E a Matteo Salvini manda a dire: «Se non abbandona subito i grillini, saranno i suoi elettori ad abbandonarlo. Ma lui lo sa bene…».

Presidente Berlusconi, siamo quasi alla fine di una delle campagne elettorali più convulse degli ultimi anni. Più volte ha dichiarato che il Movimento 5 stelle possiede al suo interno venature autoritarie. Teme per la tenuta democratica del Paese?

«Vede, i 5 stelle sono gli eredi della peggiore sinistra del Novecento. Quando sono sceso in campo nel 1994 avevamo di fronte un partito post comunista, alleato delle Procure, pericoloso per la democrazia, disastroso l’economia del Paese. Però era almeno un partito fatto di persone esperte e preparate. I 5 stelle hanno gli stessi difetti ideologici del vecchio Pci, e per di più sono del tutto incompetenti e inesperti. Una miscela pericolosissima, che oggi è al governo del Paese, con forti tentazioni autoritarie. Consideri per esempio la modifica costituzionale sulla cosiddetta democrazia diretta: indebolisce il ruolo del Parlamento per consentire a minoranze organizzate di imporre la propria volontà. Guardi le norme sulla giustizia, costruite per consentire a un magistrato amico di distruggere gli avversari politici».

Nello scontro quotidiano tra alleati di governo, la Lega di Matteo Salvini è uscita sconfitta, arrendendosi al programma di Luigi Di Maio?

«Mi pare evidente che la Lega ha barattato le mani libere – relativamente libere – sul tema immigrazione con l’appalto ai grillini della politica sull’economica, sulla giustizia, sulle infrastrutture. In tutte queste materie, si sta facendo il contrario di quello che era nei programmi della Lega, che poi erano in comune con noi. Le tasse aumentano, la burocrazia peggiora, i posti di lavoro diminuiscono, le grandi opere sono bloccate. E cosa ne è stato dei referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto? Il processo di autonomia è bloccato per il veto dei 5 Stelle, che la Lega subisce senza reagire».

Intanto i 5 stelle paragonano le recenti inchieste giudiziarie a una nuova Tangentopoli.

«Il paragone mi sembra forzato: si tratta di piccole vicende che riguardano pochi amministratori locali. Però i veleni del giustizialismo, e la tentazione di usare l’arma giudiziaria per distruggere gli avversari politici è nel Dna dei grillini e naturalmente emerge anche questa volta. Ne sono vittime anche i loro stessi alleati della Lega».

Dopo il 26 maggio, quanto prevede che possa andare avanti questo governo?

«Mi sembra evidente che siamo ai titoli di coda, ma saranno gli elettori, votando Forza Italia, a dare il definitivo cartellino rosso ad una maggioranza che ha fatto dell’Italia il fanalino di coda dell’Europa. Io credo che la strada maestra sia tornare alle urne in tempi brevi perché gli italiani possano scegliere liberamente da chi essere governati, e sono assolutamente certo che il centrodestra vincerà con ampio margine».

Cosa intendeva dire dichiarando: «Abbiamo quasi recuperato Salvini?». Il leader della Lega è pronto a riunirsi al centrodestra?

«Salvini è un politico lucido e responsabile, sa benissimo che se non abbandona subito questa maggioranza anomala, saranno i suoi elettori ad abbandonare lui. Credo che i tempi siano maturi perché questo avvenga».

Quale potrebbe essere il primo punto del programma di un centrodestra di nuovo compatto?

«La diminuzione della pressione fiscale con l’introduzione della flax tax che ha dato risultati eccezionali in tutti i Paesi dove è stata introdotta. E poi la creazione di posti di lavoro veri, da ottenere eliminando tasse e contributi a carico delle aziende che assumono, e coprendone i costi con i fondi europei, dall’altro dando il via ai cantieri delle opere pubbliche e eliminando le autorizzazioni preventive oggi necessarie per potenziare iniziare i lavori di costruzione. È previsto anche l’innalzamento delle pensioni minime a mille euro per i pensionati e anche per le casalinghe, per le nostre mamme».

Intanto sale la preoccupazione per la prossima manovra economica all’orizzonte. Pensa che il governo possa scongiurare gli aumenti Iva?

«Se le cose non cambiano, e si vuole evitare la bancarotta, dovranno coprire di tasse gli italiani, o con l’aumento dell’Iva, che costerà 500 euro l’anno in media ad ogni famiglia, e provocherà una riduzione del Prodotto interno lordo perché le famiglie consumeranno di meno, oppure con una tassa patrimoniale sulle nostre case o sui nostri risparmi. Tutto questo per coprire i costi di provvedimenti inutili come il reddito di cittadinanza».

Lo spread è tornato a impennarsi, dopo la dichiarazione di Salvini sulla necessità di superare la soglia del 3% deficit Pil. È l’unico modo per rilanciare l’economia?

«No, l’economia si fa ripartire tagliando gli sprechi e abbassando le tasse. Sarebbe meglio evitare di superare il 3%, e se torneremo al governo faremo di tutto per evitarlo. Tuttavia anche l’Europa sa benissimo che un conto è superare il 3% per un grande piano di opere pubbliche e di infrastrutture, creando molti posti di lavoro, dando ossigeno alle imprese, creando le condizioni per la competitività dell’Italia, altra cosa è superarlo per finanziare sprechi e spese demagogiche, come sta facendo l’attuale governo».

Però oggi la flat tax, con i vincoli che abbiamo, sembra un miraggio.

«Quella di cui discutono Di Maio e Salvini non è una vera flat tax. Quella le realizzeremo noi. Flat tax significa “tassa piatta”, cioè uguale per tutti, singoli, famiglie e imprese, al livello più basso possibile. Voglio ripeterlo: in tutti i Paesi del mondo, dove è stata applicata con risultati straordinari, funziona così».

È giusto chiudere i porti per contrastare l’immigrazione illegale?

«Voglio prima di tutto ricordare che il nostro governo – l’ultimo governo scelto davvero dagli italiani con il voto – nel 2010 aveva azzerato gli sbarchi senza creare casi clamorosi anche dal punto di vista umanitario. Oggi chiudere i porti non è sbagliato, ma non risolve il problema. Il vero dramma sono i 600.000 irregolari che stanno in Italia, vivono ai margini della legge, e sono un pericolo per tutti. Non è colpa di Salvini se sono qui, ma è responsabilità di Salvini rimpatriarli. In un anno – secondo il Viminale – ne sono stati rimpatriati 5000, di questo passo ci vorrebbe più di un secolo».

E come la risolviamo?

«Per risolvere il problema è necessaria l’Europa, occorre concludere accordi con i Paesi di provenienza, e offrire a queste persone una speranza di vita nei loro Paesi. Ma il governo sovranista ha isolato il nostro Paese in Europa».

Che ne pensa della polemica tra le gerarchie cattoliche e Salvini dopo l’esibizione del rosario alla manifestazione leghista di piazza Duomo?

«Sono profondamente cattolico, ma proprio per questo convinto che sia poco rispettoso usare il rosario per fare propaganda politica. E ancora meno rispettoso fischiare il Papa in piazza».

Il governatore ligure Giovanni Toti ha fatto il suo nome per il Quirinale. Lusingato da questa proposta?

«Un pensiero gentile, ma il capo dello Stato dev’essere un arbitro e un garante. Io invece anche nel calcio non ho mai fatto l’arbitro, ma piuttosto il presidente di una squadra vincente».

Nei giorni scorsi ha speso il nome di Mario Draghi per il futuro del Paese. In quale ruolo?

«Qualunque persona di buon senso sa che un economista della competenza e del prestigio di Mario Draghi sarebbe utile in qualsiasi ruolo in una squadra di governo di centrodestra, non certo un governo tecnico, naturalmente. Sono orgoglioso di essere stato io a farlo nominare alla guida della Banca centrale europea, ed oggi tutti riconoscono che la sua presenza alla Bce è stata fondamentale per far uscire l’Italia dalla crisi che nello scorso decennio ha investito tutto l’Occidente».

Qual è la soglia-obiettivo che si pone Forza Italia alle prossime elezioni?

«Nessuna soglia, gli obbiettivi esistono solo per superarli. Non mi sono mai accontentato di un obbiettivo in vita mia, e di solito i fatti mi hanno dato ragione».

Lei ha ventilato un accordo europeo tra popolari e sovranisti. Su quali basi?

«Se essere sovranisti significa difendere la nostra identità, la nostra tradizione, il nostro stile di vita, basato sulle radici cristiane e i principi liberali, allora il primo sovranista sono io. Ma questa identità nessun Paese europeo è abbastanza forte per difenderla da solo, nessun Paese europeo, tantomeno l’Italia, è in grado da solo di tutelare i propri interessi in un mondo globalizzato. La spinta migratoria di più di un miliardo di africani in condizioni di povertà, l’estremismo e l’integralismo islamico, l’espansionismo economico e politico di un colosso come la Cina, che è ancora comunista, sono sfide che l’Italia da sola potrebbe fronteggiare? Ovviamente no. Un nuovo sovranismo europeo potrebbe legare popolari, liberali, conservatori e gli stessi sovranisti. È l’obbiettivo per il quale ho deciso di andare in Europa, ed è per questo che chiedo agli elettori di darmi più forza, scrivendo il nome Berlusconi sulla scheda elettorale a fianco del simbolo di Forza Italia».

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