Piano della Merkel da 130 miliardi: soldi in tasca ai cittadini e giù le tasse
  • Seconda ondata di aiuti dopo marzo: Iva abbassata del 3% per sei mesi, 300 euro alle famiglie per ogni figlio, 25 miliardi alle imprese e 50 di investimenti. Invece di aspettare il via libera di Bruxelles, Berlino decide per sé.
  • In Italia Irap sospesa, ma scadono l’Iva, l’Ires, l’Irpef e i tributi locali: conto da 29 miliardi. Unimpresa: «Mossa ben studiata. Tanti non potranno pagare e ci saranno sanzioni».

Lo speciale contiene due articoli.

C’è chi fa da sé, come la Germania, che ha appena raggiunto un accordo, in seno alla sua grande coalizione, per un secondo mega pacchetto di stimolo all’economia che «cuba» complessivamente 130 ulteriori miliardi di euro tra il 2020 e il 2021.

È bene fare un passo indietro per ricordare come mai abbiamo scritto «secondo mega pacchetto» e «130 ulteriori miliardi». Già a marzo, infatti, Berlino si era mossa in modo letteralmente impressionante, con due leggi che avevano determinato un intervento addirittura da 1.100 miliardi. La sola manovra aggiuntiva resa necessaria dall’emergenza aveva infatti autorizzato il governo federale a ricorrere all’indebitamento netto per 156 miliardi di euro (cioè il 4,5% del Pil): il che, sommato alla legge di bilancio già approvata, aveva fatto aumentare le uscite del governo federale fino a circa 485 miliardi di euro.

In quel primo blocco di interventi, solo sul versante medico erano previsti 58,5 miliardi in più per il sistema sanitario, altri 3,5 solo per i materiali di protezione per il personale sanitario, e altri 55 miliardi da usare liberamente. Avete letto bene: 117 miliardi solo di incremento di spesa sanitaria. E poi una raffica di misure per i lavoratori, a partire dall’ampliamento dell’accesso agli ammortizzatori sociali. Quanto agli autonomi e alle piccole imprese fino a dieci dipendenti, erano previsti 50 miliardi di sovvenzioni. Quanto infine al capitolo delle garanzie, tra la Kfw (l’equivalente della Cassa depositi e prestiti, ma con tutt’altra regolamentazione giuridica) e un nuovo Fondo per la stabilizzazione economica, l’ombrello delle garanzie aveva una dotazione complessiva di 822 miliardi. A seguire, una serie di altre misure ricomprese in un ventaglio amplissimo: ancora liquidità per le imprese, assegni per l’infanzia, allentamento della disciplina pensionistica nel settore agricolo consentendo il cumulo tra trattamento previdenziale e reddito da lavoro. Insomma, una gigantesca protezione nell’immediato e insieme una fortissima spinta per ripartire.

Su questa base già enorme, è arrivata la seconda tranche di interventi, approvata questa settimana dopo 21 ore di negoziato tra i leader della Cdu Annegret Kramp-Karrenbauer, della Csu Markus Soeder, e i due co leader della Spd Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, ovviamente con la mediazione della cancelliera Angela Merkel e del ministro delle Finanze Olaf Scholz. Secondo la tradizione, i documenti di intesa programmatica della grande coalizione sono molto complessi (stavolta investono 57 tipi di interventi), ma i punti essenziali sono tre.

Primo, la parte fiscale. Per stimolare i consumi, l’Iva scenderà per un semestre (tra luglio e dicembre) dal 19% al 16%, e l’aliquota più bassa (quella che riguarda essenzialmente i prodotti alimentari) sarà tagliata dal 7% al 5%: solo questa operazione vale 20 miliardi. E il senso economico è chiarissimo: per evidenti ragioni, la ripresa non verrà certo dall’export, e dunque occorre un poderoso incoraggiamento fiscale ai consumi interni. Secondo, il sostegno alle famiglie, con un sussidio una tantum di 300 euro a bimbo (che può salire a 600 in circostanze particolari). Terzo, ben 50 miliardi di cosiddetti «investimenti nel futuro»: economia sostenibile, misure per la digitalizzazione, mobilità, punti di ricarica per le auto elettriche, e così via. In questo quadro, la discussione più forte è stata proprio quella sul settore automobilistico, che ha infine portato a incentivi all’acquisto di nuove vetture addirittura raddoppiati per le auto elettriche, e invece esclusi per quelle a benzina o diesel (comunque a loro volta incentivate attraverso il taglio Iva). Su questo punto, cioè sul connotato prevalentemente «verde» dell’incentivo auto, ha avuto partita vinta la Spd, che però ha dovuto cedere a Cdu-Csu su un altro versante: gli aiuti ai Comuni non porteranno a far ricadere i loro debiti né sul governo federale né su quelli regionali (i Lander). Altri interventi riguardano il sostegno alle ferrovie e al trasporto pubblico locale, ai Comuni (ma non per i debiti precedenti), il taglio del costo dell’energia per famiglie e imprese, e fino a 25 miliardi di aiuti per i settori industriali particolarmente colpiti dalla crisi (il target sono soprattutto le piccole e medie imprese, con una speciale attenzione al comparto turistico).

L’obiettivo auspicato è quello della migliore ripresa possibile, quella cosiddetta «a V», e cioè con una veloce discesa (quella dei mesi scorsi) immediatamente seguita da una altrettanto rapida risalita. Conclusivamente, si possono fare tre osservazioni. La prima ha a che fare con la mole degli interventi, quantitativamente impressionante. La seconda ha a che fare con la tempestività: Berlino è stata rapida sia quando, in tempi di lockdown, l’esigenza era quella di aprire immediatamente un ampio ombrello per proteggere i lavoratori (dipendenti e autonomi), sia ora che si tratta di mettere carburante nel motore della ripartenza. La terza ha a che fare con il rapporto con l’Ue: Berlino non ha atteso Bruxelles, non ha chiesto né permessi né autorizzazioni, ma ha una volta di più certificato la sua sovrana autonomia.


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