Per accedere al Mes bisogna dichiararsi sull’orlo del baratro
  • Mettere nero su bianco che il Paese è a «rischio finanziario» è l’unico modo per ricorrere al fondo. Altro che condizioni nulle.
  • Il Parlamento, con il voto di M5s, Pd e Fi, approva una risoluzione sullo strumento. Ma sono soldi già nostri ridati in prestito, e senza la libertà di essere usati per ciò che serve.

Lo speciale contiene due articoli.

Non smetteremo mai di essere grati alla burocrazia dell’Ue: la necessità di far circolare una massa enorme di documenti in così tanti Paesi ogni tanto lascia in giro qualche traccia che forse sarebbe stato meglio nascondere. Ci riferiamo al modulo per la richiesta dell’assistenza finanziaria al Mes, apparso sul sito ufficiale del Parlamento finlandese (il file è stato creato il 4 maggio). In esso si materializzano i peggiori timori sul fatto che sia ormai tutto pronto per una storica umiliazione dell’Italia. Neanche nei giorni più bui della storia della nostra Repubblica avremmo mai potuto immaginare che il nostro ministro dell’Economia avesse anche solo valutato di firmare una richiesta come quella qui riprodotta.

Infatti, la domanda di assistenza finanziaria si rifà necessariamente alle motivazioni che, da Statuto, giustificano l’intervento del Mes: l’esistenza di un rischio per la stabilità finanziaria del nostro Paese («given the risk to the financial stability of…», si legge nello strappo qui a fianco).

Si deve in pratica dichiarare di essere in fin di vita per accedere alla sala di rianimazione e, col paziente in buone condizioni, si rischia di causare proprio la malattia dal quale si vorrebbe guarirlo. Ove mai il ministro Roberto Gualtieri decidesse di firmare quella richiesta (si spera senza bypassare ancora l’Aula), metterebbe nero su bianco che l’Italia è un Paese «il cui regolare accesso al finanziamento sul mercato risulti o rischi di essere compromesso», così come recita il «considerando» 13 del relativo Trattato.

Non è difficile capire, di fronte a una simile ammissione, cosa potrebbero pensarne gli investitori. Si rischia una delle più classiche profezie autoavveranti, evento peraltro abbastanza frequente sui mercati. Ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2022 per presentare tale richiesta, dalla cui data decorrerà un anno per utilizzare i fondi disponibili. La bozza specifica inoltre l’obbligo di uso «esclusivo» di tali somme per finanziare costi diretti e indiretti connessi a cura, prevenzione e assistenza sanitaria sostenuti per la crisi da Covid-19. Rinforzare gli organici ridotti all’osso o costruire nuovi ospedali potrebbe rimanere un sogno, stante lo specifico nesso causale che si dovrà dimostrare. Per non parlare di chi sognava – con errore anzitutto economico – di finanziare l’abolizione dell’Irap.

Le avvisaglie c’erano già state giovedì, quando il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, parlando al Bundestag aveva dichiarato che riteneva probabile che Italia, Spagna, Portogallo e Grecia richiedessero il Mes. La chiusura del cerchio è avvenuta ieri pomeriggio, con la delibera del Consiglio dei governatori del Mes. È stata infatti approvata la linea di credito Pcs (Pandemic crisis support), basata sulla linea di credito a condizioni rafforzate (Eccl).

La settimana scorsa, per portarsi avanti con il lavoro, la Commissione Ue aveva già presentato l’analisi della sostenibilità del debito degli Stati membri e la valutazione dell’esistenza di un rischio per la stabilità finanziaria dell’eurozona, che sono condizioni essenziali per la concessione del prestito. E che però devono essere verificate solo dopo la domanda dello Stato membro. Stavolta hanno fatto tutto prima, in modo da consentire al Consiglio dei governatori e al consiglio di amministrazione del Mes di adottare i due documenti fondamentali per accedere al prestito: il protocollo d’intesa e il dispositivo di assistenza finanziaria.

Il primo sarà firmato dalla Commissione, per conto del Mes, e dallo Stato richiedente; il secondo, contiene tutte le condizioni finanziarie della linea di credito. Il comunicato ribadisce che il Mes erogherà i fondi a rate (almeno 7 mesi) perché deve, nel frattempo, finanziarsi sul mercato dove non può irrompere all’improvviso con ingenti emissioni.

Quelle previste per il 2020 (11 miliardi) restano confermate, e saranno eventualmente aumentate solo qualora ci fossero effettive richieste di prestiti da parte degli Stati. Insomma, per essere un reparto di rianimazione non sembrano essere proprio così attrezzati.

Il Mes stesso si affretta poi a precisare che «secondo la Commissione» non ci sarà la sorveglianza rafforzata prevista dal Trattato fino all’erogazione del prestito ma, e qui sta il cavallo di Troia, sarà normalmente approntato il sistema di allerta per la verifica della capacità del debitore di ripagare le rate. Il malcapitato Paese richiedente sarà sotto le missioni semestrali di monitoraggio fino al 2030. Lo strumento ideale, agli occhi di Bruxelles, Berlino e Francoforte, per far rientrare finalmente il nostro debito/Pil.

Il dispositivo di assistenza finanziaria rivela un’altra trappola per il nostro Paese. Infatti il tasso d’interesse applicato al debitore è dato da un tasso base («base rate») a cui si somma un margine (0,105% punti base annui e commissione di servizio di 0,25%). Oggi questo tasso per le operazioni in essere è pari a 0,76%: altro che zero. E Regling ha specificato che, al momento, il tasso base sarà quello della massa («pool») dei fondi già raccolti. Tuttavia, esso potrà variare negli anni in relazione alla loro politica di raccolta. Si sottoporrebbe quindi il nostro Paese a un rischio tasso su un orizzonte temporale lungo. Non sembra una grande idea in un momento di tassi molto bassi. Chissà come Gualtieri potrà giustificare la convenienza di questo finanziamento a tasso sostanzialmente variabile, rispetto a un Bot a 12 mesi, comprato a piene mani dal mercato o a un Btp decennale a tasso fisso senza privilegio per il creditore.

La Ue aveva fretta di dimostrare che nella sua cassetta degli attrezzi ci fosse comunque qualcosa di utile per fronteggiare la crisi, stante l’inconsistenza o la lentezza degli altri strumenti, ma, purtroppo per noi, aveva disponibile solo un micidiale coltello a serramanico.


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