L’inflazione e le mosse della Bce stanno favorendo un rialzo dei tassi di interesse. E i titoli governativi italiani ne pagano le conseguenze (-6% nell’ultimo anno). Mentre quelli di Cina, Stati Uniti e India sono un’eccezione.

Per i governi di tutto il mondo la gestione del debito e della finanza pubblica non è mai stata così complicata come in questo momento perché, dopo la pandemia che ha provocato un incremento fortissimo della spesa pubblica, un abbassamento dei tassi d’interesse e un ricorso massiccio a manovre di immissione di liquidità, è emerso un nuovo mostro da domare: l’inflazione.

L’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti di febbraio è aumentato del 7,9% anno su anno, il tasso più alto dal 1982. L’indice principale, esclusa la volatilità dei prezzi alimentari ed energetici, è salito del 6,4%, più di tre volte l’obiettivo del 2% della Federal reserve.

La scorsa settimana, la Banca centrale europea ha annunciato che chiuderà il suo programma di acquisto di obbligazioni più rapidamente di quanto precedentemente pianificato, ponendo le basi per aumenti dei tassi. Anche in Europa l’inflazione sta mordendo il freno e l’invasione della Russia in Ucraina ha peggiorato il quadro poiché il prezzo di molte materie prime è ulteriormente volato (petrolio, gas, alimentari) e questo «rischia concretamente di mettere in crisi interi settori produttivi se la situazione dovesse perdurare per alcune settimane o aggravarsi», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di SoldiExpert Scf.

Il rialzo dei tassi è nemico degli investitori in obbligazioni e sul mercato obbligazionario le aspettative con un tasso d’inflazione così elevato sono che i tassi di interesse aumenteranno comunque per tutto il 2022.

Basti ricordare che i rendimenti obbligazionari aumentano quando i prezzi scendono e l’andamento da inizio anno fotografa un percorso negativo importante per i titoli governativi mondiali con alcune eccezioni come la Cina (dove l’inflazione non è comunque salita come in Giappone e i rendimenti reali sono comunque più elevati) e gli Stati Uniti. Dallo Zio Sam si sono comportate molto bene le obbligazioni governative agganciate all’inflazione (Tips) e si sono salvate quelle sulle scadenze più brevi.

I titoli governativi italiani come i Btp, invece, stanno soffrendo (quasi -6% nell’ultimo anno) perché un aumento dei tassi d’interesse non è certo favorevole per uno dei Paesi con il più alto debito pubblico al mondo e perché il rendimento offerto dai titoli italiani (meno del 2% lordo sui titoli decennali) resta comunque negativo se l’inflazione dovesse stabilizzarsi sopra il 2%.

Con questi chiari di luna, quindi, è lecito attendersi rendimenti non troppo soddisfacenti per gli amanti del reddito fisso. Non stupisce, dunque, che per trovare un po’ di rendimento sia quasi obbligatorio pensare anche ai mercati emergenti come Cina o India.

Così, a tre anni, l’Xtrackers China government bond Etf mette a segno una crescita del 20%, con un +17% a un anno e un +47% da inizio 2022. Bene anche i mercati americani con l’iShares tios ucits Etf che in 36 mesi è cresciuto del 29,8%, del 18,4% in 12 mesi e del 3,9% da inizio anno.

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