• I farmaci salvano e proteggono dai sintomi gravi, ma non bloccano la circolazione del virus. Per convincere i dubbiosi però si ripete il contrario. E l’Iss conta come non immunizzato anche chi ha già avuto una dose.
  • Guido Rasi, consigliere di Figliuolo, invita i genitori a far vaccinare i figli e auspica l’inoculazione anche per i minori di 12 anni. I vantaggi per i giovani si scontrano però con i casi avversi. E infatti Oms, Berlino e Londra frenano.

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Il vaccino come unico mezzo per sconfiggere il virus e «per il bene degli altri». Con questi slogan ci stanno assordando, a reti unificate, incuranti delle contraddizioni che vanificano proclami allarmistici e non convincono scettici e indecisi. L’ultimo esempio arriva dalle tabelle del più recente report dell’Istituto superiore di sanità, che dovrebbero misurare l’impatto del farmaco sulla popolazione, differenziandola in vaccinati con ciclo incompleto, con due dosi e non vaccinati. La Verità ne ha già scritto più volte, far conoscere i benefici dell’essere immunizzati, assieme a dati attendibili della farmacovigilanza sulle reazioni avverse fino a oggi riscontrate, sarebbe l’unica operazione seria che governo e autorità sanitarie possono concordare per realizzare una campagna di sensibilizzazione. Altrimenti è terrorismo sociale, facendo leva sulla salute.

Nell’ultimo documento dell’Iss leggiamo che l’efficacia complessiva della vaccinazione «è superiore al 70% nel prevenire l’infezione in vaccinati con ciclo incompleto» e «superiore all’88% per i vaccinati con ciclo completo». Nel prevenire l’ospedalizzazione arriva «all’80,8% con ciclo incompleto» e «al 94,6% con ciclo completo», scongiura i ricoveri in terapia intensiva rispettivamente all’88,1% e al 97,3%. Per quanto riguarda i decessi, con una sola dose sarebbero evitati nel 79% dei casi, con ciclo completo al 95,8% anche se l’lss spiega che non sono tenute in considerazione le «comorbidità», le patologie di cui i pazienti potevano soffrire e che possono avere aggravato il rischio, in caso di contagio da Covid. Questione non di poco conto, da chiarire.

Vogliamo considerare un po’ di numeri? Dal 21 giugno al 4 luglio, i positivi non vaccinati sono stati 8.047, quelli vaccinati con una dose sola 1.760, quelli con ciclo completo 790. Le ospedalizzazioni, sempre nello stesso ordine, furono 772, 89 e 80, mentre i dati relativi ai ricoveri in terapia intensiva passarono da 80 a 10, per diventare solo 4 tra coloro che hanno ricevuto le due dosi. Un vantaggio grande e progressivo con il progredire delle vaccinazioni, allora il farmaco funziona? Purtroppo i calcoli dell’Iss sono gravati da un errore sistematico (bias) dichiarato dallo stesso Istituto, che include tra i «non vaccinati» anche i cittadini che hanno ricevuto la prima dose «o mono dose entro 14 giorni dalla diagnosi stessa, ovvero prima del tempo necessario a sviluppare una risposta immunitaria completa al vaccino», e tra i «vaccinati con ciclo incompleto» anche i vaccinati con la seconda dose eseguita nelle due settimane riferite.

Quindi non sono dati precisi. Non solo, proprio negli otto giorni o poco più successivi all’inoculazione è stato documentato da molte fonti e in molti Paesi un forte aumento dei casi di Covid-19. «L’incidenza giornaliera dei casi è circa raddoppiata dopo la vaccinazione fino circa all’ottavo giorno successivo», riportava a marzo il British medical journal (Bmj), una delle riviste di medicina generale più prestigiose, così pure lo segnalava nello stesso mese uno studio di coorte su 331.000 sanitari danesi. Sempre su Bmj, la patologa Clare Craig adombra anche una spiegazione legata alla transitoria caduta post vaccinale delle difese immunitarie di linfociti e granulociti neutrofili, riferite negli studi randomizzati sia con vaccini basati su mRna, sia con vaccino a vettore virale.

«Sarà opportuno prendere in considerazione, per verificarle, le analisi dell’Iss quando avranno scorporato dai non vaccinati i soggetti che hanno ricevuto la prima dose nelle due settimane riferite allo studio, che sarebbero circa il 13,5% del totale», osserva Marco Alessandria, Phd ovvero dottore di ricerca in medicina e terapia sperimentale, mentre «coloro che ne hanno già fatte due entro i 14 giorni sarebbero circa il 31% del totale».

Se consideriamo che gli over 60 con almeno una dose sono l’87,8% e dal 28 giugno all’11 luglio solo l’11 per cento dei nuovi contagi ha riguardato persone in questa fascia di età, non si può negare che il vaccino ha evitato molti ricoveri e decessi. Anche le vaccinazioni di cittadini tra i 12 e i 39 anni, con una letalità da Covid praticamente inesistente, ci dicono che l’8,1% ha ricevuto una dose, il 3,4% ha completato il ciclo. Il vaccino starebbe proteggendo chi si è fatto la punturina, ma non blocca la circolazione del virus. Da mesi i virologi lo stanno dicendo, loro malgrado, ma assieme ai nostri politici vorrebbero vaccinare tutti, sostenendo che lo si deve fare per dovere civico. Invece se c’è un interesse, è solo per chi vuole sentirsi sicuro con un siero anti Covid. Altro che No vax che costituirebbero «un grosso problema per la salute pubblica e un ostacolo serio sul piano della stabilizzazione della situazione sanitaria», come dichiarava ieri La Stampa.

Il virus continua a circolare comunque, come è accaduto sull’ammiraglia della Royal Navy, la Hms Queen Elizabeth, nave da guerra da 3 miliardi di sterline partita dalla base navale di Portsmouth a maggio. A bordo ci sono 3.700 persone, tutte vaccinate con entrambe le dosi, è diretta in Giappone dove arriverà al termine di 28 settimane di navigazione eppure tra l’equipaggio sono stati registrati un centinaio di positivi al coronavirus. Un focolaio circoscritto, assicurano dal ministero della Difesa britannico, ma ciò non toglie che il virus ha potuto circolare pur tra marinai completamente immunizzati e che non hanno avuto occasioni di contagiarsi in losche taverne perché la portaerei non fa crociera toccando i vari porti.

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