Un’altra tegola rischia di abbattersi sui proprietari di casa. Mentre si avvicina la scadenza fissata al 2030 per le ristrutturazioni green previste dalle norme europee nel piano della transizione ecologica, ha ripreso corpo il tema delle polizze catastrofali non solo per le aziende, per le quali sono già obbligatorie, ma anche per le abitazioni.
Se ne è parlato all’assemblea dell’Ania, l’associazione delle compagnie assicurative. La legge 213/2023, entrata da poco nella fase di applicazione, obbliga le imprese ma non i privati. Ma l’Italia ha una delle penetrazioni assicurative più basse d’Europa per i rischi delle abitazioni contro terremoti e alluvioni e, a fronte di queste catastrofi, lo Stato si trova a dover gestire richieste di indennizzo spesso miliardarie. Nel nostro Paese le abitazioni assicurate contro terremoti e alluvioni sono il 5% del totale, in Europa il 20%. E così il timore è che sulla spinta europea l’obbligo possa gradualmente essere esteso anche alle case private, con un ulteriore onere per i proprietari, anche se parzialmente bilanciati da possibili meccanismi incentivanti o detrazioni fiscali, come è nel caso delle imprese.
In collegamento con l’assemblea di Ania, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha detto che sulle catastrofi naturali «si è partiti dalle imprese, ma progressivamente bisogna diffondere l’importanza della protezione anche alle famiglie. Se necessario, il governo è pronto ad accompagnare il mercato in questo processo, anche attraverso il sistema di riassicurazione di Sace». In sostanza, si intravvede una coincidenza di interessi tra lo Stato (che non dovrebbe più farsi carico di indennizzi e ristori) e le compagnie assicurative, che vedrebbero progressivamente aprirsi un nuovo, importante mercato. E, d’altra parte, il presidente di Ania, Giovanni Liverani, è stato molto esplicito. «Bisogna estendere al più presto l’obbligatorietà di copertura alle abitazioni private, quantomeno a quelle che hanno usufruito negli ultimi anni dei generosi e pesanti incentivi fiscali o contributi per le diverse forme di ristrutturazione edilizia».
E, sempre alla stessa assemblea, il ministro del made in Italy, Adolfo Urso ha ricordato quanto sia stato utile aver reso obbligatoria l’assicurazione contro gli eventi catastrofali, in quanto «ci ha consentito di rimettere in sicurezza il sistema economico produttivo del Paese». Un analogo intervento è già stato fatto per alcune realtà del patrimonio abitativo, «rendendo obbligatorio, a chi ha utilizzato il sisma bonus, di assicurare l’abitazione, l’edificio per cui lo Stato gli ha dato queste risorse». Urso ha sottolineato come «si debba arrivare a mettere in sicurezza anche il patrimonio abitativo da eventi catastrofali, prima non preventivabili». E ha sollecitato l’Ivass, l’organismo che vigila sulle assicurazioni, a rendere operativo il prima possibile il nuovo preventivatore sulle polizze, utile alle imprese. L’obiettivo, ha detto il presidente dell’Ivass, Paolo Angelini, è quello di metterlo in campo entro la fine dell’anno, ma serve la collaborazione di tutti, a partire dalle imprese di assicurazione.
Se le polizze catastrofali sono una minaccia che aleggia ma che ancora non si è materializzata, assai più concreta e inquietante è la direttiva europea 1275 del 2024, che stabilisce obiettivi vincolanti di efficienza energetica per tutti gli edifici. Con il traguardodi avere zero emissioni di CO2 nel 2050, la direttiva europea stabilisce un cronoprogramma pesante e impegnativo per i proprietari di case. Infatti, entro il 2030, si prevede una riduzione media dei consumi energetici del settore residenziale del 16% e un’ulteriore riduzione dei consumi del 20-22% entro il 2035. Analogamente, per gli edifici non residenziali, c’è l’obbligo di una riqualificazione del 16% al 2030 e di un 26% entro il 2035. Il tutto, è ovvio, si traduce in pesanti investimenti a carico dei proprietari degli immobili. Naturalmente da bilancio dell’Unione non un euro per chi dovrà farsi carico di questi oneri.
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