La Lombardia s’inventa le vax night. Quarta dose anche ai dodicenni
La Regione apre gli hub fino a tardi per antinfluenzale e secondo booster, dai 12 anni. Guido Bertolaso si giustifica: «Lo faremo ancora, il ministero raccomanda le vaccinazioni». Ma il richiamo è consigliato solo ai fragili.

Vax night. Ci risiamo. Come se nulla fosse, come se non esistesse ormai una solida letteratura scientifica che documenta i rischi, senza alcun beneficio, del cosiddetto vaccino anti Covid per bambini, adolescenti e giovani adulti; come se moltitudini di persone danneggiate dai sieri, anche assai gravemente, non esistessero; come se non fosse vero che alcuni tra i Paesi più evoluti al mondo (vedi Danimarca, Svezia e Florida) abbiano addirittura sospeso la somministrazione di dosi di richiamo non solo a bambini e adolescenti ma anche ai giovani adulti, la Regione Lombardia, imperterrita, promuove di nuovo l’inoculazione di massa a occhi chiusi per chi di questo farmaco, ancora in fase sperimentale, non ha bisogno. Apponendo il suo logo a una scintillante locandina che somiglia a un flyer di una notte in discoteca, infatti, la stessa Regione che nel 2020 vietò, sostanzialmente, ai medici di base di visitare i malati di Covid, allineandosi ai diktat di Speranza e lasciandoli aggravarsi, in totale abbandono, con la famosa «vigile attesa e tachipirina», oggi di nuovo spinge, senza applicare alcun principio di precauzione, i nostri figli a inocularsi per la quarta volta.

La locandina in questione, che annunciava la vax night presso l’hub vaccinale di Dalmine per serata dello scorso 2 dicembre, realizzata dall’Asst di Bergamo, peraltro, è stata inoltrata ai ragazzi, tramite mail, pure dall’università della stessa città, non si sa perché. La dottoressa Michela Pilot, direttore generale dell’ateneo bergamasco, ha ritenuto doveroso, evidentemente, inviarla a tutti gli studenti. «Vaccinazioni quarta dose anti Covid dai 12 anni compiuti (che abbiano ricevuto già la terza dose); accesso libero senza prenotazione fino alle ore 22,40; portare solo la tessera sanitaria» c’è scritto nel testo della locandina, che dunque esplicitamente esclude qualsiasi altro tipo di documentazione necessaria a ricevere il vaccino anti Covid: dunque niente esami che possano escludere di essere infetti nel momento dell’inoculazione; ovvero screening di anamnesi. Macché. L’importante è respirare per farsi inoculare, secondo Regione Lombardia, e d’altra parte Guido Bertolaso, assessore al Welfare nella giunta del governatore Fontana, candidamente ammette, raggiunto al telefono dalla Verità, che non c’è stato soltanto il vax night di Dalmine, ma ci sono stati e ci saranno vax day e vax night in tutta la Regione «per incentivare la vaccinazione», dice Bertolaso. perché «il ministero della Sanità ci ha mandato la circolare sulle vaccinazioni anti Covid e noi l’abbiamo applicata», spiega. «Chi si vuole vaccinare lo fa. Chi non vuole lascia stare».

Bertolaso, allora, forse non ha letto bene la circolare, che peraltro si trova pue sul sito di Regione Lombardia nella pagina dedicata alle vaccinazioni in cui campeggia, neanche a dirlo, nell’homepage, ancora la scritta «Più siamo prima vinciamo», secondo il falso assunto che più gente si vaccina, più velocemente sarà sconfitta la pandemia, quando ormai tutti sanno che il vaccino non blocca il contagio, anzi, ormai un’ampia letteratura scientifica ci dice che il susseguirsi di booster rendono le persone più vulnerabili all’infezione. Bertolaso non ha letto la circolare del ministero perché la circolare (numero 40319 del 23 settembre 2022) in realtà non raccomanda affatto la quarta dose per i giovanissimi, bensì soltanto per quelle persone sopra i 12 anni «con elevata fragilità motivata da patologie concomitanti/preesistenti». Allora? Perché la vax night? «Noi diamo la possibilità a tutti di vaccinarsi», insiste Bertolaso, che però sembra non distinguere tra i due concetti: una cosa è mettere a disposizione il vaccino a tutti un’altra è promuoverlo come si sta facendo. Proseguendo la conversazione, se ne capisce il perché: «Io la mia nipotina di 9 anni la vaccino! Io sono più che convinto che questi vaccini sono utili. Non ci risultano tutti questi rischi per il vaccino anti Covid. I vaccini servono per evitare la malattia grave», afferma Bertolaso, e pare sincero. Così, scopriamo che non ha letto neppure i dati dell’Istituto superiore di sanità, che ci dicono che in due anni e mezzo di pandemia sono morti di Covid «soltanto» 37 tra bambini e adolescenti, cioè meno di 19 in un anno su un totale di più di dieci milioni di under 19. L’Iss scrive pure che il 67,8 per cento dei deceduti per Covid avevano più di tre patologie pregresse, e quindi se su 10 milioni sono morti 19, vuol dire statisticamente che nessun bambino o ragazzo sano è mai morto di Covid, ma questo Bertolaso non lo vuole sentire. Figuriamoci, allora, se abbia voglia di studiare i dati scientifici, come quelli emersi da un imponente studio realizzato in Inghilterra su 42 milioni di individui: il rischio di miocarditi post-vaccinazione, per gli uomini sotto i 40 anni, è risultato di sei volte superiore al controllo, ma non c’è niente a fare. La Lombardia vuole la quarta puntura per tutti. Anche se non ce n’è ragione.

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