Altri guai per Mps e Padoan. Ma Conte vuole risolvere il nodo banche a colpi di Dpcm
L’arrivo dell’ex ministro in Unicredit, benedetto da Massimo D’Alema, è ora incerto: guerra sulle sue dimissioni dall’Aula. Il premier accelera sulla privatizzazione di Siena.

Quali saranno gli effetti della nomina di Pier Carlo Padoan alla presidenza di Unicredit nelle prossime partite che l’istituto di piazza Gae Aulenti potrebbe giocare nel risiko bancario? L’arrivo di Padoan prefigura anche un cambio al timone della banca con l’uscita dell’ad Jean Pierre Mustier? È il prodromo di una mossa su Mps che tre anni fa è stata nazionalizzata da Padoan quando era capo del Tesoro e ora potrebbe ritrovarsi come azionista di controllo l’Unicredit presieduta dallo stesso Padoan? Sono queste le domande che si stanno ponendo gli investitori sul mercato.

Perché in gioco c’è la gestione della seconda banca del Paese proprio mentre la prima – Intesa Sanpaolo – ha messo a segno l’operazione Ubi scalando il podio europeo del credito ed è diventata il pilastro di sistema con un forte impatto sull’economia reale. L’avvicinamento della politica a Unicredit passa dal conflitto di interessi dell’ex ministro e tuttora deputato del Pd, ma anche da un’altra domanda che si aggiunge al già lungo elenco precedente: chi ha spinto per la nomina di Padoan? In ambienti romani fanno notare che la scelta di certo non dispiace a Massimo D’Alema, di cui Padoan è stato consulente economico alla fine degli anni Novanta per poi prendere nel 2001 la guida della Fondazione Italianieuropei, il think tank di cultura politica di D’Alema.

Non solo. A conferma che in Italia non si inventa mai nulla di nuovo ma la storia spesso si ripete, va ricordato che il «leader Maximo» fu sponsor nell’estate del Duemila (all’epoca era presidente del Pd) delle nozze fra Mps e Bnl poi saltate per lo stop di Walter Veltroni (allora sindaco di Roma e antagonista di D’Alema dentro al nascente Partito democratico), con il sostegno dei prodiani. D’Alema tornerà all’attacco nel 2007 spalleggiando la fusione fra Unicredit e Capitalia, regno di Cesare Geronzi, come mossa ostile contro la finanza lombarda di Giovanni Bazoli, ancora oggi presidente emerito di Intesa, che suggeriva di trasformare Mediobanca nella merchant bank di Unicredit. Oggi alcune alleanze sono cambiate, al timone di Intesa c’è Carlo Messina che ha conquistato Ubi con Mediobanca in qualità di advisor suggellando dunque un nuovo asse con piazzetta Cuccia (e, di sponda, anche con la bolognese Unipol). Ed ecco il blitz su Unicredit su cui potrebbe farsi spazio un gruppo di potere alternativo.

Ma che non è così scontato perché sulla nomina di Padoan – già cooptato nel cda di Unicredit ma il mandato al vertice scatterà ufficialmente in primavera – hanno già alzato barricate i grillini. Ieri si sono mossi anche i senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri e Giuseppe Moles, presentando un’interrogazione per conoscere le valutazioni del governo e chiedere che il caso arrivi in Parlamento. L’uscita dell’ex ministro da Montecitorio, insomma, potrebbe non essere così facile. Nel caso di dimissioni per motivi personali, diversi eletti ci hanno messo mesi per lasciare lo scranno parlamentare: l’ex deputato di Fratelli d’Italia Guido Crosetto ce ne ha impiegati nove e Giuseppe Vacciano (M5s) si è visto rifiutare le dimissioni per cinque volte.

I tempi del mercato, però, non sono quelli della politica. Ci sono delle urgenze, come quella sul futuro del Monte dei Paschi con il Tesoro che deve uscire dal capitale il 2021 in base agli accordi presi con le autorità europee nel 2017 in cambio del via libera al salvataggio di Stato. Ebbene, il premier Giuseppe Conte sarebbe in procinto di firmare il decreto che pone le basi per la privatizzazione dell’istituto di Rocca Salimbeni superando così lo stallo originato dalle resistenze dei 5 stelle, che spingono invece per rinegoziare con le autorità europee i termini di uscita dal capitale della banca. Il decreto, formalmente un Dpcm, autorizza il Mef guidato da Roberto Gualtieri a completare entro fine anno l’operazione Hydra, che permette al Monte di deconsolidare circa 8 miliardi di crediti deteriorati tramite una complessa operazione con Amco, la bad bank pubblica. Eventuali cavalieri bianchi, dunque, usciranno allo scoperto solo dopo questo passaggio.

La partita di Padoan in Unicredit potrebbe alla fine giocarsi su un piano lontano da Siena anche per mettere a tacere il primo dei conflitti di interesse della nomina a presidente. Non solo. Come ha rivelato La Verità lo scorso 13 agosto, il sottosegretario al ministero dell’Economia, Pier Paolo Baretta, avrebbe avuto contatti con rappresentanti di due big del credito francesi già presenti in Italia: Bnp Paribas e Credit Agricole, che sta guardando anche ai dossier BancoBpm e Creval. I «cugini» francesi potrebbero quindi fare da pivot nel match sulla creazione del terzo polo del credito che faccia da contraltare a Intesa e anche a Unicredit.

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