• I Conticini, accusati di aver intascato 6,6 milioni di dollari destinati alla beneficenza, intimidiscono via sms chi li contesta pubblicamente. E attaccano i magistrati: «Comportamenti poco trasparenti».
  • La manifestazione del Pd contro il governo è un flop. La carta del terrore sui conti non paga e raduna solo 20.000 persone. Il filosofo Biagio De Giovanni: il partito è «rincoglionito».

Lo speciale contiene due articoli.

L’ultimo articolo della Verità sui soldi delle organizzazioni ai Conticini ha fatto perdere la pazienza ai parenti di Matteo Renzi. In particolare al fratello gemello di suo cognato Andrea (marito di Matilde Renzi). Stiamo parlando di Luca Conticini, trentasettenne ingegnere di Castenaso (Bologna). A innervosirlo è stato un vecchio compagno di scoutismo, il fotografo Angelo Mazzoncini, consigliere comunale d’opposizione nel paesino della Bassa, dove era stato candidato con il Pd, nella stessa lista della sorella di Matteo Renzi, Benedetta. Mazzoncini ieri mattina ha pubblicato sul suo profilo Facebook la nostra prima pagina intitolata «La vera beneficenza dell’Unicef è quella per i parenti dei Renzi». Commento: «La verità viene sempre a galla!». La notizia scatena i suoi amici. Paolo Lendenara domanda: «Però l’Unicef non querela, perché?». In risposta Mazzoncini pubblica la foto di una torta, con una fetta tagliata e aggiunge questa battuta: «A buon intenditore». Eugenio Melotti commenta: «Chi è che ha le altre fette? Chi dà ancora offerte? Se fosse tutto vero l’Unicef sarebbe da denunciare e chi gli dà ancora delle offerte?». Lendenara rincara: «Io non so se è tutto vero, però, nel dubbio e anche per non dare spazio a queste voci l’Unicef deve querelare. Non avendolo fatto, alimenta il dubbio, perde consensi e offerte che io d’ora innanzi mai farò». Melotti gli va dietro: «Penso che 6 milioni abbiano la “coda lunga” e non denunciare il fatto forse nasconde qualche notizia che inficia la cosa. Troppo alta la credibilità di Unicef per sputtanarsi». Uno scambio di opinioni che Luca Conticini deve aver letto con le orecchie fumanti. E allora ha preso il cellulare e ha scritto a Mazzoncini: «Vedo che continui a perseverare nel tuo atteggiamento poco corretto. Potresti pubblicare, invece degli articoli diffamatori, la dichiarazione video fatta dal direttore generale di Unicef dalla quale si capisce molto bene come stanno i fatti e non le illazioni». Il riferimento è alla diretta video realizzata venerdì scorso dal direttore generale dell’Unicef, Paolo Rozera, il quale ha annunciato che il fondo per l’infanzia dell’Onu non denuncerà Alessandro Conticini (il fratello con i rapporti diretti con il fondo dell’Onu), perché non è «sparito nemmeno un centesimo». Salvo poi ripensarci e confessare alla Verità che la partita non è ancora chiusa, perché i dirigenti dell’Unicef non hanno ancora letto le carte spedite dalla Procura di Firenze a New York. E Luca Conticini, nel messaggio a Mazzoncini, sembra avercela proprio con il procuratore aggiunto, Luca Turco, visto che secondo lui nel video di Rozera «si comprende anche il comportamento poco trasparente del pm nonché delle testate giornalistiche alle quali evidentemente ti abbeveri». Il riferimento è probabilmente al passaggio in cui il dg di Unicef ha evidenziato che gli inquirenti non hanno mai chiesto i contratti tra l’Unicef e la Play Therapy Africa di Alessandro Conticini (il fratello maggiore i cui affari hanno fatto scattare l’inchiesta), trascurando, a suo parere, una fonte di prova.

Rozera sembra avere dei dubbi sull’operato dei pm, i quali, in modo a lui poco comprensibile, non si starebbero preoccupando a sufficienza di far recapitare all’Unicef le contestazioni di reato nei confronti dei Conticini, soprattutto perché dalla data di notifica dell’atto si calcoleranno i 90 giorni di tempo entro i quali il fondo dell’Onu dovrà presentare la querela, pena la decadenza delle accuse: «Perché voi giornalisti non insistete per chiedere alla magistratura di muoversi per sapere perché la loro missiva (con la richiesta di querela, ndr) non sia ancora arrivata a New York e per sapere perché non insistano con il ministero degli Esteri per accelerare le procedure diplomatiche», ha domandato Rozera al cronista. E ha soggiunto: «Dovrebbero stare dalla mattina alla sera a fare in modo che questa cosa arrivi alla nostra sede americana». Evidentemente non pensa che gli inquirenti lo stiano facendo.

Questa sindrome da accerchiamento deve aver sfibrato Conticini e perciò ha reso partecipe del suo stato d’animo Mazzoncini: «Sono veramente dispiaciuto del tuo comportamento e spero con tutto il cuore che comprendi l’errore che stai commettendo». Il fotografo aveva già ricevuto un altro «messaggio intimidatorio» da Luca a inizio settembre quando aveva pubblicato su Facebook un post critico nei confronti dei Conticini e dell’Unicef.

Il 19 agosto il consigliere comunale era stato contattato pure da Benedetta Renzi, cognata dei Conticini e loro compaesana, visto che per amore si è trasferita a vivere a Castenaso. «Era incazzata con me», ammette Mazzoncini, colpevole di aver difeso a modo suo i Conticini sul nostro giornale, spargendo dubbi: «Anche se penso che i magistrati non contestino accuse tanto gravi senza validi indizi, spero che i Conticini riusciranno a dimostrare la loro innocenza. Diversamente sarebbe un bello scandalo», dichiarò a chi scrive. Benedetta considerò l’agnosticismo sull’innocenza dei parenti come una lesa maestà. Nello stesso articolo avevamo riportato pure le critiche nei confronti di Matteo Renzi del sindaco Pd, Stefano Sermenghi, nella cui giunta Benedetta era stata assessore. Per questo anche il primo cittadino fu raggiunto da un sms di protesta della sorella dell’ex premier.

Negli stessi giorni, sempre su Facebook, Andrea Conticini, il cognato di Matteo, indagato per riciclaggio, digitò un’aspra denuncia: «Siamo oggetto di una squallida campagna di odio. Mi piacerebbe che le persone intellettualmente oneste perdessero due minuti del loro tempo per leggere la nota dei nostri legali per capire quanto atroce possa essere la diffamazione». E allegò il comunicato degli avvocati che prometteva querele a gogò.

Dopo oltre un mese da quell’annuncio, la pazienza dei Conticini sembra proprio essere finita. E non solo nei confronti dei giornalisti.

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