- Nell’inchiesta di Firenze per false fatture coinvolto pure l’ex socio Luigi Dagostino. A Cuneo chiusa l’indagine sulla madre dell’ex premier.
- Al Nazareno dovrebbero salvare solo 45 persone considerate «fedelissime». Rischio esuberi anche alla Camera e al Senato. Per finire, L’Unità va all’asta per 300.000 euro
Lo speciale contiene due articoli.
Mentre nei Palazzi della politica si tratta per la nascita di un governo giallo-verde, nelle Procure d’Italia le indagini sui genitori di Matteo Renzi procedono spedite. Ieri l’ufficio fiorentino guidato da Giuseppe Creazzo ha ufficializzato la richiesta di rinvio a giudizio per Tiziano Renzi e Laura Bovoli. Per i due imprenditori l’accusa, formulata dai pm Christine von Borries e Luca Turco, è di emissione di fatture false.
Le cose procedono speditamente anche a Cuneo dove sono terminate le investigazioni su mamma Bovoli, indagata per bancarotta fraudolenta documentale nel procedimento per il fallimento della ditta piemontese Direkta srl, già fornitore della Eventi 6 della famiglia Renzi. Nei prossimi giorni la Procura diretta da Francesca Nanni invierà a Firenze l’avviso di chiusura indagini. La data? «I tempi non saranno lunghi, le posso dire solo questo», ha ammesso la Nanni con La Verità. Per ora Laura Bovoli non ha inteso rispondere ai pm. Il suo legale Federico Bagattini attende l’arrivo delle carte con tutte le accuse per decidere il da farsi, sebbene la linea prescelta sembri quella del silenzio, almeno sino al processo. Entro giugno conosceremo anche i risultati dell’inchiesta Consip. Nella Capitale Tiziano Renzi è iscritto sul registro degli indagati per traffico di influenze illecite e il prossimo mese i pm capitolini potrebbero inviargli un avviso di chiusura indagini oppure, se non avranno raccolto abbastanza prove contro di lui, chiederne l’archiviazione.
Ma l’elenco delle beghe non è finito. A Firenze procede a fari spenti pure la delicata inchiesta sul crac della cooperativa Delivery service Italia, fondata nel 2009 da persone di fiducia di babbo Tiziano e colata a picco nel 2015. Nell’inchiesta sono emersi anche strani scambi di fatture tra la Direkta (quella per la cui bancarotta è indagata Laura Bovoli) e la Delivery. In questo procedimento cinque indagati hanno già ricevuto l’avviso di garanzia e sono tutti soggetti che hanno come unico comune denominatore i rapporti con i genitori di Matteo: Roberto Bargilli, ex autista del camper del fu Rottamatore, è ancora consigliere delegato della Eventi 6; Pier Giovanni Spiteri oltre ad aver fondato la Delivery era stato piazzato da Tiziano in altre sue imprese come la Arturo srl e la Marmodiv; Simone Verdolin è stato definito da mamma Laura «il vecchio amministratore messo da noi»; Pasqualino Furii sta ancora collaborando con le aziende dei Renzi; infine Gian Franco Massone, pensionato genovese, oltre ad aver fatto la testa di legno nella Delivery, è stato utilizzato da Tiziano come controparte per la cessione di un ramo della futura Eventi 6, la traballante Chil post (fallita nel 2013).
Ovviamente se il fattore comune degli inquisiti è l’aver lavorato alle dipendenze dei Renzi, è facilmente intuibile che al centro di questa inchiesta ci siano proprio Tiziano e Laura, sebbene il procuratore aggiunto Turco, a quanto ci risulta, non gli abbia ancora mandato alcuna informazione di garanzia.
Intanto a Firenze i due genitori stanno per andare alla sbarra per due presunte false fatture. Nei prossimi mesi, probabilmente dopo l’estate, un giudice dell’udienza preliminare dovrà decidere se mandare o no a processo Renzi senior e la moglie. L’avvocato Bagattini non si spaventa: «La richiesta di rinvio a giudizio è ampiamente compatibile con la nostra richiesta di andare a processo formulata qualche tempo fa. Siamo certi di poter dimostrare in sede processuale l’assoluta correttezza dei comportamenti tenuti dai signori Renzi». L’accusa per loro è quella di aver incassato 192.800 euro divisi in due fatture per progetti di fattibilità mai realizzati. A dimostrare l’inconsistenza delle consulenze dei coniugi Renzi sarebbero tre mail partite dall’indirizzo della Eventi 6: da esse risulta che l’importo di una delle fatture è schizzato nel volgere di poche ore da 122.000 a 170.800 euro (Iva inclusa). Nella causale della parcella, però, era cambiata una sola parola: l’aggettivo «alberghiera» era stato sostituito dal vocabolo inglese «food», aggiungendo, apparentemente, al concetto di hotellerie quello di ristorazione. Alla terza e ultima mail è stata allegata dai Renzi una relazione di tre paginette, davvero basiche, costate al committente, l’imprenditore Luigi Dagostino, pure lui indagato, quasi 250 euro a parola. Per i magistrati quei soldi sarebbero finiti su un conto intestato ai genitori di Matteo e utilizzato per pagare le rate di un finanziamento bancario da circa 100.000 euro. Ma perché Dagostino avrebbe dovuto versare 192.800 euro in cambio di nulla? L’imprenditore con La Verità ha parlato di un lavoro di lobby. Infatti in quel periodo, mentre stava cercando di aprire alcuni outlet, incontrò insieme con Renzi senior diversi amministratori pubblici in giro per l’Italia.
In questo marasma sembra quasi profetico il messaggino inviato al padre da Matteo, dopo altre dichiarazioni di Dagostino a questo giornale: «L’intervista di quello mi conferma nel giudizio: la stragrande maggioranza di quelli che ti circondano mi fanno vomitare», scrisse l’ex premier. Renzi si lamentò anche, riferendosi sempre alle frequentazioni del genitore, del «giro di merda di Firenze». Un giro che non smette di riservare sorprese.
Giacomo Amadori
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