Si è concluso alle 00:23 italiane il vertice di Anchorage tra Donald Trump e Vladimir Putin, un incontro durato circa tre ore che ha attirato l’attenzione del mondo intero per l’eccezionale portata simbolica e politica. L’incontro, atteso con grande apprensione da Washington, Mosca e Kiev, ha mostrato due leader decisi a sottolineare la produttività e l’ampiezza dei punti di accordo raggiunti, pur senza nascondere le questioni ancora aperte.
A chiusura del vertice che si è tenuto in Alaska, Trump è intervenuto in conferenza stampa dichiarando che avrebbe chiamato lo stesso giorno il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la Nato per illustrare le condizioni decise dalle delegazioni. «Dovrà accettare le condizioni», ha detto, ribadendo di aver fatto «buoni progressi». Il presidente americano ha descritto il dialogo come «molto costruttivo», precisando che, sulla maggior parte dei punti, le parti erano d’accordo, mentre su alcune questioni importanti restava ancora da lavorare. Putin ha preso la parola ricordando i momenti storici in cui Stati Uniti e Russia avevano sconfitto nemici comuni e auspicando che quella stessa eredità potesse favorire rapporti benefici anche nelle condizioni più difficili. Il presidente russo ha anche osservato che la guerra in Ucraina sarebbe potuta essere evitata: «Nel 2022 avevo tentato di convincere l’ex presidente Biden dicendo che non dovevamo arrivare alle ostilità. Trump mi ha detto che se ci fosse stato lui alla Casa Bianca non si sarebbe arrivati alla guerra, e lo confermo». Lo zar ha poi dichiarato: «Spero che l’intesa di oggi apra la strada alla pace in Ucraina», ha aggiunto, definendo i colloqui «utili e costruttivi» e svolti in un’atmosfera di rispetto reciproco. Il presidente russo ha sottolineato che l’accordo raggiunto è «un punto iniziale» e ha auspicato che l’Europa non tenti di sabotarlo, ribadendo la necessità di un impegno concreto per garantire stabilità nella regione.
Il vertice ha riservato anche momenti di informalità e curiosità: i due leader hanno condiviso un passaggio nella Cadillac presidenziale, ridendo insieme, un gesto simbolico che ha destato sorpresa e interesse tra i giornalisti presenti. Al termine della conferenza, Putin, rivolgendosi a Trump in inglese, ha anticipato la possibilità di un prossimo incontro a Mosca, confermando la volontà di proseguire il dialogo.
Se a Washington e Mosca l’atmosfera era di cauta soddisfazione, a Kiev le reazioni sono state di crescente preoccupazione. Secondo quanto riportato dal Financial Times, nello staff di Zelensky aumentava la tensione per il timore di essere esclusi da un negoziato che potrebbe incidere direttamente sul futuro del Paese. Un alto funzionario ha definito le intenzioni di Trump «molto ambigue», osservando che il presidente americano «dice di volere la pace, ma non è disposto a compiere i passi necessari per ottenerla». Lo stesso Zelensky, attraverso il suo canale Telegram, ha sottolineato che la guerra continua: dai bombardamenti a Sumy e Dnipropetrovsk agli attacchi mirati a Zaporizhzhia, Kherson e Donetsk, non arrivano segnali da Mosca di una reale volontà di pace. Il presidente ucraino ha auspicato «una posizione forte da parte degli Stati Uniti, perché Mosca rispetta solo la forza americana», ribadendo che anche nel giorno delle trattative i raid russi non si fermano, e che questo mette in evidenza la necessità di una risposta decisa dalla comunità internazionale.
Gli osservatori internazionali sottolineano che, sebbene le dichiarazioni di Trump e Putin abbiano dato l’impressione di progressi diplomatici, il vero test sarà rappresentato dai prossimi passi concreti: l’eventuale cessate il fuoco, la ripresa dei negoziati bilaterali e la capacità di Kiev di influire sulle decisioni prese lontano dai propri confini. L’incontro di Anchorage, pur segnando un momento di dialogo formale, apre scenari complessi, con il rischio che tensioni interne, diffidenze e calcoli politici possano rallentare o addirittura compromettere gli accordi annunciati. Alcuni media americani, tra cui il New York Times, hanno sottolineato l’assenza di tre parole chiave, attese anche da Trump: «cessate il fuoco». Nonostante il presidente statunitense avesse dichiarato di aver raggiunto un accordo su «molti punti» riguardanti il conflitto Russia-Ucraina, lasciando solo «pochissimi e non significativi», il termine cruciale non è mai comparso nella conferenza stampa. Durante il volo da Washington ad Anchorage, Trump aveva parlato di porre fine alla guerra come obiettivo del summit con Putin, aggiungendo che non sarebbe stato soddisfatto se oggi non fosse riuscito a ottenerlo. Secondo il New York Times, il risultato del vertice allontana così il presidente dalla prospettiva di un Nobel per la pace che sembra inseguire con determinazione.
Al di là delle questioni politiche, il vertice resta un momento storico per le relazioni tra Stati Uniti e Russia: due ex superpotenze rivali che cercano un terreno comune, almeno sul piano simbolico e diplomatico. L’atteggiamento dei leader, tra gesti informali e dichiarazioni pubbliche, mostra un tentativo di normalizzare i rapporti e riaprire canali di comunicazione diretta, in un contesto globale segnato da conflitti, incertezze e alleanze in continua evoluzione. La sfida ora sarà trasformare le parole in azioni concrete, dimostrando che gli accordi raggiunti a Anchorage non resteranno solo sulla carta, ma potranno incidere sul futuro della pace e della sicurezza europea e mondiale.
Si è concluso alle 00:23 italiane il vertice di Anchorage tra Vladimir Putin e Donald Trump, un incontro durato tre ore che ha segnato il faccia a faccia tra i due leader. La giornata, segnata da attese e tensioni, ha visto una conferenza stampa congiunta in cui entrambi hanno cercato di delineare i contorni di un dialogo che potrebbe avere ripercussioni sull’Ucraina e sui rapporti tra Stati Uniti e Russia.
Trump ha aperto l’incontro con i giornalisti annunciando che avrebbe parlato lo stesso giorno con Volodymyr Zelensky per spiegargli che «dovrà accettare le condizioni decise dalle delegazioni» e sottolineando i progressi fatti nei colloqui. Il presidente americano ha parlato di «dialogo molto costruttivo» e di accordo su «molti, moltissimi punti», precisando che solo su alcune questioni importanti non si era ancora del tutto arrivati, ma che erano stati compiuti passi avanti. Putin ha definito l’incontro «utile e costruttivo», svolto in un’atmosfera di rispetto reciproco, e ha auspicato che l’intesa possa aprire la strada alla pace in Ucraina. «L’accordo di oggi è un punto iniziale – ha aggiunto il presidente russo – ora possiamo tornare ad avere rapporti pragmatici tra Russia e Stati Uniti». Nel finale, rivolgendosi a Trump in inglese, Putin ha anticipato: «Next time in Moscow».
Il protocollo e l’immagine hanno avuto un ruolo non secondario: Trump è arrivato a bordo di una Cadillac blindata, un colpo d’occhio che ha sottolineato il carattere spettacolare e solenne dell’incontro, così come l’insolito passaggio del presidente americano a Putin all’interno dell’auto presidenziale, con entrambi che hanno riso insieme, rompendo per un attimo la tensione formale, tra flash dei fotografi e sguardi attenti della sicurezza.
Mentre la diplomazia americana e russa cercava di avanzare, a Kiev cresceva la tensione. Fonti vicine al presidente Zelensky, citate dal Financial Times, hanno descritto uno staff preoccupato di essere escluso da negoziati cruciali, con le intenzioni di Trump considerate «molto ambigue». Per la leadership ucraina, il miglior risultato possibile sarebbe un cessate il fuoco incondizionato di 60 giorni, per permettere una pausa dai bombardamenti e un coordinamento con Washington. Lo stesso Zelensky ha sottolineato, sul suo canale Telegram, che la guerra continua: «Anche il giorno delle trattative si continua a uccidere, e questo la dice lunga», ha scritto, auspicando «una posizione forte da parte degli Stati Uniti, perché Mosca rispetta solo la forza americana». Le città ucraine, da Sumy a Dnipropetrovsk, da Zaporizhzhia a Kherson e Donetsk, continuano a subire attacchi mirati, confermando la gravità della situazione.
Il vertice di Anchorage resterà probabilmente nella memoria della cronaca politica non tanto per annunci concreti immediati, quanto per la volontà di entrambi i leader di riallacciare un dialogo, di misurare rapporti e intenzioni, e di mostrare al mondo una forma di intesa. Le prossime ore, con i contatti tra Trump e Zelensky, saranno decisive per capire se l’incontro potrà davvero tradursi in passi concreti verso una tregua, o se resterà un gesto simbolico all’interno di una guerra che continua a fare vittime ogni giorno.
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