L’Idf spara verso i diplomatici. Ira globale
Un frame estratto da un video pubblicato dall'account X State of Palesine mostra i momenti in cui un'unità dell'Idf ha sparato colpi di avvertimento in aria durante una visita diplomatica a Jenin (Ansa)
  • Presente nella delegazione a Jenin anche il viceconsole italiano. L’esercito: «Area non autorizzata». Tajani convoca l’ambasciatore israeliano: «Minacce inaccettabili». Netanyahu: «Pronti a tregua per liberare gli ostaggi, poi controlleremo l’intera Striscia di Gaza».
  • Politico filorusso freddato a Madrid: ucciso Portnov, ex consigliere di Yanukovich. Mosca ammassa truppe a Kharkiv.

Lo speciale contiene due articoli.

Le scuse arrivano immediatamente ma non cancellano l’episodio. Ieri mattina l’esercito israeliano ha esploso in aria diversi colpi di avvertimento davanti a una delegazione di diplomatici stranieri in visita a Jenin, in Cisgiordania. Nessun ferito, nessun danno. Nella delegazione, composta da giornalisti, 25 ambasciatori e diplomatici, faceva parte anche il viceconsole italiano Alessandro Tutino. «Tutto bene» assicura lui stesso al ministro degli Esteri, Antonio Tajani. I vertici dell’Idf hanno spiegato che il gruppo non avrebbe seguito il percorso concordato con l’esercito. L’incidente tuttavia è troppo grande per essere ignorato. «Le minacce contro i diplomatici sono inaccettabili» ha detto Tajani prima di convocare alla Farnesina l’ambasciatore di Israele a Roma Jonathan Peled. La convocazione è stata concordata anche con il premier Giorgia Meloni . ed è stata valutata anche con l’idea di discutere non solo dei fatti di Jenin, ma anche del contesto generale a Gaza.

Il segretario generale della Farnesina, Riccardo Guariglia «ha ripetuto» all’ambasciatore Peled «quello che il governo italiano chiede insistentemente da giorni e che il ministro Antonio Tajani ha dichiarato anche pubblicamente: Israele deve interrompere le operazioni militari a Gaza, puntare sul negoziato per la liberazione degli ostaggi israeliani e per raggiungere un cessate-il-fuoco che possa far ripartire un processo di pace». Inoltre «Israele deve aprire immediatamente i varchi a Gaza per permettere l’ingresso massiccio di aiuti per la popolazione palestinese».

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ieri sera ha tenuto una conferenza stampa a Gerusalemme in cui ha precisato: «L’esercito israeliano controllerà l’intera Striscia di Gaza alla fine dell’offensiva». Spiegando anche di essere pronto a un «cessate il fuoco temporaneo» per liberare gli ostaggi. «In 20 certamente vivi» ha fatto sapere. Sugli aiuti: «Non possiamo accettare una crisi umanitaria a Gaza. Sappiamo che Hamas saccheggia una parte significativa degli aiuti e vende il resto a prezzi gonfiati per finanziare il suo esercito terroristico. Noi li eliminiamo e loro reclutano».

Dure anche all’estero le reazioni su Jenin. Anche Madrid e Parigi hanno convocato gli ambasciatori di Israele. «Qualsiasi minaccia alla vita dei diplomatici è inaccettabile», ha ribadito l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, che ha «chiesto a Israele di indagare su quanto accaduto e di individuare i responsabili». Il ministro degli Esteri belga, Maxime Prevot si è detto «scioccato». Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul parlerà con il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, come si legge in una nota diffusa da Berlino che esprime «ferma condanna» per l’attacco. Anche il vice primo ministro irlandese Simon Harris si è detto «scioccato e inorridito» per l’attacco «totalmente inaccettabile» alla delegazione di cui «facevano parte anche due diplomatici irlandesi».

Tensione che cresce su più fronti perché Israele secondo la Cnn si sta preparando ad attaccare le centrali nucleari iraniane nonostante i tentativi di mediazione Usa. Secondo l’emittente, stando a comunicazioni interne israeliane e alle preparazioni militari osservate, ci sarebbero indicazioni di un raid imminente.

Nessuna conferma dal governo israeliano naturalmente, ma Netanyahu in conferenza stampa ha detto: «Israele è in costante coordinamento con gli Stati Uniti e speriamo che possano raggiungere un accordo» sul nucleare.

Donald Trump aveva dato 60 giorni all’Ayatollah Ali Khamenei per limitare o eliminare il programma nucleare. Invito disatteso fin qui per quanto siano stati avviati negoziati che hanno già visto diversi colloqui con la mediazione dell’Oman. Martedì Khamenei ha dichiarato di non aspettarsi alcuna conclusione dai negoziati definendo la richiesta statunitense di non arricchire l’uranio un «grande errore». Domani a Roma si svolgerà il quinto round, ha fatto sapere l’Oman che dal principio media la trattativa tra Washington e Teheran sul disarmo iraniano.

A Gerusalemme intanto continuano anche i problemi interni. Ieri la Corte suprema ha definito la decisione del governo di licenziare il capo dello Shin Bet, Ronen Bar, «illegale e impropria» sottolineando che a Bar non è stata concessa un’udienza adeguata e che sussista un conflitto di interessi in quanto alcuni collaboratori del premier Netanyahu sarebbero indagati per uno scandalo relativo a fondi provenienti dal Qatar. Malgrado il veto della procuratrice Gali Baharav-Miara, Bibi ieri ha annunciato che presto nominerà il nuovo capo del servizio d’intelligence interno.

Il premier israeliano non gode di buona fama né dentro né fuori Israele, tanto che anche il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ieri ha chiarito: «Mi ritengo amico di Israele come della Palestina e distinguo Israele dalle scelte del governo attuale, che non condivido».

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