- La Francia ha lasciato l’Africa subsahariana nel caos. Le giunte militari vanno al potere, ma Isis e al Qaeda si contendono il controllo di territori sempre più estesi. Così molti civili devono fuggire.
- «Possibili nuove ondate di rifugiati e terroristi». L’intervista a Pieter Van Ostaeyen.
- «In Francia la gente si arma per autodifesa». Il sindaco di Hay-les-Roses, Vincent Jeanbrun, la cui casa fu assaltata da manifestanti stranieri: «Lo Stato non ha dato risposte».
Lo speciale contiene tre articoli.
Lo scorso 25 febbraio almeno 15 persone sono state uccise e altre due ferite in seguito all’attacco contro una chiesa cattolica nel nord-est del Burkina Faso. È successo durante il culto domenicale nel villaggio di Essakane, provincia di Oudalan, vicino al confine con il Mali. Un funzionario della chiesa ha affermato che gli uomini armati erano sospetti militanti islamici. In un comunicato del capo della diocesi locale, l’abate Jean-Pierre Sawadogo ha scritto: «In queste dolorose circostanze, vi invitiamo a pregare per il riposo eterno di quanti sono morti nella fede, per la guarigione dei feriti e per la consolazione dei cuori addolorati. Preghiamo per la conversione di coloro che continuano a seminare morte nel nostro Paese». Successivamente Aly Benjamin Coulibaly, procuratore di Ouahigouya, ha scritto «di essere stato informato che il 25 febbraio vi sono stati massicci attacchi omicidi che sarebbero stati commessi nei villaggi di Komsilga, Nodin e Soroe nella provincia Yatenga della regione settentrionale con un totale di 223 morti».
Più di un terzo del Burkina Faso è attualmente sotto il controllo degli insorti. Le autorità stanno combattendo i gruppi islamici legati ad al-Qaeda e allo Stato islamico che hanno conquistato vaste aree di territorio e sfollato milioni di persone nella regione del Sahel. Negli ultimi tre anni le chiese sono state prese di mira e decine di fedeli sono stati uccisi. Il Burkina Faso, governato da una dittatura militare, si è recentemente ritirato dal blocco politico ed economico regionale, Ecowas, insieme ai suoi vicini del Sahel, Mali e Niger. Hanno citato la mancanza di sostegno da parte dell’Ecowas nella lotta contro il terrorismo come una delle ragioni per uscire dall’unione. I tre Paesi guidati dalla giunta erano già stati sospesi dal blocco che li spingeva a tornare al governo democratico. All’inizio di questo mese, il presidente del Burkina Faso Ibrahim Traoré, sostenuto dai militari, ha affermato che se necessario «le truppe russe potrebbero schierarsi per combattere i jihadisti» nel Paese dell’Africa occidentale. Dato che è impossibile che Vladimir Putin mandi dei soldati in Burkina Faso è evidente che «le truppe russe» sono quelle dell’Afrika Korps (già Wagner Group). Ma occorre ricordare che dove sono stati ingaggiati per contrastare le milizie che fanno riferimento allo Stato islamico o ad al-Qaeda hanno rimediato sonore sconfitte, vedi in Mozambico e nel Mali, dove sono stati attaccati persino dalla popolazione civile che gli ha attributo alcune stragi.
La zona del Sahel, dalla quale i francesi sono stati costretti ad andarsene, continua a fronteggiare sfide rilevanti in materia di sicurezza, con la presenza persistente di gruppi armati e organizzazioni terroristiche. Questa instabilità ha gravi conseguenze sulla sicurezza, lo sviluppo economico e l’unità sociale dei Paesi coinvolti. A segnalare una seria preoccupazione per il Sahel e l’Africa occidentale è un report recentemente pubblicato dal Global Terrorism Index. L’analisi più inquietante per l’Africa riguarda il numero di vittime del terrorismo, soprattutto di matrice jihadista. Secondo il report il 94% delle vittime si concentra nella regione che comprende il Nord Africa, l’Africa occidentale, l’Asia meridionale e il Medio Oriente. Tuttavia, è l’Africa occidentale a primeggiare nella classifica, col 59% delle vittime registrate nel 2023 per mano dei terroristi. Si è verificato un significativo aumento soprattutto nei Paesi del Sahel. Qui, i governi locali, guidati in Mali, Niger e Burkina Faso da giunte militari golpiste, stanno lottando per mantenere il controllo del territorio. La situazione è gravissima in Burkina Faso tanto che si stima che circa la metà del territorio sia ora sotto il controllo degli estremisti islamici, tra affiliati ad al-Qaeda e sostenitori dell’Isis che si combattono senza esclusioni di colpi e con i civili a fare da scudi umani. Il generale di brigata Célestin Simporé, capo di stato maggiore delle Forze armate, ha emesso una direttiva urgente alle forze di difesa e sicurezza, esortandole «a potenziare le misure di sicurezza di fronte a un rischio potenzialmente elevato di attacchi terroristici», compresi quelli condotti dai kamikaze, spesso poco più che bambini. Dal 2012, il Mali è afflitto dalle attività di gruppi legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico, oltre alla violenza perpetrata da gruppi di autodifesa e al dilagare del banditismo.
Questa crisi della sicurezza è stata accompagnata da una grave crisi umanitaria e politica. Il Nord del Mali, in particolare, ha assistito a un aumento degli scontri militari a partire da agosto 2023. Il ritiro della missione Onu, costretta ad abbandonare il Paese per decisione della giunta al potere, ha scatenato una lotta per il controllo del territorio tra l’esercito, i gruppi islamisti e i separatisti che hanno ripreso le armi contro il governo centrale. Questa crisi della sicurezza, che ha colpito il Paese governato da una giunta militare dal 2020, si è estesa anche nelle zone centrali, coinvolgendo Burkina Faso e Niger. Dal gennaio 2023, gruppi armati islamici hanno compiuto omicidi, stupri e saccheggi su larga scala nei villaggi del nord-est del Mali, ha affermato Human Rights Watch. Migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle regioni di Ménaka e Gao, dove la situazione si è deteriorata drasticamente a causa dei conflitti tra lo Stato Islamico nel Grande Sahara e il Gruppo per il sostegno dell’islam e dei musulmani, affiliato ad al-Qaeda. Entrambi i gruppi cercano di consolidare il loro controllo sulle rotte di rifornimento e di espandere le loro zone di influenza. Secondo l’Onu, i combattimenti in Mali hanno costretto 375.539 persone a fuggire dalle proprie case, di cui il 40% solo nelle regioni di Gao, Kidal, Ménaka e Timbuktu. Entrambe le fazioni hanno adottato una strategia di spostamento forzato della popolazione per consolidare il proprio potere e imporre l’autorità sia in Mali che nel Burkina Faso.
Non va meglio nel Niger dove dopo il colpo di Stato del 26 luglio 2023 gli attacchi contro i militari sono quasi all’ordine del giorno, uno su tutti quello del 3 ottobre 2023 quando più di un centinaio di terroristi hanno attaccato le Forze di sicurezza vicino al confine col Mali, uccidendo 29 soldati, e si può dire che il golpe ha aperto la porta ai terroristi islamici.
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