L’acqua e il fango debordati dagli argini hanno percorso le strade delle città dell’Emilia Romagna e hanno invaso le case trascinandosi dietro 15 vittime: tre a Forlì, quattro nella provincia di Cesena, sette nel Ravennate e una nel Bolognese. Uno dei mostri è il fiume Bidente di Forlì. Il suo impeto si è portato via un pensionato sceso in cantina per mettere in salvo i suoi conigli e una coppia di anziani finiti sotto il fango che gli ha abbattuto la porta d’ingresso e li ha sepolti. A Cesena il fiume assassino è il Savio. Una coppia di anziani agricoltori è stata travolta dalla piena a Ronta di Cesena. Lui è stato trovato a poca distanza da casa, lei è stata trascinata dal torrente per 20 chilometri. Il loro azzardo è stato tentare di mettere in salvo la loro asina. Mentre un pensionato è stato travolto da una frana mentre era in giardino a Casale di Calisese, tra Cesena e Montiano. In zona Ponte Vecchio di Cesena un anziano è stato colto da un malore e non è riuscito ad abbandonare l’abitazione. È morto anche lui sotto il fango. Il Reno e il Savio hanno strapazzato il territorio di Ravenna. Qui la Procura ha aperto sei fascicoli per ora senza ipotesi di reato e uno per omicidio colposo. A Russi due settantenni sono stati schiacciati da un frigorifero che stavano spostando quando la piena gli ha invaso casa. A Castel Bolognese un uomo pensava di riuscire a scamparla barricandosi in casa. I suoi infissi non hanno retto. Come a Sant’Agata sul Santerno, dove in un istante l’abitazione di una coppia si è riempita con circa due metri d’acqua, lui è annegato mentre la moglie è stata salvata dai Vigili del fuoco.
A Sant’Agata è stato anche trovato il corpo di una donna non ancora identificata. Nel Lughese è stato travolto ultrasettantenne probabilmente di origine maghrebina. Anche lui non è ancora stato identificato. E a Faenza, in zona stazione, dopo aver scavato nel fango Vigili del fuoco e Protezione civile hanno tirato fuori il corpo senza vita di un ottantaquattrenne. Un uomo di 43 anni, invece, con una pompa stava tentando di svuotare il garage a San Lazzaro di Bologna ed è stato risucchiato in un pozzo.
E il maltempo non dà tregua: anche ieri il bollettino d’allarme dell’Arpa Emilia Romagna segnalava diverse aree della regione a rischio. Continua l’allerta rossa per le piene dei fiumi nelle province di Bologna, Ferrara, Ravenna (dove si teme una nuova esondazione dei corsi d’acqua, in particolare del Lamone, qui è stato costruito un argine per tentare di deviare il corso dal centro abitato), Forlì-Cesena e Rimini. «È in corso un’operazione mai fatta prima, proviamo a invertire le acque del Cer per portarle nel Po e abbiamo chiuso la rotta del Savio per far dirottare l’acqua del Cer fino al Savio», ha spiegato Irene Priolo, vicepresidente dell’Emilia-Romagna con delega alla Protezione civile. C’è ancora un disperso e sono ormai 15.000 gli sfollati (per quelli di Ravenna cominciano a scarseggiare anche cibo e acqua). I Comuni allagati per le 36 ore consecutive di precipitazioni sono 24. Sommersi alcuni quartieri di Bologna e stato d’emergenza a Rimini. Sono 300 le frane ancora attive monitorate dalla Protezione civile. Alcuni ospedali sono ancora in difficoltà. È stata completata l’evacuazione di cento pazienti dalla clinica privata Villa Maria Cecilia di Cotignola, mentre sono chiusi i punti di primo intervento di Cervia e di Lugo. Colpiti anche luoghi simbolo della cultura: la Biblioteca malatestiana di Cesena e Casa Fellini a Gambettola.
«Per i danni al patrimonio artistico dell’Emilia Romagna pianificheremo gli interventi necessari. Quando sarà possibile, senza intralciare i soccorsi, gli esperti del ministero si recheranno nei Comuni colpiti», assicura il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Ed è cominciata la conta dei danni. Coldiretti stima 100.000 ettari alluvionati e 50.000 posti di lavoro a rischio e chiede lo stato di calamità. Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci, dopo i 10 milioni di euro già stanziati, ha messo sul piatto altri 20 milioni per l’emergenza. Le direzioni del ministero delle Imprese e del Made in Italy, su indicazione del ministro Adolfo Urso, hanno effettuato ieri una prima ricognizione per ricavare un quadro complessivo dei danni al sistema produttivo. L’Unione inquilini ha chiesto lo stop di affitti e bollette. Il governatore Stefano Bonaccini affibbia ogni colpa alla cementificazione. E in un punto stampa con la Protezione civile fa il fenomeno: «Non a caso siamo stati i primi ad affrontare il problema della cementificazione con una legge regionale, che ho voluto, contro il consumo di suolo». Ma a inchiodare le ormai lunghissime gestioni rosse è un dossier del Wwf che già nel 2016 lanciava l’allarme sui pericoli dei corsi d’acqua, sugli sconsiderati tagli di alberi nelle golene e sulle occupazioni abusive delle aree demaniali contigue agli argini.
Ora Bonaccini si accorge che «serve un piano per adeguare strutture e infrastrutture a eventi estremi». Ma sa bene che emiliani e romagnoli ripartiranno anche senza le sue programmazioni green, «sostenibili» e «fondate sulla transizione ecologica». Tant’è che se ne è uscito con un «dobbiamo lavorare per tenere insieme le lacrime che avete visto e, nelle lacrime, quelli che cantano Romagna mia». Poi ha aggiunto: «Da queste parti siamo fatti così, si tengono insieme il dolore e la capacità di reagire». E chiede aiuto al governo: «Ho sentito i ministri Matteo Salvini per le infrastrutture e Daniela Santanché per il turismo. Martedì incontrerò Giorgia Meloni a Palazzo Chigi». Prima di lasciare la conferenza stampa in modo strategico, abbandonando il capo della Protezione civile Francesco Curcio in balia delle domande scomode, è tornato sulla cementificazione, affermando che «non è il momento delle polemiche, chi vuole dare una mano può venire a spalare». Mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa a spalare vorrebbe mandarci i ragazzi che hanno imbrattato la facciata di Palazzo Madama: «Faccio una proposta, vadano per almeno una settimana da volontari in Emilia Romagna e certifichino il loro attivo operare per spalare il fango e aiutare a eliminare i danni dell’alluvione. Sarà mia cura provare a convincere il Senato a ritirare la costituzione di parte civile nei loro confronti avendo dato prova di volere concretamente fare qualcosa per l’ambiente». Salvini, invece, sottolinea che, mentre Cgil, Cisl e Uil hanno aderito alla sua richiesta di rinviare, a causa dell’alluvione in Emilia Romagna, lo sciopero del trasporto aereo, «ci sono alcuni micro sindacati di estrema sinistra che scioperano gioiosi, ma siamo in democrazia ed è giusto così».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >