• Esenzioni per seconde case e quelle sotto i 50 mq sono trappole. Ora il governo trovi alleati in Europa per far saltare la riforma.
  • Sebastian Münzenmaier, vicepresidente dei parlamentari di Afd: «Affitti insostenibili nelle città. E le associazioni di categoria criticano gli alti costi che la direttiva implica».

Lo speciale contiene due articoli.

Bruxelles continua a discutere dei nostri immobili. La riunione tenutasi lunedì ha aggiunto un nuovo tassello al percorso di trasformazione delle case in piattaforme «green» dentro le città.

Gli obiettivi rimangono quelli delle precedenti bozze, cioè il raggiungimento, nella scala A1-G, della classe energetica E entro il 2030 e, quindi, della D al 2033 (il che, si calcola a Bruxelles, interesserebbe una forbice tra i 3,1 e i 3,7 milioni di immobili in Italia). Ma dopo una serie di distinguo bipartisan registratisi nelle ultime settimane tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra, «tra le deroghe previste dall’articolo 9 della direttiva spunta un ampio principio di flessibilità valido almeno fino al 2037 e che potrà coprire fino al 22% dell’edilizia residenziale», si legge in agenzia.

Al momento, l’ultimo incontro non ha ancora prodotto un testo che vada ad aggiornare le bozze precedenti, ma le percentuali di esclusione sono da prendere con le pinze. A quanto risulta alla Verità al di fuori dagli obblighi di intervento di ristrutturazione, oltre al mattone classificato come «storico», ci sarebbero le seconde case e le abitazioni con metratura inferiore ai 50 metri. A molti verrebbe da tirare un sospiro di sollievo.

Il tema però è che per l’Ue il concetto di seconda casa non corrisponde tecnicamente alla nostra definizione fiscale. Le norme Ue considereranno tali solo le case abitate per meno di quattro mesi all’anno e quindi, nel complesso, «causa» di un consumo energetico pari al 25% di quello che sarebbe il consumo a pieno regime. Chi sarà titolato a certificare l’uso effettivo? Ci sarà l’inversione dell’onere della prova? Ancora non si sa.

Mentre è chiaro che sia per le seconde case sia per le piccole abitazioni, le esenzioni sono da considerare nel caso l’immobile sia autonomo. Niente da fare se è inserito in un condominio. A questo punto viene da chiedersi quante siano le villette mono familiari con metrature inferiori ai 50 metri quadri per comprendere chi effettivamente si salverà dalla furia ecologista.

Adesso resta da capire quali saranno i prossimi step e, soprattutto, chi seguirà la partita per conto di Palazzo Chigi e per conto dei partiti italiani di maggioranza in sede di Europarlamento. Dieci giorni fa, Fratelli d’Italia ha messo in guardia dal tentativo dell’Unione europea di rifilare all’Italia, con la direttiva sull’efficientamento energetico, «una patrimoniale camuffata che andrebbe a ledere i diritti dei proprietari»: così in una nota il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti, annunciando che il partito ha «presentato una risoluzione in Parlamento per chiedere che il governo intervenga per scongiurare l’approvazione di una norma che danneggerebbe milioni di italiani proprietari di immobili». Bene, ma il rischio è che come quasi sempre accade si punti ad accettare la mediazione e non l’eliminazione delle scelte Ue.

La riforma del Catasto è un esempio concreto di ciò che va evitato in futuro. L’interruzione anticipata della legislatura ha consentito che la riforma non entrasse in vigore. L’obiettivo del precedente governo era applicare su tutto lo stock degli immobili un nuovo sistema di classificazione che, dopo il 2026, avrebbe potuto consentire all’inquilino di Palazzo Chigi di applicare l’Imu sui valori di mercato. Una batosta da cui la metà dei proprietari non si sarebbe ripresa.

La mediazione è stata importante e ha permesso di eliminare molte trappole ma non avrebbe messo in sicurezza il patrimonio immobiliare tricolore. Con lo schema green è la stessa cosa. Il governo deve impegnarsi per farlo saltare trovando sponde in altri Paesi, perché a forza di mediazioni si rischia comunque di perdere una bella fetta di ricchezza. La Germania, in questo caso, potrebbe darci una mano. All’opposizione a Berlino, i cristiano-democratici sarebbero pronti a ribaltare in Aula la posizione portata invece avanti in Consiglio proprio dal governo della Germania guidato da socialdemocratici, liberali e verdi, in prima linea nella difesa della linea dura sulla stretta immobiliare green.

Ricordiamo, infatti, che dall’altra parte della barricata ci sono figure politiche che hanno intenzione di trasformare il Continente.

Un esempio su tutti da Stoccolma. «La nostra priorità è rendere l’Europa più verde. Ci sono diversi dossier legislativi che sono ora in fase di negoziati al trilogo e il nostro obiettivo è arrivare a un accordo durante la presidenza», ha detto il premier svedese Ulf Kristersson nel corso della conferenza stampa con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. «Tra questi, la direttiva sull’energia rinnovabile e la direttiva sull’efficientamento energetico».

La transizione ecologica spinta trova due alleati per noi pericolosi. La Bce e l’inflazione. E la Banca centrale è dichiaratamente disposta a usare la leva monetaria per cambiare l’economia a suon di povertà.

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