Il fallimento di Svb colpisce l’istituto svizzero: il titolo perde il 24%. No dei soci arabi a un aumento di capitale, banca centrale pronta a intervenire. Si temono ripercussioni in Europa, ma la Bce tira dritto: oggi alza i tassi.
A far tremare il mercato sono state le parole pronunciate ieri mattina davanti alle telecamere di Bloomberg tv dal presidente della Saudi National Bank, Ammar Al-Khudairy – ovvero dal maggiore azionista del Credit Suisse – che ha escluso eventuali interventi nella banca svizzera se fosse necessaria nuova liquidità. «Attualmente possediamo il 9,8% della banca svizzera. Se superiamo il 10%, entrano in vigore una serie di nuove regole e non siamo propensi ad entrare in un nuovo regime normativo», ha spiegato al-Khudairy. Ma subito è scattato il panico. Proprio ventiquattro ore prima il colosso svizzero aveva comunicato di non aver ancora arginato il deflusso dei clienti e che il suo revisore dei conti, PwC, ha identificato «debolezze sostanziali» nei controlli sulla sua rendicontazione finanziaria nel periodo 2020-2022.
Senza dimenticare che il colosso elvetico ha già fatto a novembre un maxi aumento di capitale da 4 miliardi (attraverso il quale sono entrati i sauditi come soci) per sostenere una profonda ristrutturazione dopo una serie infinita di scandali e crisi. Le dichiarazioni di Al-Khudairy sono per altro arrivate con il caso Svb ancora caldo e alla vigilia della riunione della Bce che oggi dovrà decidere sul nuovo rialzo dei tassi (secondo gli esperti dovrebbe alzare il costo del denaro di 50 punti base, al 3,5% ma sono attese anche le parole della numero uno, Christine Lagarde sugli effetti delle ultime notizie arrivate dalla Svizzera).
Un tempismo perfetto per rimandare sull’orlo di una crisi di nervi le Borse – e i titoli bancari – già sotto pressione per il rischio contagio del crac californiano. Milano ha perso il 4,61%, accusando la performance peggiore d’Europa: in Piazza Affari Unicredit è scivolata del 9%, Intesa Sanpaolo del 6,8%. Ma sulle altre piazze sono andati a picco anche i titoli di Bnp Paribas (-10,2%), Société Générale (-12%), Deutsche Bank (-9,6%). Gli investitori sono andati in cerca di porti sicuri, comprando a piene mani i titoli di stato, mentre lo spread è salito a 197,9 punti, risentendo dello shopping dei Bund tedeschi. Quanto al Credit Suisse, le azioni a Zurigo sono arrivate a perdere fino al 30%, per poi risalire leggermente a -24,2% dopo le parole del presidente Axel Lehmann (he ha cercato di rassicurare i mercati sulla solidità del bilancio della banca) ma chiudendo la peggior seduta della sua storia con un nuovo minimo di 1,55 franchi svizzeri.
Non solo. Il costo dei credit default swap, i derivati per assicurare i bond emessi da Credit Suisse sul rischio di fallimento, si è avvicinato ai 1.000 punti base, un livello che in genere segnala “gravi preoccupazioni degli investitori”. La curva degli swap è poi invertita, il che significa che costa di più proteggersi da un fallimento immediato della banca invece che da un default successivo.
Intanto, secondo il Wall Street Journal, i funzionari della Bce ieri hanno contattato gli istituti europei sottoposti a vigilanza in merito alla loro esposizione finanziaria nei confronti del Credit Suisse che è classificato come un «istituto finanziario di importanza sistemica». Le principali autorità di regolamentazione della banca si trovano in Svizzera, ma dal momento che l’istituto di credito opera in tutta Europa, nel Regno Unito, in Asia e negli Stati Uniti, il Credit Suisse è monitorato anche dalle autorità locali.
Non a caso ieri il dipartimento del Tesoro americano ha fatto sapere di essere in contatto con le controparti e di monitora con attenzione la situazione controllando anche l’esposizione delle banche statunitensi verso il gruppo svizzero. Il primo ministro francese, Elisabeth Borne, ha invece chiesto alle autorità svizzere di risolvere i problemi della banca.
«L’argomento è di loro competenza e deve essere risolto da loro», ha affermato davanti al Senato il primo ministro francese, precisando che il ministro delle Finanze Bruno Le Maire avrebbe avuto contatti con il suo omologo a Berna «nelle prossime ore». Il presidente della banca svizzera, Lehmann, ha escluso la necessità di aiuti di Stato. Ma secondo il Financial Times il Credit Suisse avrebbe parlato anche con le autorità di vigilanza svizzere in vista del crollo del prezzo delle azioni di ieri e avrebbe chiesto alla Banca nazionale svizzera (BNS) e all’autorità dei mercati finanziari, Finma, di segnalare il proprio sostegno. Bns in serata si è limitata a dire: offriremo liquidità a Credit Suisse se necessario.
Sempre ieri sono, infine, riecheggiate le parole di Larry Fink, il gran capo di Black Rock, che nella sua lettera annuale agli investitori ha scritto: «Non sappiamo ancora se le conseguenze del denaro facile e delle modifiche delle regole avranno un effetto a cascata sul settore delle banche regionali americano con ulteriori chiusure».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >