Elly Schlein dichiara guerra pure ai voucher contro il lavoro in nero
Candidata dem all’attacco. Buoni reintrodotti ed estesi alle discoteche.

«Dobbiamo fare attenzione a un mercato del lavoro profondamente cambiato, non c’è più solo il tempo indeterminato. È un tempo nel quale ci sono lavoratori che hanno necessità diverse, penso ai voucher, una vicenda che riguarda alcune tipologie di lavoratori come gli stagionali. Credo che sia meglio normarle, diversificando le tipologie contrattuali e facendo i controlli, che rischiare che quel lavoro sia fatto in nero». Sono state queste le parole usate giovedì nella conferenza stampa di fine anno dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rispondendo a una domanda sui voucher. Parole che hanno scatenato l’indignazione di Elly Schlein, candidata alla segreteria del Pd. L’attacco in una videointervista rilanciata sui social: «La manovra colpisce le persone più precarie aumentando i voucher, trovo molto gravi le affermazioni di Giorgia Meloni che dice meglio i voucher che il nero, quindi un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con adeguate tutele non è neanche nell’orizzonte di pensiero di questa maggioranza». Non sappiamo se il problema sia la scarsa dimestichezza di Schlein con il mondo del lavoro o l’abbondante predisposizione alla propaganda, ma la candidata piddina sembra dimenticare la realtà. Un’azienda agricola dovrebbe assumere a tempo indeterminato i lavoratori pur avendone bisogno per un mese per la raccolta di pomodori o delle olive? Se chiamo una baby sitter, un giardiniere o un cameriere due volte al mese è meglio pagarli in nero o devo fare un contratto a tempo indeterminato? I voucher possono essere una soluzione per situazioni ben definite nel mondo dell’agricoltura, della ristorazione, del lavoro domestico e dei servizi alla persona che poco hanno a che fare con il lavoro a tempo indeterminato. Non perché piaccia il lavoro precario, ma perché va regolamentato il lavoro saltuario a tutto vantaggio dei lavoratori.

Introdotti da Cesare Damiano nel 2007 in fase sperimentale per la vendemmia e molto circoscritti a precise categorie, furono liberalizzati dal 2009 per poi essere cancellati dal governo Gentiloni con il plauso dei sindacati. In agricoltura i voucher furono introdotti come integrazione al reddito di specifiche categorie. I voucher in vendemmia (del valore unitario di 10 euro comprensivi di salario e di contributi previdenziali) dai 535.000 del 2008 passarono a 1,1 milioni nel 2011 per stabilizzarsi attorno a quota 1,3 milioni fino al 2016. In tutta l’agricoltura hanno raggiunto la quota di 2 milioni e sono rimasti su quella cifra fino alla loro cancellazione. Quando lo strumento dei ticket lavoro fu esteso ad altri comparti dell’economia dai 2 milioni di tagliandi del 2009 si passò rapidamente ai 15 milioni del 2011 e poi ai 69 milioni del 2014 fino ai 134 milioni del 2015. Da lì le contestazioni sindacali che ne portarono poi alla cancellazione. Ora con la manovra i voucher ripartono per le prestazioni occasionali (potranno essere usati anche per lavori in discoteche, sale da ballo e nightclub). E lo fanno con un tetto raddoppiato, visto che si modifica la legge del 2017 che fissava un importo complessivo di 5.000 euro e che ora sale a 10.000.

Arriva, inoltre, un nuovo strumento per il lavoro occasionale in agricoltura, diverso dai voucher. La misura istituisce il contratto per l’impiego occasionale della manodopera in agricoltura che introduce una disciplina transitoria poiché l’emendamento specifica che le misure trovano applicazione per il biennio 2023-24. Il nuovo contratto «assicura ai lavoratori le tutele previste dal rapporto di lavoro subordinato». Consente l’utilizzo dello strumento solo in relazione ai disoccupati, percettori di Naspi e Dis-Coll e Reddito di cittadinanza, pensionati, studenti under 25 e detenuti. In questo modo si riprendono di fatto le categorie già interessate dai voucher. Il contratto non può superare 45 giornate lavorative nell’arco di 12 mesi, anche se il contratto in sé potrà avere la durata di un anno.

Dopo questa prima mossa, però, attendiamo dal governo Meloni altri interventi concreti. La sfida vera sarà sulle politiche attive per superare il cosiddetto «mismatching», la difficoltà a incrociare domanda e offerta di lavoro, formazione e impiego.

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