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Per il comitato interno, Delfin e Caltagirone non sono in conflitto. Votano il babbo della giornalista e la De Martini (ex Luxottica).

Le valutazioni sull’Ops Mediobanca sono frutto «della piena autonomia dei vertici manageriali del Monte dei Paschi e nessun soggetto, trattandosi di un’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria non precedentemente concordata, avrebbe potuto essere coinvolto in alcun tipo di trattativa in relazione alla stessa». Quindi nessun socio è stato coinvolto nella strutturazione dell’operazione. È quanto mette nero su bianco la banca senese in un parere del suo Comitato per le operazioni con parti correlate che è stato depositato ieri e scritto prima del varo da parte del cda dell’offerta su Piazzetta Cuccia. Il parere è stato dato considerando il fatto che Delfin e Caltagirone sono azionisti sia di Mediobanca sia di Mps.

Il comitato ha dunque escluso che essi possano beneficiare di «vantaggi particolari» rispetto agli altri soci del Monte nell’ambito dell’offerta pubblica di scambio su Mediobanca, in relazione alla quale la holding della famiglia Del Vecchio e il gruppo romano sono stati individuati dalla stessa Mps come parti correlate, e dunque in potenziale conflitto di interesse. L’organo, si legge nella documentazione pubblicata dall’istituto di Rocca Salimbeni, «ha preso atto del non coinvolgimento di alcun socio rilevante nella strutturazione dell’operazione che è unicamente frutto della discrezionalità gestionale del management e delle valutazioni del consiglio di amministrazione, non ravvedendo alcuna estrazione di benefici, né alcuna attribuzione di vantaggi particolari a favore delle parti che il regolamento Mps ritiene, su base discrezionale, presuntivamente correlate».

«Delfin e Caltagirone», rileva il comitato, «avranno solo il diritto – proprio in quanto soci di entrambe le società – di esprimersi sulla convenienza dell’operazione in due distinti momenti» e cioè nell’assemblea di Mps sull’aumento di capitale e nell’ambito dell’offerta «valutando se ed in che misura aderire, al pari di tutti coloro che siano azionisti sia del Montepaschi che di Mediobanca». Il comitato, quindi, «non ravvede alcun disallineamento solo anche potenzialmente lesivo degli interessi di Mps in sé o che possa favorire le parti correlate rispetto agli altri azionisti o alcuna alterazione della parità di trattamento degli azionisti di Mps».

Dal documento informativo della banca senese emerge anche che Elena De Simone e Alessandro Caltagirone, manager del gruppo Caltagirone, hanno informato il cda del Monte «in merito ad un interesse ai sensi dell’articolo 2391 del codice civile», che disciplina i casi di interesse degli amministratori in conflitto con quello della società, e dunque «per ragioni di opportunità, non hanno partecipato alla votazione» sulla scalata all’istituto guidato da Alberto Nagel. Nel documento si sottolinea, inoltre, che «imprescindibili esigenze di riservatezza» volte ad evitare fughe di notizie che avrebbero irrimediabilmente compromesso l’Ops hanno suggerito di coinvolgere il comitato il giorno stesso, 23 gennaio, in cui il cda ha deliberato.

Fin qui, il parere. Ma chi fa parte del comitato del Montepaschi costituito il 20 aprile del 2023? L’organismo è composto da tre amministratori indipendenti: Paola De Martini, Alessandra Barzaghi e Renato Sala. Quest’ultimo è amministratore indipendente di Mps dall’aprile 2023, ricopre anche l’incarico di componente del comitato nomine, e del comitato remunerazione. Sala ha iniziato la sua carriera alla Banca Popolare di Milano, poi nel 1983 è entrato nel gruppo Imi, assumendo ruoli di responsabilità in Fideuram. Nel 2004 è senior advisor per l’Italia di JP Morgan e dal 2017 partecipa al think tank Greenmantle, è uno dei soci fondatori del Canova Club di Milano e attualmente è ceo di Advisor srl. Nel curriculum di Sala, pubblicato sul sito del Monte, non viene chiaramente indicato un dettaglio che però evidenziamo qui: Renato Sala è il padre di Cecilia Sala, la giornalista italiana incarcerata a Teheran e liberata dopo circa venti giorni di prigionia lo scorso 8 gennaio grazie all’intervento del governo Meloni. Lo stesso governo che attraverso il Mef è azionista di Mps e che ha sostenuto la mossa su Piazzetta Cuccia.

Quanto a Paola De Martini, che presiede il comitato, è consigliere di amministrazione indipendente di Mps dal maggio 2020, nel cui ambito ricopre attualmente anche l’incarico di componente del comitato nomine, del comitato remunerazione e lo scorso 12 dicembre è stata nominata lead independent director della banca. Avvocato presso lo studio Uckmar per dieci anni, nella sua lunga carriera De Martini è stata anche per dieci anni vicepresidente corporate governance e tax di Luxottica, fondata dalla famiglia Del Vecchio. Nel frattempo, in Piazza Affari Mps ha perso lo 0,22% (6,2 euro) e Mediobanca ha ceduto 0,78% (15,8 euro) con Moody’s che ha confermato il rating di Piazzetta Cuccia cambiando l’outlook da stabile a negativo per «le pressioni al ribasso sul merito di credito che potrebbero derivare dalla combinazione con un gruppo più debole come Mps». Moody’s poi ha confermato il rating, ma migliorato l’outlook di Mps per il potenziale beneficio positivo dell’Ops.

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