Considerato da sempre un «porto sicuro», il metallo giallo ha conosciuto cali del 40% negli ultimi 30 anni, anche se nel complesso è salito del 5%. Inoltre offre buone chance se si punta sugli estrattori e sugli Etf.

Ci può essere un falso senso di sicurezza nell’investire in oro o nei metalli preziosi poiché spesso vengono associati al concetto di «bene rifugio» o «porto sicuro». Tuttavia, è importante sottolineare che l’oro, come qualsiasi altro investimento, non è necessariamente sicuro, né immune da oscillazioni. Ci sono stati periodi in cui chi ha investito in oro ha subito gravi perdite. Ma anche momenti in cui si è mostrato slegato dai crolli dei mercati.

Negli ultimi 30 anni, ad esempio, l’oro ha registrato un rendimento annuo del 5,5% in dollari Usa. Ma questo è stato accompagnato da periodi significativamente negativi, con cali fino al 40%.

«L’oro ha il suo fascino perché è un bene scarso, particolarmente quando si parla d’oro fisico. Solo 245.000 tonnellate sono state scoperte finora. Tre quarti di queste sono state estratte, il resto si presume sia ancora sotterraneo», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti SoldiExpert Scf. «L’oro può vedere enormi picchi nei rendimenti, ma possono essere sporadici, con lunghi periodi di stagnazione e significativi ribassi. Per esempio, nel 2011, molti si aspettavano un ulteriore rialzo con il debito sovrano dell’Eurozona e i timori bancari. Invece, l’oro è diminuito del 45% dal 2015 e non ha raggiunto il picco di 1.895 dollari fino a ottobre 2020. Nel lunghissimo periodo (quindi non pochi anni o decenni) si è mostrato comunque un buon rifugio», continua l’esperto. In realtà, «dal punto di vista finanziario avere una quota percentuale di oro in portafoglio può avere un senso e può contribuire nel tempo ad avere una minore volatilità del portafoglio complessivo perché spesso ha mostrato un andamento decorrelato rispetto alle azioni o obbligazioni, ma è bene conoscerne pro e contro».

Oltre all’oro fisico, è possibile poi investire in azioni di società che estraggono il metallo giallo – i cosiddetti «gold miners» o auriferi – direttamente o tramite fondi o Etf, che investono in queste società in maniera diversificata. Secondo il rapporto trimestrale del World gold council, la Cina è il principale punto positivo a livello globale per i flussi di gioielli in oro e di investimenti auriferi nel 2023. Non a caso, la domanda cinese di investimenti in oro è cresciuta del 28% a 280 tonnellate, compensando il forte calo in Europa.

Altri metalli preziosi come l’argento, il platino e il palladio hanno anche un forte uso industriale ma il tracollo di alcuni (si veda per esempio il palladio, il cui valore è più che dimezzato nell’ultimo triennio) è dovuto a cambiamenti significativi nei processi industriali. Proprio questo metallo viene comunemente utilizzato nella produzione di convertitori catalitici per ridurre le emissioni dei veicoli. Tuttavia, negli ultimi anni, il platino è stato preferito al palladio grazie al suo costo inferiore. Inoltre, la diffusione sempre maggiore dei veicoli elettrici, che non richiedono catalizzatori, ha ulteriormente ridotto la domanda di palladio.

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