Indici ai massimi storici, però la Borsa funziona a due velocità: bene i titoli ad alta capitalizzazione, mentre gli altri stentano. I tassi spingono il settore bancario. Interessanti Iveco, Leonardo, Saipem e Unipol.

A Piazza Affari, a prima vista, a vedere gli indici di Borsa, sembra veramente che siano sbocciati gli affari con gli indici azionari ai massimi storici. È ritornata la dolce vita a Piazza Affari? Cosa sta determinando questo «magic moment» del listino azionario italiano?

Una lettura più attenta degli indici rivela che in verità non tutto sta salendo a Piazza Affari e sono principalmente le azioni a maggiore capitalizzazione (le cosiddette blue chip) a tirare la volata, ovvero i titoli contenuti nell’indice Ftse mib 40, i pesi massimi del listino. A tre anni, questo indice sale del 60,2%. Se si scende, però, ai piani inferiori e si guardano gli indici delle azioni a media o piccola capitalizzazione, la musica è ben diversa con una salita molto più modesta tra il +15% e il +25%. A un anno, l’indice Ftse Italia small cap è in discesa a un anno di circa il -3,6%. In realtà, oggi al «miracolo» non ci crede più nessuno e a trainare il listino di Piazza Affari sono soprattutto i titoli bancari. Grazie al balzo dei tassi d’interesse passati da zero al 5%. Nel 2023, le prime cinque banche italiane hanno generato un totale di profitti pari a 21 miliardi di euro.

«Il settore bancario ha trovato nei rialzi dei tassi d’interesse e nei margini di interesse record i principali catalizzatori», spiega Gabriel Debach, analista di mercato di eToro.

In questo panorama bancario, è risaltata in particolare la performance dei due giganti del settore: Intesa Sanpaolo e Unicredit, che hanno registrato profitti rispettivamente di 7,7 e 8,6 miliardi di euro. A seguire, si posizionano la Banca Mps con 2 miliardi di euro, Bper con 1,5 miliardi e Banco Bpm con 1,2 miliardi di euro di profitto. Del resto, a Piazza Affari il comparto bancario-finanziario-assicurativo è il più importante come peso percentuale e la performance a tre anni dell’indice del settore Ftse banks a +121% (il doppio dell’indice Ftse mib 40) spiega buona parte del movimento. A sostenere poi le quotazioni anche i multipli di Piazza Affari che non sono cari nonostante il rialzo messo a segno in questi anni.

In realtà, «la performance di Piazza Affari va naturalmente relativizzata al periodo poiché se nel breve e medio termine spicca come performance, se si compara l’andamento dell’indice Ftse mib dal 2007 a oggi il differenziale di rendimento è stato enorme nonostante il forte recupero degli ultimi anni», ricorda Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf. «Un rendimento medio annuo del 2,2% (dividendi compresi) per Piazza Affari contro il 4,37% di un paniere allargato di azioni europee e addirittura del +10,7% del mercato azionario Usa». Dall’inizio dell’anno, a Piazza Affari Iveco ha registrato la performance migliore, con un incremento del 69,4%. Seguono da vicino Leonardo, con una crescita del 55,8%, Saipem (+53,8%), Unipol (+50,45%) e Bper (+44,7%).

Sul versante negativo, c’è Tim, con una diminuzione del 23,5%. Altri titoli che hanno registrato bilanci negativi sono Nexi, con un calo del 20,69%, seguita da Erg (-19,33%), Stmicroelectronics (-11,67%) e A2A (-9,98%).

Da non perdere

«Lombardia polo globale per gli investimenti»
Educazione finanziaria

«Lombardia polo globale per gli investimenti»

<div class="GN4_subheadline">L’assessore <strong>Guido Guidesi</strong> a Roma presenta alla stampa estera la nuova strategia della Regione: «Non puntiamo a essere soltanto i più attrattivi in Italia, ma a diventare piattaforma competitiva per i capitali internazionali». Tre imprese straniere spiegano la loro scelta.</div><div class="GN4_subheadline">Lombardia alza l’asticella. Non si accontenta più del primato nazionale nell’attrazione di investimenti esteri: punta a diventare «hub europeo». La nuova strategia è stata presentata ieri a Palazzo Grazioli a Roma, nella sede dell’Associazione della Stampa Estera: da attrattore nazionale a piattaforma competitiva per i capitali internazionali.</div><div class="GN4_subheadline"><span></span></div>

Mps smentisce tutto ma il mercato crede all’uscita da Generali
Educazione finanziaria

Mps smentisce tutto ma il mercato crede all’uscita da Generali

<div class="GN4_subheadline">Il «Financial Times»: Siena cederà il 13,2% delle assicurazioni a Intesa o Unicredit e sposerà Bpm. La Borsa: su Trieste e Banco.</div><div class="GN4_subheadline">Nel gran teatro della finanza va in scena l’ennesima puntata del risiko: Montepaschi vende Generali per comprare Banco Bpm. Forse sì, forse no, forse se ne riparla più avanti. A lanciare il sasso è stato il <em>Financial Times</em>. Secondo il quotidiano britannico, Mps starebbe valutando la cessione, totale o parziale, del 13,2% di Generali detenuto attraverso Mediobanca. </div><div class="GN4_subheadline"><span></span></div>