Negoziati, Meloni alla Casa Bianca il 17 aprile
Giorgia Meloni (Ansa)
Annunciata la data dell’incontro con Donald Trump: anche Bruxelles pone le sue speranze nel viaggio. Il premier: «Proporrò la formula zero per zero sui dazi all’Ue, posizione sostenuta pure da Ursula von der Leyen. È fondamentale non amplificare l’impatto delle tariffe».

Il giovedì santo di Giorgia Meloni alla Casa Bianca si annuncia assai impegnativo: chi dipinge la missione del premier a Washington il 17 aprile come una passerella mediatica non ha ben compreso, o finge di non aver ben compreso, l’estrema delicatezza e complessità di questo viaggio. La Verità ha consultato fonti autorevoli, a Roma e a Bruxelles, le cui considerazioni convergono su alcuni punti fondamentali. Il primo: la Meloni porta sulle spalle il peso delle speranze dell’Europa, o almeno di gran parte di essa. Confidano nella possibilità della Meloni di convincere Donald Trump a trattare innanzitutto i vertici della Commissione europea: Ursula von der Leyen e il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic, che sta già dialogando intensamente con i suoi omologhi di Washington. Si affidano a Giorgia anche una serie di Paesi più piccoli, gli «speranzosi»: Austria, Danimarca, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria. Poi ci sono i gufi, quelli che sperano che la Meloni torni dalla Casa Bianca a mani vuote, a partire da Emmanuel Macron e Pedro Sánchez: i leader di Parigi e Madrid vedono la destra europea come il fumo negli occhi. E la Germania? Sta alla finestra: Berlino va per la sua strada ma, essendo la Germania la nazione più colpita dai dazi, se la Meloni riuscisse a ottenere risultati sarebbe soddisfatta. La missione del premier è considerata molto complicata, un grande atto di responsabilità, se non di coraggio. I motivi sono diversi. Innanzitutto, l’imprevedibilità di Trump: anche se i colloqui preparatori sono già in corso, nessuno è in grado di prevedere cosa farà e cosa dirà il tycoon. Non manca chi fa notare che il nostro leader, in fondo, poteva restare defilato lasciando alla sgangherata e divisa leadership europea il compito di assumersi l’onere di una trattativa così complicata. C’è poi il tema dell’interesse nazionale: «Quella della Meloni è una missione europea», spiega alla Verità una fonte di governo qualificata, «ma è evidente che si va lì anche per far pesare il nostro ruolo di nazione straordinariamente esportatrice».

Nel corso del suo intervento in occasione degli incontri di ieri con le categorie economiche sul tema dazi, Giorgia Meloni ha ufficializzato l’incontro con Trump del 17 aprile e ribadito la sua linea sui dazi e su come reagire, che non è mai cambiata sin dal primo giorno: «Ho già detto quello che penso», ha detto la Meloni , «penso sia una decisione assolutamente sbagliata da parte dell’amministrazione Trump. Le economie delle nazioni occidentali sono fortemente interconnesse, politiche protezionistiche così incisive finiranno per danneggiare l’Europa quanto gli Stati Uniti». Poi il passaggio sul negoziato con gli Usa: «Siamo tutti concordi», ha ribadito la Meloni, «nel dire che una guerra commerciale tra Europa e Stati Uniti non conviene a nessuno. Dunque, la sfida è lavorare con l’Unione europea per definire un accordo positivo che possa avere come soluzione quella di integrare ancora di più le nostre econome, invece di separarle, in un’ottica di mutuo beneficio e di crescita reciproca. Chiaramente un distanziamento dell’economia europea e di quella americana», ha avvertito la Meloni, «porta a una compressione e indebolimento dell’Occidente, che non è mai una buona notizia. Come sapete, all’introduzione, nello scorso mese di febbraio, dei dazi aggiuntivi Usa del 25% su acciaio e alluminio europei, la Commissione europea ha reagito, prevedendo complessivamente contromisure sulle esportazioni statunitensi per un valore fino a 26 miliardi di euro, equivalenti alla portata economica delle tariffe statunitensi. Dopodiché si è riunito con il ministro Tajani il Consiglio dei ministri del Commercio per valutare come rispondere anche alla misura complessiva del 20% dei dazi, ma in ogni caso ora l’Ue si è assestata su una reazione che io considero propedeutica a una trattativa non escalatoria. Lo dico perché se invece la posizione fosse stata quella di una escalation, l’Italia non l’avrebbe supportata». Posizione estremamente importante, quest’ultima, che la Meloni tiene a rivendicare: «La sfida da esplorare», evidenzia il presidente del Consiglio, «è invece quella che l’Italia è stata tra le prime nazioni a promuovere, e che anche la presidente Von der Leyen ha ribadito ieri, ovvero la possibilità di azzerare i reciproci dazi sui prodotti industriali esistenti con la formula zero per zero. In questo mi pare che ci sia da parte della presidente della Commissione e da parte del commissario al Commercio che sta trattando una disponibilità. È questo il negoziato che deve vederci tutti impegnati e a tutti i livelli», insiste la Meloni, «che vede impegnati noi e che impegna me che sarò a Washington il prossimo 17 aprile e ovviamente intendo affrontare anche questa questione con il presidente degli Stati Uniti».

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