L’integrazione alla francese: fermo gli sbarchi e mi paghi. L’Italia fa lo stesso? Cattiva
  • Londra verserà a Parigi 72 milioni di euro per impedire ai clandestini di attraversare la Manica. Un piano simile era stato ideato da Roma per l’Africa, ricevendo critiche.
  • Per Frontex sono 275.000 gli ingressi irregolari in Ue nei primi 10 mesi. E continuano: Calabria e Sicilia assediate.

Lo speciale contiene due articoli.

L’arrivo della nave Ocean Viking nel porto di Tolone, con il suo carico di migranti, continua a tenere banco in Francia. Per Emmanuel Macron e i ministri del governo di Elisabeth Borne, l’Italia rimane una specie di Paese «canaglia». Nel frattempo si è appreso che quando non è in posizione di vantaggio, anche l’esecutivo di Parigi abbassa la cresta gallica e intasca aiuti stranieri.

Ieri i ministri degli Interni di Francia, Gérald Darmanin, e il Regno Unito, Suella Braverman, hanno firmato una dichiarazione congiunta volta a «rafforzare la cooperazione contro l’immigrazione illegale». I due hanno disposto l’adozione di una serie di misure per «lottare contro tutte le forme di immigrazione irregolare, in particolare le traversate (del Canale della Manica, ndr) con imbarcazioni di fortuna, conformemente al diritto internazionale». Un’affermazione, questa, che fa nascere qualche domanda.

In effetti Francia e Gran Bretagna si dicono pronte quasi a tutto pur di impedire che dei clandestini salgano su dei «barchini» e partano dalle coste francesi alla volta delle bianche scogliere di Dover. Ma allora, perché l’Italia non potrebbe «lottare contro tutte le forme di immigrazione irregolare, in particolare le traversate» del Canale di Sicilia o della Sar libica? E poi, perché le navi delle Ong non si mettono a fare la spola tra Calais e l’Inghilterra? Dopotutto la distanza tra le due sponde della Manica è inferiore a quella tra l’Africa e l’Italia e poi, la Norvegia non è tanto lontana. La Ocean Viking – che batte proprio la bandiera di Oslo ed appartiene a Sos Méditerranée, Ong francese – potrebbe portare i clandestini partiti dalla Francia fino al suo Paese di immatricolazione.

Nella dichiarazione congiunta di ieri si può anche leggere che, per impedire le partenze di clandestini, i due Paesi sono pronti a «dispiegare risorse tecnologiche e umane» dedicate «alla sorveglianza e l’intercettazione di tentativi di attraversamento illegale della frontiera». Londra e Parigi si sono anche accordate per «smantellare la criminalità organizzata» anche «raccogliendo e utilizzando le informazioni provenienti dai migranti intercettati». Per dissuadere i canotti pieni di clandestini a salpare dalla Francia, le due nazioni agiranno «in contatto con i Paesi di origine e transito dei migranti» per comunicare «il più possibile a monte» ed evitare che della gente parta alla volta della Gran Bretagna. Darmanin si è anche rivolto agli inglesi, invitandoli «a cambiare, per non rimanere una terra attrattiva» per i migranti.

La dichiarazione congiunta prevede degli investimenti «in centri d’accoglienza nel sud della Francia per dissuadere i migranti che arrivano in Francia dalla rotta migratoria mediterranea di raggiungere il litorale della Manica». Altri investimenti sono previsti per la realizzazione di «centri di ritorno» volti a «favorire l’allontanamento volontario nel Paese d’origine, quando le condizioni lo permettano». Leggendo questo passaggio, nascono altri interrogativi. Questo perché si parla espressamente dell’apertura di centri per migranti arrivati in Francia «dalla rotta migratoria mediterranea».

Ma non è chiaro se tale rotta sia quella terrestre – resa ancora più impervia dopo che Darmanin ha schierato 500 nuovi agenti di polizia e intensificato i controlli alle frontiere con l’Italia – oppure quella marina. Ma in questo caso, si potrebbe pensare che la Francia si appresti a ricevere nuovi sbarchi dalle navi delle Ong, sebbene il presidente e il governo transalpini abbiano detto che con l’Ocean Viking si è trattato di un’eccezione. Quale che sia la risposta a questi quesiti, quel che è certo è che per il suo impegno contro l’immigrazione clandestina, Parigi riceverà da Londra un contributo importante. La dichiarazione congiunta parla di un importo che potrebbe arrivare «fino a 72,2 milioni di euro nel 2022-2023». Sembra una forma di appalto per la gestione delle questioni migratorie dalla Gran Bretagna alla Francia. Qualcosa di simile era stato proposto nel corso degli anni dall’Italia. L’obiettivo era di aprire degli hotspot in Africa ma il nostro Paese ha ricevuto nella maggior parte dei casi solo una valanga di critiche. Anche le strategie adottate dalla Danimarca o dall’Australia, sono state criticate. Questi Paesi inviano i richiedenti asilo in nazioni lontane, situate in Africa o nel Pacifico, in attesa di vagliare le loro domande. Nel testo dell’accordo non si fa cenno al concetto di integrazione. Eppure la mancanza di una volontà di integrazione sarebbe una delle «colpe» del governo di Giorgia Meloni, almeno a detta delle sinistre d’Italia ed Europa, ma anche di qualche macronista.

Nonostante Parigi riceva già da anni milioni di euro da Londra per frenare l’arrivo dei migranti, questi continuano a prendere il mare. Nel 2018, Emmanuel Macron e l’allora premier britannico Theresa May avevano siglato gli accordi di Sandhurst, dove Londra si era impegnata a versare 50 milioni di euro per sostenere l’attività di controllo a Calais. Secondo dei recenti dati forniti dal ministero della Difesa britannico, 40.885 persone sono arrivate a bordo di imbarcazioni di fortuna in Inghilterra. Rispetto al 2021, gli sbarchi sono aumentati del 40%.

Nella frontiera marittima sulla Manica rimangono dei buchi, invece quella franco-italiana è stata quasi sigillata. Le Monde ha rivelato dei particolari su un naufragio accaduto nella Manica tra il 23 e il 24 novembre 2021. Secondo il quotidiano, i clandestini del barchino inabissatosi avevano chiesto aiuto, senza successo, alle autorità francesi per circa 15 volte. Varie Ong si sono dette «costernate».

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