Dobbiamo ammetterlo: letta la missiva indirizzata dalla Cgil al prefetto di Roma, abbiamo pensato seriamente potesse essere una «fake». Ci siamo chiesti perché un sindacato che ha come missione identitaria quella di difendere i diritti dei lavoratori, di formarli, di fornire loro i servizi essenziali per le mansioni che svolgono e soprattutto di firmare il rinnovo dei contratti che possono garantirgli retribuzioni più congrue, si debba interessare di borseggi nella metro della capitale e dello youtuber Simone Cicalone. E così ci siamo rivolti al diretto interessato, al firmatario, al segretario locale Natale Di Cola, per avere una spiegazione. Chiedendogli innanzitutto conferma sulla veridicità dei contenuti.
Nella lettera si esprime la preoccupazione del sindacato «per le azioni dello youtuber Simone Cicalone (specificando che si tratta di un ex pugile ndr), che da tempo pubblica video in cui si reca in zone complicate di Roma, ed anche in altre città, per verificare i pericoli per la gente comune». Cioe? «In uno degli ultimi video di quasi 40 minuti», continua il sindacato, «girato sulla metro e in alcune fermate, viene mostrata quella che sui suoi canali social viene definita “lotta ai borseggiatori”». E quindi? «Le riprese sono un susseguirsi di comportamenti inaccettabili da parte dello youtuber e dei suoi accompagnatori nei confronti di persone additate come intenzionate a compiere furti: dagli atti intimidatori, verbali e fisici, fino a veri e propri inseguimenti tra le scale della metro». Per la Cgil tutto ciò «è inammissibile». «Non siamo solo davanti a un privato cittadino che decide di sostituirsi a funzioni dello Stato», spiega Di Cola, «ma a vere e proprie ronde organizzate e spettacolarizzate con video che normalizzano violenza, razzismo e un’idea distorta della legge».
Lungi da noi prendere le difese di Cicalone o voler dare un giudizio di merito sui video. Siamo a malapena riusciti a vedere quello citato dal sindacato. Il problema è a monte. Per l’ennesima volta, infatti, denunciando l’attività di chi prova con metodi più o meno ortodossi a fermare o a mettere in evidenza un fenomeno come quello dei borseggiatori che a Roma ma non solo è sentitissimo, la Cgil travalica i suoi compiti e va fuori anche dalla missione che gli viene affidata dai milioni di iscritti: difendere lavoro e lavoratori. Perché?
«La nostra organizzazione», conclude la missiva, «resta convinta che la sicurezza delle persone, oltre ad essere un servizio pubblico fondamentale, passi per la promozione di tutti quei valori che rendono una società più inclusiva e includente, per queste ragioni, nel verificare quanto da noi esposto, vi chiediamo di intervenire per contrastare fenomeni di giustizia privata». Mentre rispondendo per iscritto alla nostra domanda, il segretario romano evidenzia che «la Cgil di Roma e Lazio è un sindacato di territorio che si occupa dei diritti delle persone dentro e fuori i luoghi di lavoro, perché siamo un sindacato confederale che tutela gli interessi generali della comunità, tra cui c’è anche la legalità e il contrasto ad ogni forma di criminalità, rispetto ai quali la Cgil ha un impegno quotidiano».
Il punto è che questa sarebbe una risposta perfetta se arrivasse da un partito. Se fosse il Pd a evidenziare che il suo compito prevede la tutela dei diritti delle persone dentro e fuori i luoghi di lavoro, la lotta per la legalità e contro ogni forma di criminalità, nessuno avrebbe da obiettare. I partiti sono nati per quello. Il problema è che quando quelle funzioni se le arroga il sindacato travalicando le sue prerogative perde credibilità anche rispetto a quello che è il suo vero core business: il lavoro.
Se la Cgil interviene contro Cicalone, che peraltro ha quantomeno il merito di mettere in risalto un problema sentitissimo dai cittadini, allora perché non si occupa anche delle case occupate o non denuncia i molteplici fenomeni di microcriminalità che ogni giorno «devastano» le città italiane, tra i quali c’è manco a dirlo anche il borseggio in metropolitana? L’elenco di denunce da fare sarebbe infinito. Ma così diventa tutto opinabile, proprio perché la si butta in politica.
Quella stessa politica che la Cgil continua a fare quando, come successo in Toscana e rivelato dalla Verità, pubblica un comunicato nel quale invita a votare al ballottaggio per il candidato sindaco di Pontedera del centrosinistra, Matteo Franconi. Difficile capire se sia più la voglia di aiutare il Partito Democratico o la furbizia di chi vede l’alleato debole e quindi cerca di prenderne il posto, di sicuro si fa però un danno ai lavoratori, perché si perde la faccia anche rispetto alle battaglie alle volte sacrosante che i sindacati portano avanti a tutela dei loro diritti.
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