Gusmeroli: «Casa bene d’interesse nazionale, non strumento per fare gettito»
Il leghista della commissione Finanze: «Perché diciamo no alla riforma del catasto».

Vicepresidente della commissione Finanze della Camera e responsabile unità Fisco del dipartimento Economia della Lega, Alberto Gusmeroli ritiene che questo sia il momento più sbagliato per parlare di riforma del Catasto, un provvedimento che rappresenterebbe più tasse per tutti sulla casa e il cui solo citarla significa bloccare il mercato immobiliare. Con un rischio: fornire alla criminalità mezzi di pressione sui valori economici degli immobili.

Perché la Lega è così contraria a una riforma del catasto?

«L’edilizia è sempre stata, dal dopoguerra ad oggi, il settore trainante dell’Italia, il Pil dell’anno scorso è stato fortemente aiutato dalla spinta dei bonus edilizi. La vivacità del mercato immobiliare è da sempre uno dei parametri di salute del nostro Paese. Riformare il catasto riferendosi a valori di mercato non può che incidere negativamente sulla crescita economica e su quello che rappresenta un settore nevralgico dell’Italia».

L’attuale anagrafe immobiliare è però soggetta a critiche.

«L’attuale sistema catastale, a differenza di quello che si pensa, in realtà funziona bene. Contribuisce a dare certezza al mercato immobiliare con la suddivisione in categorie, classi e rendite e se presenta disfunzioni non sono dovute al sistema catastale, ma alla sua applicazione. In alcune città non sono state realizzate le suddivisioni in microzone. Ecco perché esistono casi di fabbricati in alcune zone centrali delle città classificate come case non di pregio. La cura è creare le microzone, non abbandonare l’attuale sistema catastale».

Ma con la riforma del catasto non si risolverebbe il problema delle case abusive e non accatastate?

«Se esiste il problema di circa un milione e oltre di case non censite in Italia, non lo si risolve con la riforma del catasto che cambia solo la modalità di calcolo dei valori degli immobili. Le case non censite o abusive tali restano».

Quindi perché Europa, parte del governo, in particolare il Pd e l’Ocse, vogliono la riforma del catasto?

«Semplice: per tassare di più la casa e fare gettito. Riformare il catasto prevedendo un adeguamento dei valori ai prezzi di mercato significa in primo luogo tassare di più tutti i fabbricati, in centro come in periferia, ma soprattutto significa legare il catasto a un valore soggettivo che potrebbe essere pure oggetto di pressione da parte della criminalità. Un aspetto assolutamente sottovalutato. Nella proposta di riforma i valori dei fabbricati dovrebbero addirittura essere adeguati periodicamente. Credo non si abbia idea di cosa significhi applicare praticamente una norma del genere».

Forse non si tratta di una questione esclusivamente fiscale.

«Chi perora la causa della riforma del catasto è mosso da un approccio ideologico, come Pd e Leu che sono a prescindere contro la proprietà oppure sono mossi da una scarsa conoscenza della particolare situazione italiana, dove la percentuale di italiani proprietari di casa è altissima rispetto, per esempio, a francesi e tedeschi. In Francia e in Germania è molto più sviluppato il mercato della locazione. La casa è un bene a cui gli italiani tengono particolarmente e anche per questo bisogna evitare l’aumento delle tasse che consegue alla riforma catastale».

Come disse all’inizio Mario Draghi: «È il momento di dare soldi e non di prenderli».

«La riforma del catasto incide negativamente sulle compravendite di ogni immobile, anche la prima casa, aumentando la tassazione, incide negativamente sulle tasse di successione e donazione, sull’Imu che è già una tassa altissima (20 miliardi di gettito) e in ultimo incide sulla determinazione dell’Isee, per cui avremmo famiglie che prima godevano di esenzione o riduzione della mensa scolastica, scuolabus, assistenza domiciliare, asilo che pagheranno di più».

Cosa proponete, dunque?
«Evitare un vero e proprio disastro su un settore – quello immobiliare – che, come si vede dai bonus edilizi e dal contributo al Pil, è trainante dell’economia. Solo parlare di riforma del catasto ha un effetto depressivo sull’economia. Stiamo vivendo un periodo difficile, è ritornata l’inflazione, il caro energia, in America hanno ricominciato ad alzare i tassi di interesse. Invece di pensare alla riforma del catasto dovremmo dichiarare la casa bene di interesse nazionale e fare il possibile e l’impossibile per ridurne la tassazione, incentivare e semplificare gli interventi sugli immobili, aiutare i giovani ad acquistarla e detassare le attività economiche che direttamente o indirettamente ci lavorano. Questo fa uno Stato dalla parte del cittadino, questo chiede e fa la Lega».

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