Il coordinatore della campagna vaccinale in Lombardia, Guido Bertolaso, aveva messo le mani avanti qualche giorno fa: «Dopo l’improvvisa decisione assunta dal ministero della Salute» di consentire il richiamo a 5mesi dal completamento del primo ciclo, l’Unità di crisi della Regione si è dovuta subito mettere al lavoro per «riorganizzare e ridefinire gli slot per poter accedere alla somministrazione», ma «ad ora non è ancora stata definita alcuna data a partire dalla quale il sistema di prenotazione di Poste consentirà l’accesso con le nuove tempistiche». Così, chi tra gli over 40 questa settimana ha provato a prenotare la terza dose dopo 5-6 mesi dalla seconda ha trovato grosse difficoltà a trovare slot liberi. Idem in altre Regioni, dal Piemonte al Lazio, «booster obbligatorio per medici e vaccino obbligatorio per personale scolastico e forze dell’ordine entro il 15 dicembre, ma il primo appuntamento disponibile per il vaccino a Roma è a fine dicembre», si lamenta un lettore.
Sono settimane che su queste pagine scriviamo, facili Cassandre, che la programmazione è partita tardi e male. Siamo già col fiato corto anche per la scelta, non recente (risale almeno a giugno), di chiudere molti hub vaccinali pensando di poter gestire i richiami con farmacie e medici di famiglia. La circolare sul booster a 5 mesi e anche la riduzione della durata del green pass a 9 mesi rischiano di creare un collo di bottiglia non solo nelle prenotazioni ma anche nelle somministrazioni di gennaio-febbraio, con un mega imbuto tra non vaccinati convertiti alla siringa dopo l’annuncio delle nuove restrizioni, fragili, over 80, Rsa, operatori sanitari, docenti e anche i richiami a persone vaccinate con seconda dose a luglio-agosto. Parliamo di persone che ora, rispetto al primo giro di somministrazioni, ha bisogno del pass per andare a lavorare e del super green pass per non ritrovarsi nel girone dei no vax ovvero «fuori dalla società» (copyright Mario Draghi). Cui si aggiungeranno presto anche i bambini tra i 5 agli 11 anni.
E sempre per la serie «l’avevamo detto», anche il nodo della chiusura degli hub è venuto al pettine. Tanto che le regioni ora devono correre ai ripari. La rete degli hub vaccinali del Lazio è stata ulteriormente implementata con 14 nuovi siti su tutto il territorio regionale. Da lunedì si potrà prenotare il booster anche in farmacia in Emilia Romagna, dove il presidente Stefano Bonaccini ha sottolineato che «fare la terza dose a un numero di persone così rilevanti, con davanti il meno tempo possibile, è un impegno gravoso dal punto di vista dell’organizzazione, perché noi poi ricadiamo sempre sullo stesso personale, ed è un impegno rilevante dal punto di vista dei costi, perché vanno organizzati». E mentre il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, torna ad attaccare il governo («Ci voleva la zingara per capire che era indispensabile la terza dose, considerando che quasi tutto il personale sanitario ha fatto la seconda dose a febbraio?»), non mancano, le iniziative creative. Come quella della Asl Napoli 2 Nord, competente sul territorio di 32 Comuni della provincia: un «calendario dell’avvento vaccinale» per accompagnare la campagna di vaccinazione straordinaria fino a Natale. E chissà se il presidente della Toscana, Eugenio Giani, pensava a degli hub gonfiabili quando ieri ha detto che «per la vaccinazione anti Covid dei bambini nella fascia di età tra 5 e 12 anni cercheremo di prevedere degli hub più grandi con degli spazi specifici per loro».
Intanto, una circolare inviata alle Regioni dal commissario Francesco Figliuolo le sollecita a garantire alle categorie per le quali la vaccinazione è obbligatoria priorità nelle somministrazioni e «l’opzione di accesso diretto agli hub vaccinali senza prenotazioni e predisporre – ove possibile – linee dedicate, sia per il ciclo primario sia per i richiami». Per queste stesse categorie viene anche autorizzata sin da ora la somministrazione dei richiami a partire dai 18 anni di età, senza quindi aspettare il primo dicembre, sempre nel rispetto dei 5 mesi tra seconda e terza dose. Nella stessa circolare si prevede infine per chi si è vaccinato all’estero con un vaccino non autorizzato dall’Ema il richiamo, sempre con vaccino a mRna, dopo almeno 28 giorni ed entro 6 mesi.
Il punto è che «la trasmissione del virus è alimentata dai non vaccinati e da quelli a cui è scaduto il vaccino. E questi ultimi aumentano con il passare del tempo». Non lo diciamo (solo) noi della Verità ma il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, sottolineando che i non vaccinati sono un problema, ma non il principale.
Nel frattempo, secondo un’indagine realizzata dal Centro di ricerca EngageMinds Hub dell’Università Cattolica di Milano, su un campione di 6.000 persone, sulla terza dose è dubbioso un italiano su tre (il 33%), mentre uno su 10 si dichiara apertamente contrario e il 30% dichiara apertamente che il richiamo non sia necessario. Italiani che non possono essere considerati no vax, visto che hanno già ricevuto la doppia dose.
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