Anche Landini snobba la Schlein. Parla con Conte di Stellantis e salari
Maurizio Landini (Ansa)
Carlo Calenda: «L’ex premier ha garantito ad Elkann 6,3 miliardi senza certezze sul lavoro».

Alla fine, i sindacati hanno preferito Giuseppe Conte a Elly Schlein per risolvere la delicata situazione degli stabilimenti Stellantis di Pomigliano d’Arco e Mirafiori, prossimi alla chiusura, come spiega l’ad del colosso franco-italiano Carlos Tavares, se non arriveranno nuovi aiuti da parte del governo Meloni.

Nella giornata di domenica 11 febbraio il numero uno del Movimento 5 Stelle e quello della Cgil, Maurizio Landini, si sono infatti incontrati in quello che doveva essere un incontro segreto e che tale non è stato. Grande assente non gradita era Elly Schlein, leader del Pd, partito che giusto il giorno prima aveva organizzato una manifestazione a Pomigliano d’Arco invitando il governo a muoversi sulla questione. All’evento c’era anche Antonio Misiani, viceministro dello Sviluppo economico ai tempi della fusione tra Fca e Psa che ben poco ha fatto per evitare che la prima azienda del Paese finisse oltralpe.

Forse anche per questo Landini ha preferito interloquire solo con Conte per ben tre ore. Silenzio assoluto sui dettagli degli argomenti trattati, ma si sa che i due si sono visti per parlare di Stellantis e di salario minimo. Ma anche per difendere il reddito di cittadinanza e per lavorare sul cessate il fuoco a Kiev a tutti i costi. Conte, poi, ha detto di apprezzare che la Cgil e il suo leader abbiano con il tempo sposato l’ipotesi di un salario minimo e dunque di fissare una paga minima oraria per legge. Del resto, Landini ha evidenziato questa posizione respingendo il documento sul tema firmato da Renato Brunetta, presidente del Cnel, a cui Meloni aveva chiesto un parere.

Ad ogni modo, sia la Cgil che il M5s hanno confermato l’incontro. Dal sindacato fanno notare che «non è la prima volta che Landini incontra i leader delle forze di opposizione», spiegano aggiungendo che all’ultimo congresso della Cgil è stata invitata ed ha partecipato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e c’è stata una tavola rotonda con tutti i leader dell’opposizione. Dal Pd, sull’incontro tra Landini e Conte, si getta acqua sul fuoco spiegando che l’incontro tra i due leader non sorprende e che Elly Schlein si sente spesso con Landini e che è naturale che il sindacalista parli anche con altri capi di partito.

In realtà, la scelta di Landini appare tutt’altro che casuale, altrimenti non si spiegherebbe il motivo di portare avanti un incontro che, almeno nei piani, avrebbe dovuto essere segreto. Del resto, il Pd (oltre a lamentarsi) ha fatto be poco per evitare che l’ex Fiat finisse in mani francesi e che Tavares continuasse a chiedere soldi favorendo, di fatto, l’occupazione degli stabilimenti francesi a svantaggio di quelli italiani.

Certo è che la preferenza mostrata da Landini verso Conte non è andata giù al numero uno di Azione Carlo Calenda che, a Napoli, ha criticato duramente Conte sul caso Stellantis. «Faccio questa battaglia su Stellantis in splendida solitudine dal giorno in cui Conte ha dato a Elkann una garanzia di 6,3 miliardi per pagarsi un dividendo di 2,9 miliardi in Olanda», ha detto ieri Calenda. «Conte la prima cosa che deve fare è spiegare questo, perché è stato molto silenzioso e spiegare anche come è stato possibile dare quella garanzia senza avere garanzie sull’occupazione e la tenuta delle fabbriche», ha proseguito. «Conte sta zitto su Stellantis perché sa che è il maggior responsabile di una cosa assolutamente irrazionale. Si danno dei soldi a qualcuno per vendere ai francesi le fabbriche italiane. È una cosa che solo in Italia può accadere e di questo deve rispondere Conte poi se vuole andare a fare colazione con Landini siamo contenti e spero che quel cornetto fosse buono», ha aggiunto Calenda.

L’unica certezza è però che il tempo stringe. Il numero uno di Stellantis, Tavares, ha fatto chiaramente capire che senza l’aiuto del governo le fabbriche italiane del gruppo sono a rischio. Basti notare che solo a Pomigliano lavorano 4.500 persone, che ormai rischiano il posto di lavoro.

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