Tenete presente questi numeri: 14 milioni e 80.000. Le due cifre sono importanti perché più di tante chiacchiere spiegano come stia andando la guerra in Ucraina. Il primo dato indica le persone che hanno lasciato il Paese dopo l’inizio del conflitto. Infatti, da una popolazione di circa 42 milioni, oggi Kiev può far conto su 28 milioni di cittadini ancora presenti sul proprio territorio. Gli altri sono fuggiti all’estero. A mettersi al riparo dalle bombe russe, certamente sono state molte donne e tantissimi bambini; tuttavia, sono scappati in Europa e non solo anche numerosi giovani in grado di imbracciare il fucile, i quali alla prospettiva di finire in trincea e di rischiare la vita hanno preferito la fuga. E qui veniamo al secondo dato: 80.000. A tanto ammonterebbero gli ucraini che hanno varcato il confine, sottraendosi agli obblighi di arruolamento e per questo rischiando condanne fra i 10 e i 12 anni di carcere. Nei soli primi mesi dell’anno, in Ucraina sono stati avviati più di 10.000 procedimenti per abbandono dell’unità militare o del luogo in cui il militare doveva prestare servizio. E altri 7.300 procedimenti sono stati avviati per diserzione. I numeri sono enormi, soprattutto se si tiene conto che alla data del 24 febbraio di due anni fa, Kiev poteva contare su un esercito composto da 200.000 effettivi, a cui poi in teoria si dovevano aggiungere i riservisti. A oggi nessuno sa dire con esattezza quanti siano i soldati ucraini tuttavia, anche immaginando che Volodymyr Zelensky sia riuscito a rinforzare le truppe, arruolando forze più fresche, considerando che la guerra ha finora mietuto decine di migliaia di vittime dall’una e dall’altra parte (per i russi si parla di oltre 140.000 morti, più centinaia di migliaia di feriti, e dunque, per logica conseguenza, anche se più contenute le perdite fra i militari di Kiev non possono che essere rilevanti), 80.000 disertori sono un’enormità. Si tratta infatti di circa il 40% degli effettivi schierati all’inizio del conflitto. Secondo il comandante di un battaglione ucraino che ne ha parlato con il quotidiano Telegraph, il fenomeno della fuga riguarda almeno il 30% degli uomini che appartengono alle unità di fanteria, le più esposte ai colpi dei cannoni russi.
Di fronte a decine di migliaia di soldati che scappano, Zelensky ha aumentato le pene per chi getta la divisa alle ortiche e ha pure creato un ministero ad hoc, allo scopo di convincere a rientrare in Patria chi è scappato. Con quali armi di seduzione un dicastero possa indurre al dietrofront chi se n’è andato non è chiaro. Da quel che si capisce, fra i 14 milioni di espatriati certo ci sono i minorenni e le donne, pezzi di famiglie mandate all’estero per evitare che muoiano sotto le macerie provocate dai fitti bombardamenti di Mosca. Ma ci sono anche tanti giovani in età da combattimento. Del resto, chiunque di noi, in Svizzera come in Francia, in Italia come in Germania, avrà notato certi macchinoni che mostrano la targa ucraina, spesso guidati da maschi che potrebbero essere in età d’arruolamento, ma invece sembrano impegnati a fare altro. Insomma, molti combattono per la libertà del proprio Paese, rischiando la propria vita, ma molti altri se la squagliano.
E qui si impone una riflessione scontata: si possono avere i migliori carrarmati, i più efficienti sistemi di difesa, i missili che possono raggiungere le postazioni nemiche a cento o trecento chilometri di distanza, ma se non ci sono i militari, fare la guerra è difficile, figuratevi vincerla. Così, mentre Zelensky insiste a chiedere sempre nuovi aiuti e più armamenti, tace sugli effettivi che può schierare. Del resto, che ci sia una certa stanchezza dell’opinione pubblica, non solo europea ma anche ucraina, è un dato di fatto. Se così non fosse, il presidente ucraino non avrebbe licenziato metà governo, accentrando sempre più potere nelle proprie mani e in quelle della ristretta cerchia di suoi collaboratori. Guarda caso, tra quelli spediti a fare altro, premiati magari con un incarico diplomatico come l’ex capo di Stato maggiore, ci sono ministri più favorevoli a una trattativa per raggiungere un cessate il fuoco. Zelensky al contrario, non vuole sentire parlare di tregua, ma solo di vittoria. Fino a quando? Fino all’ultimo uomo?
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