Vannacci: «Se quel che scrivo fa rumore forse la politica deve riflettere»
Roberto Vannacci (Ansa)
Il generale: «Da una specie di sollevazione è nato un gruppo di persone che la vede come me. Io avvicendato, obbedisco».

Al centro del tornado, il generale Roberto Vannacci non appare particolarmente turbato. È ancora in vacanza in Sardegna con i figli, i nipoti e i genitori. «Sto facendo la massaia», scherza, «devo fare tutto io, ma lo faccio volentieri. Per parlarle esco in giardino perché la casa è piccola, e solo qui posso parlare».

Generale, in questi giorni ne sono state dette tante, dunque cerchiamo di fare chiarezza su alcuni punti. Ancora adesso c’è chi dice: Vannacci ha pubblicato un libro senza autorizzazione dei superiori. Doveva chiedere il permesso e non l’ha fatto?

«Guardi, io mi rifaccio a quello che è un articolo del nostro codice dell’ordinamento, l’articolo 1472 che ribadisce in maniera molto chiara un diritto costituzionale ovvero la libertà di espressione e di pensiero. Questo articolo precisa che il militare è tenuto al riserbo, assolutamente. Riserbo sulle questioni di servizio, di cui io non ho parlato e non parlo, e sulle questioni classificate, segrete, a cui io non faccio riferimento nella maniera più assoluta. E poi sulla propaganda politica, che io non sto facendo. Inoltre devo attenermi ai doveri del militare e avere una condotta irreprensibile».

Lo ha fatto?

«Pubblicando questo libro credo di essermi attenuto alle norme sulla comunicazione e del vivere comune e civile. Non ho offeso nessuno, non ho attaccato o denigrato nessuno, ma ho solamente espresso delle opinioni. Che sono opinabilissime, come tutte le idee che possono essere argomentate, ma che ritengo siano totalmente legittime».

A proposito di propaganda politica: qualcuno dice che lei (o chi per lei) ha organizzato questa operazione per poi puntare a una carriera politica. È vero?

«Le rispondo come ho risposto a qualcun altro che mi ha fatto la stessa domanda. Sono un soldato, faccio il soldato. Questo non vuol dire che farò il soldato tutta la vita, potrei anche valutare altre alternative, magari non in politica. Ma per ora faccio il soldato. Non so per quale motivo sia girata questa idea, che questo libro fosse una sorta di apripista per la politica. Io non ho messo in giro questa voce, non so chi possa averlo fatto per screditarmi o altro. Le dico una cosa».

Prego.

«Sui social ho risposto all’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, la quale ha ribadito che secondo lei avevo tutto il diritto di esercitare la mia libertà di opinione. Alla fine dell’intervento, tuttavia, si chiedeva: “Come mai il generale Vannacci ha scritto un libro proprio adesso?”».

Lei che ha risposto?

«Ho risposto che nel mio tempo libero generalmente faccio sport, vado a pescare, vado a funghi e mi dedico alla famiglia, ma quando sono stanco fisicamente ogni tanto scrivo. E che probabilmente in questi giorni ho demolito un tabù: ho fatto capire che i militari parlano, pensano e ogni tanto scrivono pure».

Quel che lei ha scritto non è piaciuto al ministro Crosetto, attuale responsabile della Difesa, anche se non è sembrato che il suo libro lo avesse letto…

«Quest’ultima è una considerazione che lascio a lei. Io non mi permetto di giudicare il ministro, a lui devo disciplina e rispetto per il giuramento d’onore che ho fatto quando sono diventato militare e pertanto mi attengo alle sue decisioni. Vorrei però puntualizzare un paio di cose».

Puntualizzi.

«A differenza di ciò che qualcuno ha scritto, non sono stato destituito, non sono stato rimosso. Io da mezzanotte di domenica, ovvero dalle 00.01 di lunedì, sono stato avvicendato. Ovvero c’è un’altra persona che siede al comando dell’Istituto Geografico Militare e io sono stato posto, sempre nella sede di Firenze, a disposizione del comandante dell’area territoriale e del comando delle Forze Operative Terrestri».

Seconda puntualizzazione?

«Molti pensano e hanno scritto che sono stato raggiunto da un provvedimento disciplinare. Ma ribadisco che non mi è stato notificato alcun provvedimento disciplinare. Qualora mi fosse notificato, faccio notare che l’avvio di un procedimento disciplinare non sancisce la colpevolezza. È un po’ come l’avviso di garanzia, dice: attenzione stiamo valutando, stiamo indagando per vedere se nella condotta di questa persona si profilano delle inadempienze, delle mancanze dal punto di vista della disciplina militare. Fino a che il procedimento disciplinare non si conclude con una dichiarazione, diciamo con una “sentenza”, non c’è colpevolezza».

Lei è stato avvicendato, dunque. Colpisce la tempistica dell’avvicendamento: tutto in pochi giorni, e senza preavviso. Una decisione politica?

«Evito ogni speculazione e dico quello che so: ho ricevuto un semplice telegramma nel quale mi veniva detto che dal giorno 20 a mezzanotte sarei stato trasferito a questo incarico nella sede di Firenze e al mio posto sarebbe arrivata un’altra persona. Non è stata data una spiegazione, una giustificazione a questo movimento. Questo per me è un ordine, quindi mi attengo all’ordine che mi è stato dato».

Torniamo alle polemiche sul libro. Tra le accuse che le rivolgono c’è quella di antisemitismo. Ma nel suo scritto lei non cita gli ebrei.

«Il libro l’ho scritto tutto io, non l’ho fatto scrivere a qualcuno, non l’ho fatto neanche correggere, quindi probabilmente c’è qualche strafalcione. Quindi conosco ogni parola, ogni lettera. E come dice lei, non mi risulta che all’interno del libro compaia la parola ebreo o qualche altro riferimento alla questione. Credo che la cosa sia nata per via di qualche intervista che ho concesso, in cui dicevamo semplicemente che per me dire “ebreo di m…” è offensivo come dire “cristiano di m…”. Suppongo che sia nata così. In ogni caso non sono affatto antisemita o contro gli ebrei. Peraltro sono stato in Israele, sono stato accolto dalle forze di difesa israeliane, ho lavorato con loro, svariate volte, ho lavorato con le forze speciali fianco a fianco, mano nella mano, quasi sangue nel sangue, e quindi tutte queste accuse, come quelle di nazismo, le rimando al mittente».

Lei dice: non ho uno spin doctor e non volevo fare politica. Ma il suo libro è divenuto nei fatti una sorta di manifesto politico. Ha per lo meno toccato dei nervi scoperti.

«Lo so, non sono ingenuo. E sono anche grato di tutte le testimonianze di solidarietà che ho ricevuto anche da persone che non ho mai visto né conosciuto. Ho notato che c’è stata anche una specie di sollevazione di molti che condividono i contenuti del libro – che sono comunque opinabili – o per lo meno ritengono che valga il diritto della libertà di espressione, il quale per altro è previsto dalla Costituzione. Ho visto che è nato un bacino di persone che la vedono così. Ma se questo bacino esiste sono i politici, i leader dei partiti a dover fare considerazioni politiche, non io».

Va bene. Però se ha scritto questo libro forse qualche risposta se la aspettava pure lei, o voleva sollevare delle questioni con cui la politica dovrebbe misurarsi.

«Mi attengo a quello che lei dice: se dal libro sono scaturite considerazioni politiche, se c’è questo fenomeno reale che lei dice, non è qualcosa di cercato e voluto da parte mia. Dovrà essere gestito, ma non da me. Almeno in questa fase. Poi certo, una delle motivazioni che mi ha portato a scrivere questo libro è il fatto che quando mi trovavo la sera ad assistere ad alcuni talk show saltavo sulla sedia sentendo risposte che mi facevano appunto pensare a un mondo al contrario. Quindi mi sono detto: ma possibile che siamo in un mondo dove la realtà viene totalmente travisata? Ho notato che molti amici – non tutti militari, perché non stiamo solo fra di noi – la pensavano come me. E mi chiedevo: ma come mai invece nei sistemi, nei mezzi di comunicazione passa un messaggio che è totalmente diverso? Allora mi sono messo a scrivere queste quattro cose. Mi aspettavo una reazione, sì, ma da parte dei miei conoscenti o di qualcuno che l’avrebbe comprato. Di certo non l’ho fatto per candidarmi alle elezioni. Pensavo pure di rimetterci dei soldi».

Invece si sta arricchendo con tutte queste copie vendute?

«Direi proprio di no».

Per altro il volume sarà presto in libreria per l’editore Il Cerchio, almeno questo ha annunciato il responsabile della casa editrice, Adolfo Morganti.

«Ne stiamo parlando. È una idea che mi piace, perché in quel modo il libro potrebbe rimanere sugli scaffali delle librerie per qualche tempo in più. Sarei felice se la discussione potesse restare viva più a lungo».

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