Siamo arrivati al giorno di guerra numero 199 e in Ucraina si continua a combattere furiosamente. Ieri sui social network sono circolate alcune immagini nelle quali si vedeva un gruppo di soldati che sventolano una bandiera ucraina sotto un cartello che segnava l’ingresso a Kupiansk, una città in mano ai russi nella regione di Kharkiv. A diffondere alcune immagini su Twitter è stato Ilia Ponomarenko, reporter del Kyiv Independent. Quanto visto ieri arriva dopo che l’esercito ucraino era avanzato nei giorni scorsi verso Kupiansk, utilizzata dalle truppe russe come hub logistico. Nel suo bollettino giornaliero il think tank americano Institute for the study of war sottolinea il fatto che gli ucraini potrebbero riconquistare la città entro le prossime 72 ore. Se ciò dovesse accadere, secondo gli analisti americani, sarebbe un brutto colpo per le linee di comunicazione delle forze russe. Senza dubbio gli ucraini hanno approfittato del supporto Nato, in particolare dei satelliti, che sono stati fin dall’inizio una vera spina nel fianco per l’esercito russo.
Ma cosa sta accadendo nella zona di Kharkiv? Lo chiediamo al Generale di Corpo d’armata Maurizio Boni: «L’attacco sferrato nel settore di Kharkiv da parte delle forze di Kiev va inquadrato nella logica di rallentare o impedire ai russi di completare l’accerchiamento delle ultime linee difensive ucraine nella regione di Donetsk. Per chiudere la partita del Donbass Mosca ha pianificato di ricorrere a uno sforzo offensivo principale nel settore orientale e uno sussidiario da Nord Est, impiegando le unità schierate nel settore di Izyum». Quindi attaccando Kharkiv gli ucraini costringono i russi a rispondere agli attacchi? «Certo, ma così stanno anche indebolendo lo sforzo offensivo finale nel Donbass che rimane, è bene ricordarlo, l’obiettivo più importante per i russi, da conseguire prima dell’inverno». La direttrice lungo la quale ha sfondato la resistenza, infatti, è fondamentale per alimentare lo sforzo bellico dell’invasore negli Oblast sudorientali.
Vedere i russi soccombere in quest’area è sorprendente, tuttavia, secondo Maurizio Boni, Mosca ha commesso degli errori: «I russi hanno sempre difeso bene quella parte di fronte e i successi ucraini ci indicano chiaramente che, anche a fronte di una prevedibilità molto elevata di possibili intensificazioni di azioni offensive, il Cremlino ha indebolito le proprie difese, che adesso farà molta fatica a ripristinare. Molto probabilmente ciò è dovuto a una serie di errate valutazioni circa le capacità e le intenzioni dell’avversario. In ogni caso non è un buon segno per le forze di Mosca, costrette, almeno per il momento, a rincorrere gli eventi». Non a caso, il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha salutato i «progressi concreti e tangibili» degli ucraini, pur ribadendo che la guerra può durare a lungo, perché Mosca rifiuta mediazioni diplomatiche.
I russi stanno comunque rinforzando la loro presenza nella regione di Kharkiv, nel Nord Est dell’Ucraina, per tentare di resistere all’offensiva delle truppe di Kiev. E sono riusciti a respingere un contrattacco sferrato sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, dove il blackout di ieri, stando agli ispettori Aiea, comprometterebbe la sicurezza dell’impianto.
Ieri è stata una giornata molto importante anche per l’Italia, vista la visita a Kiev del presidente del Comitato di controllo sui servizi segreti (Copasir), il senatore Adolfo Urso (Fratelli d’Italia), che ha assicurato che dopo il 25 settembre l’Italia manterrà gli impegni assunti e non si sfilerà dalle sue alleanze storiche. Una visita, quella di Urso – uno degli uomini più vicini a Giorgia Meloni – della quale erano stati informati sia il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sia il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, con il quale i contatti sono proseguiti anche durante la visita di Kiev, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Tutto ciò non deve stupire, visto lo spirito di piena e leale collaborazione tra le istituzioni e tra le forze politiche, che c’è sempre stato in questi mesi tra il Copasir e il governo. Per Andriy Yermak, capo dell’Ufficio del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, «il supporto dell’Italia all’Ucraina fin dall’inizio dell’aggressione russa contro il nostro Paese è diventato la migliore espressione della nostra tradizionale amicizia e partnership». Yermak ha anche preso atto «del ruolo di Adolfo Urso come presidente del Copasir e ha espresso gratitudine per la ferma posizione della commissione a sostegno delle proposte del governo italiano in merito all’assistenza tecnico-militare all’Ucraina e al contrasto delle minacce ibride russe».
Ieri il Dicastero per il servizio della carità ha reso noto che l’Elemosiniere di Sua Santità, il cardinale Konrad Krajewski, si recherà in Ucraina per la quarta volta a nome di papa Francesco. Ieri si è fatto sentire Vladimir Putin, che ha dichiarato di voler ridiscutere con Recep Tayyip Erdogan l’accordo che consente all’Ucraina di esportare il grano.
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