Primo accordo di pace in Ucraina
Donald Trump (Getty Images)
Nei colloqui in corso a Riad, gli Stati Uniti sono riusciti a raggiungere un’intesa con Kiev e Mosca su tre punti: tutela dagli attacchi delle infrastrutture energetiche di entrambi i Paesi, sicurezza della navigazione nel Mar Nero e ripristino del «patto» sul grano.

Qualcosa inizia realmente a sbloccarsi nelle trattative diplomatiche sulla crisi ucraina. Ieri, la Casa Bianca ha pubblicato due comunicati in cui sono stati riassunti i risultati dei colloqui che gli americani hanno tenuto a Riad, tra domenica e martedì, con la delegazione russa e con quella ucraina. In sostanza, gli Stati Uniti sono riusciti a raggiungere un’intesa con Kiev e Mosca su tre punti: tutela delle infrastrutture energetiche, sicurezza di navigazione nel Mar Nero e ripristino dell’accordo sul grano.

«Gli Usa e la Russia hanno concordato di garantire una navigazione sicura, eliminare l’uso della forza e impedire l’uso di navi commerciali per scopi militari nel Mar Nero», recita la nota dedicata alle trattative con Mosca. «Gli Usa contribuiranno a ripristinare l’accesso della Russia al mercato mondiale delle esportazioni di prodotti agricoli e di fertilizzanti, ad abbassare i costi delle assicurazioni marittime e a migliorare l’accesso ai porti e ai sistemi di pagamento per tali transazioni», si legge ancora. Washington e Mosca hanno inoltre concordato «di elaborare misure per attuare l’accordo tra i presidenti Trump e Putin, volto a vietare gli attacchi contro gli impianti energetici di Russia e Ucraina». Il comunicato si augura poi che sia possibile «raggiungere una pace duratura», accogliendo anche «con favore i buoni uffici dei Paesi terzi al fine di sostenere l’attuazione degli accordi energetici e marittimi». Infine, un dettaglio importante: la nota della Casa Bianca si conclude con un ringraziamento al principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, per aver ospitato i recenti colloqui diplomatici.

Il comunicato americano sugli incontri con la delegazione ucraina è quasi identico: Kiev ha accettato sia l’intesa sul Mar Nero sia quella a tutela delle infrastrutture energetiche. Di significativo si aggiunge che «gli Usa e l’Ucraina hanno concordato che gli Usa continueranno a impegnarsi a contribuire allo scambio di prigionieri di guerra, al rilascio dei detenuti civili e al ritorno dei bambini ucraini trasferiti forzatamente». Un ulteriore dettaglio, non irrilevante, è stato aggiunto, poco dopo, dal ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov. «Qualsiasi movimento da parte della Russia delle sue navi militari al di fuori della parte orientale del Mar Nero costituirà una violazione dello spirito di questo accordo, sarà considerato una violazione dell’impegno a garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Nero e una minaccia alla sicurezza nazionale dell’Ucraina. In questo caso l’Ucraina avrà il pieno diritto di esercitare il diritto all’autodifesa», ha dichiarato.

Ieri, Volodymyr Zelensky ha anche detto che il cessate il fuoco su infrastrutture e Mar Nero sarebbe entrato in vigore immediatamente, chiedendo a Trump, in caso di violazione da parte di Mosca, armi e sanzioni. Il presidente ucraino si è comunque mostrato cautamente ottimista. «È troppo presto per dire se funzionerà, ma questi sono stati gli incontri giusti, le decisioni giuste, i passi giusti», ha affermato. Il Cremlino, dal canto suo, ha detto che l’intesa su Mar Nero e grano entrerà in vigore soltanto se verranno revocate le sanzioni alle banche russe collegate al settore alimentare e dei fertilizzanti, chiedendo inoltre che tali istituti vengano riconnessi al sistema Swift. Ora, è vero che, nel suo comunicato sulle trattative con i russi a Riad, la Casa Bianca ha implicitamente aperto a una riduzione delle sanzioni: si parla infatti di «ripristinare l’accesso della Russia al mercato mondiale delle esportazioni di prodotti agricoli e di fertilizzanti». Tuttavia, per quanto riguarda l’eventuale reintegro nel sistema Swift, dovrebbero probabilmente avere voce in capitolo anche l’Ue.

Insomma, nonostante gli americani abbiano finora tenuto dei colloqui separati con russi e ucraini, è la prima volta da tre anni che Mosca e Kiev raggiungono un’intesa così avanzata. Era luglio 2022, quando la Turchia riuscì a mediare l’accordo sul grano tra i due contendenti: accordo da cui la Russia si sarebbe poi ritirata nel luglio 2023. Chiaramente bisogna andare con i piedi di piombo e capire se l’intesa complessiva, annunciata ieri, reggerà. Tuttavia è oggettivo che gli Usa abbiano ripreso l’iniziativa diplomatica, uscendo dall’impasse che avevano ereditato dalla precedente amministrazione. Il che serve a Trump anche per far sì che Washington possa recuperare influenza su quelle ampie parti del Sud Globale che si augurano una celere conclusione del conflitto in Ucraina (si pensi soltanto all’India).

Un secondo aspetto da sottolineare è la marginalizzazione della Turchia, nonostante i suoi interessi geopolitici in un’area strategica come quella del Mar Nero. Il ringraziamento esplicito della Casa Bianca a bin Salman suona come uno schiaffo politico a Tayyip Erdogan, che vede crescere a proprio discapito il peso diplomatico di Riad: quella Riad con cui il presidente turco è più o meno sotterraneamente in competizione nello scacchiere mediorientale (dalla Siria a Gaza, passando per l’eventuale rilancio degli Accordi di Abramo). Ankara sta comunque cercando di rientrare in partita: proprio ieri, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, era a Washington per incontrare l’omologo Marco Rubio.

Certo, sul campo di battaglia, la Russia è per il momento avvantaggiata. Ma va anche tenuto conto del fatto che Mosca, nel corso del 2024, si è indebolita in Medio Oriente: ciò è avvenuto sia per la caduta di Bashar al Assad sia per le crescenti difficoltà in cui è piombato l’Iran. Ecco che dunque, in cambio di un ammorbidimento sul fronte ucraino, Trump potrebbe aiutare Putin a recuperare influenza in Siria in funzione antiturca: uno scenario, questo, che sarebbe ben visto sia dai sauditi che dagli israeliani. Non è escluso che lo schiaffo a Erdogan sui negoziati ucraini vada esattamente in questa direzione. D’altronde, i russi non perdonano al sultano di aver spalleggiato l’ascesa di Mohammed Al Jolani a Damasco: quel Jolani che viene a sua volta visto con timore tanto a Riad quanto a Gerusalemme.

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