Il parlamentarismo s’è inceppato. I presidenti li eleggano gli italiani
La paura di plebisciti fascisti non regge più: chi vuol salire al Colle passi per le urne.
La paura di plebisciti fascisti non regge più: chi vuol salire al Colle passi per le urne.
Per dare un contentino a tutti si è finito per rendere irrilevanti i contributi alle varie attività o progetti. Niente a che vedere con il pragmatismo britannico o con il gigantismo Usa da 2.000 miliardi di dollari.
I contribuenti risparmieranno in media 30 euro al mese: nessun rilancio dei consumi.
Il governo vuole uno scostamento ma senza appesantire i conti pubblici. Così restano solo due opzioni: più tasse o meno spese. Sarà comunque un bagno di sangue.
L’economista chiede all’esecutivo di trovare fondi per i sostegni tagliando il Superbonus. La risposta giusta invece sarebbe rivedere il Pnrr, tanto rigido da dimostrarsi peggiore pure dei parametri di Maastricht.
La verifica della card tocca ai commercianti e ai datori , con perdite di soldi e tempo da destinare ad altro. Ma il compito spetterebbe ai pubblici ufficiali. Se si fa saltare questo confine si minaccia la democrazia.
Rincari record nei mercati, soprattutto per l’ortofrutta. La Finanza drizzi le antenne.
Fondi in manovra per evitare il default di Napoli, Reggio Calabria, Torino e Palermo. In cambio i sindaci dovranno alzare le tasse e tagliare servizi e versamenti alle aziende.
Vent’anni fa Pechino entrava nel commercio mondiale. Da allora detta legge mentre l’Occidente ha perso milioni di posti di lavoro. E l’Europa? La brutta addormentata.
A parole sono tutti d’accordo, ma nei fatti nessuno spinge per una riforma fiscale radicale che ridia ossigeno al ceto medio.
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