Un clandestino appartenente all’Isis se ne andava in giro indisturbato per l’Italia. Ma per la condanna che si portava dietro dall’Algeria sapeva che quel controllo l’avrebbe pagato con la libertà.
Yassine Chouial, 37 anni, algerino, che potrebbe essere entrato da un Paese europeo, era ricercato per terrorismo internazionale, inseguito da un mandato di cattura emesso dai magistrati di Algeri perché considerato un combattente dello Stato islamico sin dal 2015, presente nell’area di combattimento siriana e con «contatti Telegram con altri membri dell’organizzazione» terroristica. La sua consegna alle autorità algerine, dopo il via libera della Corte d’appello di Milano, è fissata per il 22 novembre (lui non si è opposto). La Procura generale coordinata da Francesca Nanni, che ha chiesto di eseguire il mandato d’arresto (in aula c’era il sostituto procuratore generale Giulio Benedetti), ha sottolineato che Chouial era armato, che aveva tentato di «eludere» un controllo e che alla richiesta di documenti avrebbe «spintonato» gli agenti. L’algerino è stato un fantasma fino al 29 agosto scorso. Entrando nella stazione milanese della metropolitana, alla fermata di Cadorna, si era mostrato nervoso ai tornelli. Continuava a guardarsi attorno e aveva assunto un comportamento che gli agenti della sezione Volanti hanno definito «sospetto».
Quando due agenti della Polmetro dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico gli sono andati incontro per controllarlo, ha gettato la maschera. Prima ha urlato «Allah akbar», poi si è sfilato lo zainetto che portava sulle spalle e ha tentato di aprirlo. I poliziotti gliel’hanno subito strappato dalle mani. All’interno c’era un coltello con una lama da 12 centimetri. Per la resistenza e il possesso del coltello, spiega il dirigente della sezione Volanti Pino Schettino, è stato fermato. Non aveva documenti. Il fascicolo finisce sulla scrivania del pm di turno, Cristiana Roveda, che dispone il suo trattenimento al Cpr di via Corelli.
In questura, nel frattempo, sono scattati i controlli della Digos. Dai primi accertamenti e dalle comparazioni fotografiche e dattiloscopiche, sebbene privo di precedenti in Italia, è risultato positivo nella banca dati Schengen ed è emerso il mandato di arresto internazionale. Nelle settimane successive è arrivata tutta la documentazione. Chouial è stato, quindi, di nuovo arrestato e portato nel carcere di San Vittore. Il ministero della Giustizia un mese fa ha espresso parere positivo alla consegna dell’algerino. «Mi piace l’Italia, ci vivo da un anno», ha detto Chouial durante l’udienza del procedimento per l’estradizione che si è svolta davanti ai giudici della Quinta sezione penale d’appello (presidente Francesca Vitale).
Ha affermato di sbarcare il lunario vendendo, da ambulante, ricariche telefoniche ai suoi connazionali. Inoltre non ha una dimora stabile. Le informative della Digos lo indicano come un frequentatore della moschea di Lampugnano, quartiere della zona Ovest della città, dove si sarebbe fermato spesso anche a dormire. Chouial, stando alle verifiche nel sistema interforze al quale hanno accesso le forze di polizia, non era mai stato fermato né controllato prima in Italia. E, soprattutto, non si sa come abbia varcato i confini nazionali. Sono, quindi, ancora in corso verifiche, anche tramite gli apparati dell’intelligence, per ricostruire il suo percorso. Per ora si sa che ha lasciato l’Algeria nel 2015 probabilmente per andare a combattere in Siria e che è ricomparso a Milano il 29 agosto dove, ritengono gli investigatori, non sarebbe arrivato molto tempo prima.
Da alcune notizie raccolte dai frequentatori della moschea, pare sia arrivato lo scorso giugno. «Grazie alle forze dell’ordine e avanti così, inseguiamoli uno per uno e rispediamoli a casa», ha commentato il vicepremier Matteo Salvini, aggiungendo: «Ora in galera a San Vittore, presto a casa sua in Algeria». «Il governo di Giorgia Meloni sta operando in maniera egregia e puntuale, non lasciando nulla al caso. Lo stesso soggetto pericoloso era sfuggito alle maglie dei controlli sia in Belgio sia in Francia ed era ricercato anche in Algeria. Un plauso alle nostre forze dell’ordine ed alla Digos che monitorano la situazione e tengono altissimo il livello di guardia», ha affermato Sara Kelany, deputato e responsabile del dipartimento immigrazione di Fratelli d’Italia.
La stretta del governo sugli ambienti a rischio comincia a percepirsi. Ieri è stato allontanato dal territorio nazionale anche un marocchino espulso dal prefetto di Alessandria (è la cinquantanovesima espulsione dall’inizio dall’anno). Si chiama Enhamel El Mehdi, ha 23 anni, ed era considerato socialmente pericoloso. Negli ultimi giorni, fanno sapere dal Viminale, lo straniero era stato denunciato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e di offesa a una confessione religiosa. Ha distrutto tre crocefissi: il 27 ottobre ha danneggiato quello dell’altare maggiore della chiesa di Santo Stefano, staccato e preso a calci; tre giorni dopo è entrato nella chiesa della Confraternita di San Giovannino, è salito sull’altare, ha staccato la croce dal presbitero gettandola a terra e mandandola in pezzi. Poi ne ha tirato via un altro dalla parete dell’ingresso, l’ha appoggiato al muro e l’ha preso a calci. La sequenza è stata anche ripresa dall’impianto di videosorveglianza.
Durante l’identificazione in questura ha minacciato gli agenti e, infine, si è rivolto ai cristiani credenti affermando di voler vendicare le morti nel conflitto israelo-palestinese.
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