Non solo moda e cibo. Il made in Italy è industria hi tech ma serve marketing
Siamo campioni mondiali di innovazione e adattamento di un prodotto alle esigenze del cliente. Però va pubblicizzato.
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Siamo campioni mondiali di innovazione e adattamento di un prodotto alle esigenze del cliente. Però va pubblicizzato.
Secondo uno studio di Banca Ifis è questa la percentuale di prodotto interno lordo generata dall'ecosistema italiano della bellezza, che produce valore a più livelli: economico, sociale e imprenditoriale.
Il colosso lancia un derivato dai legumi modificato in laboratorio, con costi molto più bassi di quello animale. Sarà premiato però dal Nutriscore di Bruxelles che invece penalizza i prodotti made in Italy in quanto naturali.
Il presidente del Consorzio di tutela, Renato Zaghini: «Arrivano le lunghe stagionature, sosteniamo i consumi. E all'Ue diciamo: basta dare vantaggi ad altri». Il 2020 è stato un anno record, venduti oltre 5 milioni di forme.
Il consigliere di Roberto Speranza si unisce ai francesi per l'adozione di Nutriscore, il bollino europeo che marchierebbe come dannose le nostre eccellenze. Matteo Salvini: «Si dimetta».
Lo speciale contiene quattro articoli.
Il direttore creativo di Tagliatore: «La collezione per il prossimo inverno avrà tante maglie e cardigan per chi ha un gusto ricercato anche fuori dall'ufficio».
Netta presa di posizione del ministro contro il Nutriscore: «Ci fa un danno enorme». Poi si unisce all'appello per riportare gente nei locali: «I fornitori sono in sofferenza».
Lo stilista che crea scarpe per Lady Gaga, Rihanna e Beyoncé: «Ospito le dive nella mia Savignano sul Rubicone. Per fare tacchi di 20 centimetri serve un rigoroso studio tecnico ed ergonomico: se una cantante cade sul palco e si…
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