L’Ucraina ha avuto pessimi avvocati
Londra e poi l’Ue hanno ostacolato i negoziati del 2022, convincendo il Paese invaso a mandare al massacro i suoi soldati. In vista di una vittoria impossibile fin dall’inizio.
Pagina 36
Londra e poi l’Ue hanno ostacolato i negoziati del 2022, convincendo il Paese invaso a mandare al massacro i suoi soldati. In vista di una vittoria impossibile fin dall’inizio.
Il premier inglese: «Senza di te accordo impossibile». Donald: «Prima la pace, poi si parlerà di truppe». Ed elogia la Brexit.Colloqui in Turchia: Vladimir Putin ottimista, Cina in ansia. Gli Usa rinnovano le sanzioni.
Scontro su un emendamento della sinistra. Claudio Borghi (Lega): «Volevano togliere al nostro Paese il diritto di veto». Viktor Orbán contesta il vertice Ue-Uk di domenica, dove sarà pure Volodymyr Zelensky: «Provano a far continuare il conflitto».
I transalpini hanno provato a mettere le mani su terre rare e altri minerali ben prima del cambio della guardia negli Stati Uniti. Anche l’Ue voleva intrufolarsi nell’accordo che oggi Zelensky firmerà invece alla Casa Bianca.
Diplomazia in fermento: Keir Starmer atteso a Washington per le forze di pace in Ucraina.
La sinistra che a parole vuole il cessate il fuoco tifa contro il negoziato di Trump e spera che l’Unione rompa con gli Usa. È la falsità di chi critica il compromesso ma non propone alternative, perché non esistono.
Volodymyr Zelensky vicino alla firma dell’intesa con gli Usa per lo sfruttamento dei minerali ucraini. L’Europa insiste: «Serve la forza». Ma intanto sull’ingresso di Kiev nell’Unione la presidenza di turno polacca frena.
Il brutale assassinio dei due bambini rapiti il 7 ottobre, insieme a quello della loro madre conferma la cultura di morte che anima la Striscia. La pace con Israele è ormai un sogno.
Elon Musk insulta l’ex comico («Si nutre di cadaveri dei soldati»), The Donald lo umilia: «Inutile averlo agli incontri, non ha carte. Migliori i colloqui con Putin che con lui».L'Ue verso un nuovo pacchetto da 6-10 miliardi per Kiev. Madrid…
Giornalisti e politici, da Alan Friedman a Pier Ferdinando Casini, per anni hanno sostenuto a gran voce la «resistenza ucraina» invocando l’invio di armi. Adesso, senza fare un plissé, dicono che è «ovvio» che Kiev non può vincere.
Accedi
Registrati
Registrazione completata. Ti abbiamo inviato un'email per confermare il tuo account.