Oggi non esiste più nulla del primo hangar per dirigibili che l’ingegnere Enrico Forlanini fece costruire in una radura in zona Crescenzago alla periferia Est di Milano, ossia quello che può considerarsi il primo «aerodromo» della città. A ben vedere, però, tra le costruzioni che sorgono oggi presso la Cascina Gobba, a poca distanza dall’ospedale San Raffaele, esistono ancora piccoli sprazzi di verde. In quel pezzo di campagna, allora fuori mano, per anni Enrico Forlanini lavorò alla realizzazione del suo primo dirigibile.
Già dal 1904 la presenza dell’ingegnere e del suo staff era testimoniata dai giornali, mentre un grande hangar in legno attirava i curiosi che passavano il vecchio ponte sul fiume Lambro, il «Pont del Lòff»(Ponte del Lupo). La creatura volante di Forlanini fu concepita a partire dal 1901, Gli studi per la costruzione del dirigibile sperimentale F1 “Leonardo da Vinci” ebbero inizio con il trasferimento del geniere militare Cesare Dal Fabbro a Milano, dove Enrico Forlanini lo aveva chiamato per prendere parte alla realizzazione dell’innovativo progetto di un dirigibile semirigido, con la gondola per la prima volta integrata nell’involucro e non più a navicella. Anche nella forma, il «Leonardo Da Vinci» era innovativo. Molto più compatto rispetto ai primi Zeppelin, era lungo appena 40 metri ed aveva una forma ogivale, che lo faceva rassomigliare ad un grande «uovo». A Crescenzago Forlanini trovò dopo lunghi anni di studio il propulsore adatto, scartando definitivamente il vapore per il nuovo motore a scoppio. Il primo fu un Antoinette da 40 cv. che muoveva una grande elica tripala del diametro di 5 metri collocata a poppa direttamente sull’involucro. Spiccavano i grandi impennaggi fissati allo scafo rigido con intelaiatura in tubi in acciaio, che reggevano anche la navicella di comando. Il pallone era riempito con 2.700 metri cubi di idrogeno. La velocità di crociera con quel motore era di circa 50 km/h.
Il «Leonardo Da Vinci» rimase dunque nascosto a Crescenzago nell’hangar di legno e lamiera che spiccava nelle campagne della periferia milanese, essendo alto 25 metri e lungo 60, circondato da campi coltivati da contadini che guardavano con preoccupazione ancestrale a quell’antro dove dormiva il «mostro volante». Il dirigibile fu ultimato nella primavera del 1909 e Forlanini e Dal Fabbro attendevano il momento propizio per farlo uscire dall’hangar. Non mancò un brivido, quando la sera del 20 luglio un forte temporale che colpì l’Est milanese fece tremare l’involucro già gonfio e già in parte riempito di pericolosissimo gas.
Sotto il cielo di tempesta, il dirigibile fu gonfiato e per la prima volta la navicella, ancorata a cavi dotati di molle, si staccò di qualche centimetro dal terreno, segno che gli 8 lunghi anni di lavoro stavano dando i primi frutti.
Nel tardo pomeriggio del 22 luglio 1909 i battenti dell’hangar di Crescenzago furono spalancati per la prima volta, e l’uscita del dirigibile di Forlanini fu anticipata dal lancio di un piccolo pallone sonda che indicò le condizioni ideali per il primo decollo. Con il motore già in moto, gli operai trascinarono la creatura di Forlanini all’aperto, mentre i contadini attoniti facevano cadere i loro attrezzi. Il primo volo iniziò alle 19.55, ed in pochi minuti il «Leonardo Da Vinci» raggiunse la quota di 200 metri. A quel punto Dal Fabbro, seduto ai comandi, diede gas all’Antoinette e il dirigibile si mosse verso Vimodrone, per poi compiere alcune evoluzioni sopra l’area dell’Hangar. Quindi puntò la prua verso Milano, ma data l’ora tarda e la luce calante, Dal Fabbro invertì la rotta per prepararsi all’atterraggio nei prati davanti all’hangar di Crescenzago. A quel punto avvenne il primo inconveniente di volo, perché il motore si piantò improvvisamente. Il pilota decise allora di manovrare con il piccolo motore ausiliario in dotazione ma le condizioni del vento spinsero nel frattempo l’aeronave ancora in direzione di Vimodrone mentre il meccanico Malaspina cercava di far ripartire il motore principale. Fortuna volle che le mutate condizion i della pressione atmosferica con il calare della sera fecero perdere dolcemente quota al dirigibile, che fu fatto atterrare in una radura di Vimodrone e lì ancorato per la notte successiva, mentre i cittadini si radunavano per assistere al prodigio.
Quello del luglio 1909 fu l’inizio di una lunga serie di voli sperimentali che partivano dalla base di Crescenzago, inizialmente limitati ad una zona limitrofa all’hangar e poi sempre più lunghi. A partire dal 1° gennaio 1910 iniziarono i sorvoli su Milano, che riempirono le cronache e le strade di cittadini che attendevano comparire il dirigibile a naso all’insù. Da Crescenzago partì una prima volta verso il centro città ma arrivò solo sul quartiere di Porta Venezia a causa della fitta nebbia che imperversava sulla città. Il 3 gennaio 1910 il «Leonardo Da Vinci» caricò i primi passeggeri civili, la sorella di Forlanini e i due figli dell’ingegnere, Guido e Francesco. Il volo più lungo fu compiuto il 1° febbraio, da Crescenzago a Pavia, di circa 90 km. Il viaggio fu funestato però da un piccolo incidente che impedì al dirigibile il ritorno. A pochi chilometri dalla meta, a causa della rottura del motorino di compressione dei gas che garantiva la rigidità del pallone e ai venti, il dirigibile non riuscì più ad avanzare. Forlanini e Dal Fabbro decisero allora per una rapida discesa nei campi nei pressi del Naviglio Pavese, che avvenne felicemente. Il problema fu che il personale di assistenza non riuscì a raggiungere in tempo il dirigibile per ancorarlo ed il vento spostò di colpo l’aerostato facendolo finire contro alcuni alberi. Un ramo forò leggermente l’involucro di tela, provocando l’uscita dell’idrogeno. A parte questo inconveniente, il «Leonardo da Vinci» uscì con successo per ben 38 volte dall’hangar di Crescenzago. Trasportò personalità, tra cui il grande cronista del Corriere Arnaldo Fraccaroli e fu promotore di una sottoscrizione benefica a favore della «Pro Emigratis», associazione per l’aiuto agli emigranti italiani oltreoceano.
Mentre compiva i primi voli regolari, che coprirono una distanza di 850 chilometri complessivi, il genio di Forlanini pensava già all’evoluzione tecnica con un nuovo dirigibile, il «Città di Milano». Molto più grande del suo predecessore, era spinto da due motori ed era lungo ben 72 metri. Finanziato dal Comune di Milano, da banche ed enti, fu costruito nel nuovo hangar di Baggio, alla periferia opposta a quella di Crescenzago, dove Forlanini spostò le sue officine compreso il primo hangar da cui spiccò il volo il «Leonardo da Vinci» che fu trasferito e rimontato. A Crescenzago dominò nuovamente la campagna e i dirigibili, grazie all’ingegnere milanese, divennero protagonisti del cielo, anche quello della guerra che di lì a poco sarebbe scoppiata.