«Sinergie e scambi con i Paesi del Golfo, la Difesa comune Ue può partire da qui»
Giovanni Soccodato, ad di Mdba Italia (Imagoeconomica)
Giovanni Soccodato, ad Mbda Italia, alla fiera di Abu Dhabi: «Serve un approccio flessibile per includere partner diversi».

Mentre a Parigi si svolge un vertice sul dopo Ucraina e sulla Difesa comune (sebbene la riunione sia a motore macroniano e solo su inviti selezionati), a qualche migliaio di chilometri di distanza, ad Abu Dhabi, viene inaugurata la diciassettesima edizione dell’Idex, la più importante fiera delle armi che si tiene nell’area del Golfo. Da qui, dove sono presenti aziende da tutti i Continenti, sia Europa che Russia, si può avere uno scorcio molto più interessante di quello che dovrebbe essere la Difesa comune Ue. Non un concetto chiuso all’interno dei confini del Vecchio Continente, ma proiezione e collaborazione con le nazioni che ormai sono diventate imprescindibili per lo sviluppo della tecnologia militare e duale. Emirati Arabi (così come Arabia Saudita) un esempio su tutti. Hanno i soldi e la strategia. Per questo e per aiutarci a sviscerare meglio il concetto abbiamo incontrato allo stand di Idex Giovanni Soccodato, ad di Mbda Italia e direttore vendite e sviluppo dei mercati del gruppo Mbda sul podio dei produttori di missili e sistemi di difesa terrestre, aerea e navale. L’azienda opera nell’area del Golfo da circa 20 anni. È passato così dall’essere mero fornitore a partner commerciale fino a partner industriale con strutture locali che consentiranno persino di sviluppare prodotti customizzati da esportare a Paesi terzi. «L’approccio flessibile allo sviluppo dei prodotti e un modello di business capace di includere di volta in volta partner diversi che è nella natura di Mbda», spiega Soccodato, «trova qui nel Golfo una opportunità di sviluppo e uno schema da replicare in altri contesti e settori. In prospettiva pure per il consolidamento la Difesa Comune Ue».

Si tratta dell’uovo di Colombo in un certo senso, eppure è un aspetto non sufficientemente discusso né apertamente affrontato da chi dibatte di Difesa. Per unire e consolidare ma soprattutto dare nuova linfa al comparto europeo è imprescindibile approcciare mercati in fibrillazione come quelli del Golfo. «Serve ovviamente anche il supporto politico», aggiunge Soccodato, «servono progetti condivisi dai governi e traiettorie da seguire. Con ciò non significa che l’input in molti casi non possa partire dall’industria. Nasce prima l’uovo o la gallina? Ciò che è imprescindibile per far funzionare alleanze industriali è avere obiettivi e concreti progetti condivisi». Mbda in effetti è nata da una cooperazione tra Francia e Gran Bretagna che già prima del Duemila stavano lanciando il progetto Storm Shadow, così come dalla cooperazione dell’Italia con la Francia per la realizzazione degli Aster. Da lì si sono aggiunte varie integrazioni e si è arrivati a consolidare una società che nei fatti è l’unica veramente europea. «Ovviamente sono un sostenitore della cooperazione. Ne vedo il potenziale e ne vedo anche la complessità dovuta al fatto che gli altri partner e gli altri Paesi diventano imprescindibili e devono correre alla stessa velocità. Ripeto però», precisa ancora Soccodato, «i progetti che abbiamo portato avanti si basano su geometrie variabili ed esigenze concrete. Senza queste due caratteristiche anche la Difesa comune stenta a decollare». Il riferimento è ad altre situazioni rimaste sospese. Una dozzina di anni fa Airbus e Bae avevano tentato una fusione, ma al tempo l’idea è stata bloccata dai due governi. Kdns è rimasta un sogno sulla carta: per ora il carro comune non c’è. È chiaro che concentrandosi sugli esempi di successo di quella che per ora è una chimera vale la pena comprendere che le realtà che da qui ai prossimi dieci anni spenderanno le cifre maggiori per la sicurezza sono esigenti e mettono in competizione l’Europa con la Cina e la Turchia. Parliamo dei Paesi del Golfo. Dove l’Europa può unire le forze e portare avanti progetti comuni. Serve a vincere la concorrenza e a fare un passo concreto verso la Difesa comune senza uccidere le singole sovranità nazionali. Certo, se bastasse questo avremmo risolto tutti i problemi. Un esercito e una piattaforma comune per la Difesa concentrati sulle attività di protezione dei confini sarebbero già alla portata. La sfida invece, tutta ancora da valutare, è quando e qualora si tratterà di definire una politica estera. Qui il tema tocca la strategia politica e, banalmente, le decisioni operative. Chi le prende? Quale Stato maggiore? Quale ministro degli Esteri? In ogni caso l’esperienza della guerra in Ucraina ha lasciato le sue tracce.

«Per quanto ci riguarda adesso possiamo dire che il concetto di sicurezza aerea e capacità di protezione sia diventato una necessità. Di contrasto la tipologia di minacce si è ampliata», conclude l’ad di Mbda Italia. «Si va dai pericoli ipersonici e quelli semplici come i droni. Per noi significa la necessità di soddisfare uno spettro più ampio di requisiti e, per giunta, in tempi molto più ridotti». Per questo, anche nel Golfo si sta cambiando il modello di business dal puro rapporto commerciale allo sviluppo di partnership strutturali.

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