• A Siena e Vicenza nessun candidato grillino, strada spalancata a Lega e Forza Italia. I pentastellati contano di rifarsi sul Pd.
  • Intervista con la candidata sindaco di Brescia, la forzista Paola Vilardi: «Ho unito il centrodestra. Punto su sicurezza, immigrazione, reddito di maternità».

Lo speciale contiene due articoli

Un sesto degli elettori italiani (oltre 6,9 milioni) chiamati alle urne e un voto, quelle delle Amministrative in programma per domenica 10 giugno, che rappresenterà un importante indicatore per valutare l’orientamento della base dopo settimane di infinite trattative a Roma per la formazione del nuovo governo.

Lega e Movimento 5 stelle sono i due partiti che sperano di trarre i maggiori vantaggi dalla competizione. Il Carroccio nutre, infatti, l’ambizione di ribadire anche a livello locale una supremazia nel centrodestra, mentre tra i pentastellati l’obiettivo è quello di prosciugare ulteriormente il bacino dei consensi fino a poco tempo fa indirizzati al Pd. Riflettori ovviamente puntati sui 20 capoluoghi di provincia: Ancona (in questo caso anche capoluogo della Marche), Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siena, Siracusa, Sondrio, Teramo, Terni, Trapani, Treviso, Vicenza e Viterbo.

Tra i 763 centri chiamati ad eleggere il sindaco e a rinnovare il Consiglio comunale sono solo 4 quelli amministrati dal M5s (Ragusa in Sicilia, Pomezia nel Lazio e Assemini in Sardegna) e uno (Quarto in Campania) conquistato nel 2015, dove si torna a votare anticipatamente. Nell’unico capoluogo di provincia amministrato, Ragusa, il sindaco uscente Federico Piccitto non si è ricandidato dopo alcuni contrasti interni con i big locali del Movimento. Al suo posto i grillini sostengono la corsa di Antonio Tringali. Sempre in Sicilia i vertici pentastellati sperano di bissare il successo conseguito alle ultime Politiche e proveranno a portare sotto la loro egida realtà importanti come Catania e Messina, ma dovranno fare i conti con un centrodestra che su base locale (lo dimostra il successo di Nello Musumeci alle recenti Regionali) ha dimostrato di avere ancora appeal. Non è forse un caso che Luigi Di Maio, nonostante una situazione convulsa a livello centrale, si sia più volte fatto vedere da queste parti per tirare la volata ai suoi rappresentanti sul territorio.

Interessanti saranno anche le sfide di Siena e Vicenza dove il M5s ha deciso di non presentare simbolo e candidati. Una mossa che tanto somiglia a un patto di desistenza nei confronti del centrodestra e, in particolare, della Lega. Proprio nella città del Palio la coalizione guidata da Matteo Salvini punta forte su Luigi De Mossi. Stesso discorso in terra vicentina dove Francesco Rucco, appoggiato da Lega, Forza Italia e Fdi, aspira a conquistare buona parte dell’elettorato grillino, rimasto senza riferimento.

E tuttavia al Nord il M5s parte teoricamente da una posizione arretrata rispetto agli schieramenti tradizionali. Ciò non significa che il centrosinistra goda di buona salute. Anzi, nel Pd aleggia forte lo spettro di una nuova batosta dopo quelle rimediate alle Politiche e alle Regionali in Molise, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta. A Brescia la scontro sarà tra il primo cittadino uscente Emilio Del Bono (centrosinistra) e la candidata del centrodestra Paola Vilardi. Sembra possedere poche chance di successo Guido Ghidini (M5s).

I dem rischiano di soccombere anche a Treviso, storica roccaforte leghista, che nel 2013 aveva virato sorprendentemente a sinistra. L’uscente Giovanni Manildo si ricandida anche in questo nuova tornata e per ottenere un nuovo mandato da sindaco dovrà battere il suo principale avversario, Mario Conte, appoggiato da tutto il centrodestra, uno schieramento che il 4 marzo ha raccolto in città il 44 per cento dei voti. Perfino Pisa potrebbe tradire il centrosinistra e affidarsi, dopo 47 anni, a una maggioranza a trazione blu. A contribuire a quest’esito, da più parti definito storico, potrebbe contribuire anche la scelta dei bersaniani di Mdp di non sostenere il candidato del Pd Andrea Serfogli. Spera e medita il colpaccio Michele Conti, con un passato da consigliere comunale nelle fila di An, e oggi sostenuto da tutto il centrodestra.

Le uniche speranze concrete di riconfermare un sindaco uscente il Pd le conserva forse ad Ancona. Il primo cittadino Valeria Mancinelli dovrà vedersela con Stefano Tombolini, candidato di una lista civica che ha ricevuto il sostegno di tutto il centrodestra, e da Daniela Diomedi, del M5s.

A destra, invece, uno dei duelli più significativi si annuncia ad Imperia, città feudo di Claudio Scajola. L’ex ministro corre per la poltrona di sindaco contro il centrodestra ufficiale che schiera Luca Lanteri. Per quest’ultimo si stanno spendendo molto il governatore Giovanni Toti e lo stesso Salvini, a conferma dell’attenzione con cui i leader del centrodestra guardano al capoluogo ligure. Il centrosinistra è guidato da Guido Abbo, mentre la candidata del M5s è Maria Nella Ponte.

Antonio Ricchio


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