Schettino in cattedra ma il Pontefice no. Diario dalla Sapienza in mano ai collettivi
Ansa
  • In ateneo raid contro studenti di centrodestra o antiabortisti. Poi scandali enormi, come i cadaveri abbandonati a Medicina.
  • Matteo Salvini contro il rettore: «Non tolleri l’illegalità». Il vicepremier leghista accusa i vertici dell’istituto. I pm capitolini hanno aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo.

Lo speciale comprende due articoli.

Gli organizzatori del rave illegale alla Sapienza ora provano a passare per vittime e lanciano un appello: «No a strumentalizzazioni della tragedia». D’altra parte, spiegano gli esponenti dei collettivi, non c’era era alcun ticket d’ingresso ma una semplice offerta libera. Come a dire che il ragazzo di 26 anni morto dissanguato avrebbe potuto evitare di scavalcare il muro di cinta dell’ateneo romano, perché non c’era alcun obbligo di pagare il biglietto d’ingresso. Un’affermazione che suona come una presa in giro: parliamo di un party non autorizzato e senza il rispetto delle norme del settore su vendita di biglietti, sicurezza e incolumità dei partecipanti.

La tragedia avvenuta nella notte tra venerdì e sabato è solo la punta dell’iceberg di una situazione completamente fuori controllo e di una serie di episodi incresciosi che vedono La Sapienza essere terra di nessuno, alla mercé di collettivi di estrema sinistra e di iniziative smaccatamente ideologiche. È la stessa università che nel 2007 chiuse le porte a papa Benedetto XVI, con tanto di lettera di protesta contro il Santo Padre sottoscritta da oltre 60 professori dell’ateneo, e che lo scorso maggio ha accolto tra ali di folla festante Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace che va a dire in giro che in fondo si possono trasgredire le leggi dello Stato che reputiamo ingiuste.

Con l’avvicinarsi della visita del Pontefice (poi annullata) si verificò anche il consueto – per quei corridoi – protagonismo dei gruppi di ultrasinistra, che diedero vita a una serie di manifestazioni culminate con l’occupazione della sede del senato accademico.

Se da una parte è stata di fatto negata la lectio magistralis a Joseph Ratzinger, dall’altra è stato invitato il comandate Francesco Schettino – quello della Costa Concordia – che nel 2014 ha tenuto un intervento su come gestire il panico nell’ambito di un master rivolto agli studenti di scienze criminologiche della facoltà di Medicina.

In questa cornice appare quindi come un mero gossip universitario la bufera che scoppiò quando (nel 2017) saltò fuori che un docente di Analisi 1 a Ingegneria clinica era un ex pornoattore gay, con una carriera nell’hard durata ben 9 anni.

Ben più grave quanto accaduto nel marzo del 2015, quando il rettore decise di chiudere l’Istituto di medicina legale della Sapienza per ragioni igienico sanitarie: nel corso di ispezioni del Nas dei carabinieri furono rinvenuti resti di cadaveri conservati dal 1990, dato che nessuno aveva mai reclamato le salme. Emerse uno stato di caos in tutto l’istituto, dove era possibile imbattersi in cadaveri nei corridoi per mancanza di posti in cui sistemarli.

L’università della capitale, con 110.000 studenti, è la più grande d’Europa, quindi è plausibile che possa patire inefficienze di varia natura. Quel che è meno comprensibile è l’impunità senza pari di cui godono i collettivi, che fanno il bello e il cattivo tempo nelle facoltà, fra aule occupate a proprio uso e consumo o manifestazioni non autorizzate.

A farne le spese è anche chi cerca di uscire dal recinto del pensiero unico di queste sigle studentesche vicine all’estrema sinistra. Domiziano Salvati, responsabile di Azione universitaria alla Sapienza (movimento studentesco di Fdi), riferisce alla Verità di un clima da anni Settanta ogni qual volta ci si avvicini alle elezioni per le rappresentanze degli studenti: banchetti ribaltati, convegni interrotti, «tutti atti sostanzialmente finalizzati a negare la nostra agibilità politica». Salvati ricorda che le aule occupate dai collettivi ovviamente non possono essere utilizzate da chi esprime pensieri di segno opposto: «Questi movimenti si rifanno all’antifascismo quando invece sono loro che utilizzano metodi fascisti per impedire alla nostra organizzazione di svolgere serenamente la sua attività di sindacato studentesco».

Sulla stessa linea è la testimonianza offerta al nostro giornale da Chiara Chiessi, responsabile degli universitari per la vita. Lo scorso ottobre gli studenti pro life sono stati attaccati, mentre distribuivano materiale informativo nell’atrio della facoltà di Lettere, dai collettivi e dalle femministe che hanno tentato di strappare i volantini dalle loro mani e li hanno offesi con bestemmie e insulti in faccia.

Nell’impunità più totale, gli stessi collettivi hanno rivendicato la spedizione tesa a chiudere la bocca a chi non faceva altro che presentare le alternative all’aborto offerte dall’ordinamento italiano. Sulla pagina Facebook «Link Sapienza» in quei giorni campeggiava infatti un post dal titolo inequivocabile: «Fuori i pro life dall’università».

La stessa Chiessi riferisce alla Verità che ad inizio giugno gli universitari per la vita sono stati ricevuti dal rettore. Un incontro durante il quale hanno anche riferito dell’interruzione delle lezioni in aula magna accaduta l’8 marzo scorso. Un atto di prepotenza animato dalle femministe che esponevano, fra le altre cose, cartelli con impresse bestemmie. Chiunque abbia a cuore la libertà di pensiero dovrebbe essere seriamente preoccupato per quanto avviene nella prima università d’Italia.


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