Che si debba scomodare una illustre scienziata per dimostrare che sì, uomini e donne sono in effetti diversi, dà la misura del livello di disagio che abbiamo raggiunto. Oggi per gli studiosi insistere sulla differenza sessuale è divenuto vagamente imbarazzante. Si rischia di passare per retrogradi o, il Cielo non voglia, omofobi. Tuttavia, per chi voglia seguire realmente la ragione e la scienza, non c’è molto da discutere, come si evince dalla lettura di un saggio appena pubblicato dall’editore Carocci e intitolato Neuroscienze e differenze sessuali. A firmarlo è Alice Mado Proverbio, neurobiologa, professoressa associata di Psicobiologia e psicologia fisiologica all’università degli studi di Milano-Bicocca, dove insegna Neuroscienze sociali e Neuroscienze cognitive e affettive e dirige il Laboratorio di elettrofisiologia cognitiva. Non si tratta certo di una scienza insensibile alle tematiche Lgbtq. Fin dall’inizio del libro, infatti, spiega che «sesso e genere sono due termini diversi ma interconnessi che non andrebbero confusi. Il termine sesso si riferisce alle differenze biologiche tra maschi e femmine dovute ai cromosomi sessuali e spesso risultanti in caratteristiche fenotipiche diverse (ad esempio, gli organi riproduttivi). […] Il termine genere», continua la studiosa, «si riferisce all’identità sessuale soggettiva, cioè al modo in cui le persone percepiscono sé stesse e come gli altri si aspettano che si comportino. Il genere è molto più fluido, variegato e influenzato da fattori culturali, dal sesso biologico, che comunque interagisce con fattori esperienziali (epigenetica), da fattori comportamentali e ambientali come l’inquinamento, lo stile di vita o l’alimentazione». Non solo. La scienziata precisa anche che «le identità di genere sono molteplici e possono avere una complessa relazione col sesso biologico. Si può nascere maschi nel corpo di una donna (cioè, con caratteri secondari femminili), oppure femmine nel corpo di un uomo. Si può avere un’identità sessuale che coincide, oppure che non coincide, con il sesso biologico. Si può essere maschi con un cromosoma X soprannumerario, oppure presentare genitali ambigui (disgenesia, ermafroditismo) o assenza degli stessi alla nascita, in definitiva: non si è né uomo né donna (intersex)». Fatte le dovute concessioni all’ideologia dominante, ecco che Alice Mado Proverbio entra nelle questioni di sua più stretta competenza. A quel punto, comincia a demolire la pseudoscienza oggi largamente diffusa. L’idea «che le differenze di sesso a livello cerebrale siano solo un neuro-mito, e che si nasca sostanzialmente di genere neutro (cioè che uomini e donne non abbiano un dimorfismo cerebrale armonicamente legato a quello di tutti gli altri organi e meccanismi fisiologici)», spiega, «è anch’essa un pregiudizio, una distorsione». Dunque le differenze fra maschi e femmine esistono e sono innegabili. «I cromosomi sessuali svolgono un ruolo diretto nello stabilire le differenze di sesso in tutto il corpo, compreso il cervello. Infatti il sesso genetico determina importanti differenze morfologiche non solo a livello dei caratteri secondari (come i genitali o le mammelle) ma anche su molteplici aspetti dell’organizzazione anatomo-strutturale e funzionale del cervello, oltre che sui vari organi del nostro corpo. L’espressione dimorfismo sessuale», chiarisce Mado Proverbio, «indica appunto tali differenze. Un esempio sono la diversa struttura ossea del bacino (per ospitare un’eventuale gravidanza), la differente distribuzione dei pannicoli adiposi e della muscolatura, un diverso metabolismo, funzionalità cardiovascolare, reattività a malattie oncologiche, risposta all’ipossia, risposta ormonale allo stress, meccanismi recettoriali di dipendenza da droghe o nicotina, risposte immunitarie e di regolazione del dolore, dando per scontate le differenze legate alla funzione riproduttiva (concepimento, gravidanza, allattamento ecc.)». Non soltanto le differenze ci sono, ma un crescente numero di studiosi se ne sta occupando «nonostante», nota Mado Proverbio, «i pregiudizi prevalenti sull’argomento e il fatto che sia politicamente scorretto professare una differenza tra maschio e femmina. L’ultimo ventennio, in particolare, ha visto un’esplosione di ricerche che documentano le influenze del sesso sulle funzioni cerebrali a tutti i livelli». Leggere queste frasi fa rabbrividire. Il fatto che sia considerato «politicamente scorretto» rimarcare le differenze sessuali è sconcertante. E produce danni notevoli anche perché «porta purtroppo alla negazione della medicina di genere». Questo tipo di medicina, «osservando e recependo i moderni dati scientifici sulla diversa fisiologia del cervello e del corpo maschile e femminile, sviluppa strategie differenziate per curare le malattie (come l’Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi multipla, la depressione, l’anoressia), e per sviluppare farmaci specifici per i due sessi, come analgesici, antibiotici, antivirali, per fare alcuni esempi». In buona sostanza, prendere atto della differenza consente di elaborare cure migliori, modellate appunto sullo specifico maschile e femminile. Negare tutto questo in nome dell’ideologia significa, semplicemente, danneggiare i pazienti e cancellare le evidenze scientifiche. Semplice ma drammatico: ci facciamo del male per accontentare un pugno di attivisti.
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