Dopo la benedizione del capo dello Stato Sergio Mattarella alla nomina di Raffaele Fitto come commissario europeo con la carica di vicepresidente esecutivo, arriva, inevitabile, il passo indietro del segretario del Pd Elly Schlein. Dall’Umbria la dem si trova costretta a spiegare: «Noi non abbiamo mai messo in discussione un portafoglio di peso per l’Italia in quanto Paese fondatore. Lo stallo politico l’hanno creato i Popolari che in Parlamento stanno cercando di allargare strutturalmente la maggioranza alla destra nazionalista. Il problema l’hanno creato Weber e Von der Leyen». Di fatto oggi la Schlein ieri ha cambiato linea puntualizzando: «A questo punto ci aspettiamo che Von der Leyen contribuisca, come stiamo cercando di fare noi insieme ai socialisti, a sbloccare questa situazione. Il problema non è mai stato Fitto e le sue deleghe, questo non l’abbiamo mai detto. Il problema politico è l’allargamento della maggioranza a destra diversamente da chi ha votato Von der Leyen a luglio».
Con queste parole di fatto nega quanto si diceva nei giorni precedenti. Dario Nardella, eurodeputato Pd, si esprimeva così: «Socialisti e democratici faranno presente la forte perplessità sull’attribuzione di un ruolo di vicepresidente a un esponente di Ecr che non ha votato Von der Leyen a luglio».
«Aperti ad ascoltare le parole di Fitto», diceva ancora prima Annalisa Corrado, anche lei europarlamentare dem, «l’Italia ha sempre un ruolo importante e così deve essere, quello che abbiamo criticato è la vicepresidenza ed essendo Ecr un partito che non ha sostenuto la maggioranza questo può creare degli intoppi». Più esplicito ancora è stato il collega Brando Benifei: «La richiesta prevalente in S&D è togliere la vicepresidenza a Fitto. Ursula ci dia ascolto o in aula rischia».
Per Massimiliano Salini del Ppe (quota Forza Italia), il nodo dell’avvio della Commissione ruota intorno alla nomina della socialista Teresa Ribera. «La differenza tra Fitto e Ribera è che il primo ha superato l’audizione, la seconda invece non l’ha superata». Per Salini il candidato italiano è stato bravo a rispondere e a porsi di fronte a chi lo esaminava: «Si è mostrato pacifico, non conflittuale. Io ero presente a entrambe le audizioni: non è vero che con Fitto sono stati più clementi che con Ribera». Insomma semplicemente la spagnola non si sarebbe mostrata all’altezza e secondo l’eurodeputato del Ppe adesso Madrid dovrebbe ritirare la sua candidatura proponendo un nuovo nome: «Come fece il presidente francese Emmanuel Macron cinque anni fa sulla candidatura di Silvie Goulard che non passò le audizioni in commissioni e nominò quindi al suo posto Thierry Breton risolvendo il problema» ricorda Salini. «Pedro Sánchez oggi è spinto dai suoi a fare diversamente e per questo perderà la partita ma anche la faccia. La logica oggi è di tenere in piedi il progetto europeo e oggi il progetto europeo bisogna riconoscere che comprende anche i conservatori». Sui conservatori Salini fa un appunto: «Un mese fa hanno fatto un errore quando, dopo aver flirtato con Von der Leyen per due anni si sono poi astenuti sul suo rinnovo in Parlamento. I conservatori un po’ di cenere sul capo se la devono cospargere. Allo stesso tempo però noi popolari facciamo bene ad allargare a Ecr perché è nelle cose da tempo. Inoltre sono cambiati i numeri in Parlamento: emendamenti come quelli che sono passati sulla legge contro la deforestazione noi li abbiamo sempre presentati, oggi passano perché Ecr ha numeri più forti in Aula. La sinistra se ne deve fare una ragione». Anche per fonti di Ecr sarebbe auspicabile che Ribera si ritirasse. Dopo tutto quello che è successo in Spagna, in commissione andrebbe proprio a coprire le stesse deleghe ricoperte nel governo Sánchez. «Più che una posizione politica, si tratta di credibilità», precisano le stesse fonti.
Intanto la sinistra si trova a perdere pezze d’appoggio da tutte le parti. Dopo l’endorsement di Mattarella a Fitto è il commissario uscente all’Economia Paolo Gentiloni a spezzare la narrativa socialista che parla di un gruppo conservatore contrario alla sua nomina nel 2019.
«Non mi fate entrare in queste cose», ha risposto inizialmente ai giornalisti. Ma poi ha aggiunto: nell’audizione del Parlamento europeo, «certamente il rappresentante dell’Ecr, un fiammingo belga, votò a favore, e io l’ho visto spesso in questi anni e l’ho ringraziato, è una persona molto seria».
Nel frattempo nei confronti di Fitto arrivano gli endorsement di gran parte delle associazioni di categoria. Da Confindustria a Confcommercio, passando per Coldiretti, fino a Confcooperative. Da tutti lo stesso sostanziale messaggio: «Fitto va sostenuto, è la persona giusta e c’è in gioco l’interesse dell’Italia».
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