Il governo tedesco si arrende a Orcel. Unicredit diventa leader in Germania
Andrea Orcel (Imagoeconomica)

Alla Cancelleria di Berlino, parlando di Unicredit, fino a ieri era come entrare in farmacia: massima prudenza, dosi controllate e soprattutto il foglietto illustrativo.

Adesso, invece, il governo di Friedrich Merz sembra disposto alla svolta. Non è ancora una resa, ma la direzione del vento è cambiata: lo Stato tedesco potrebbe cedere a Unicredit il suo 12,7% di Commerzbank. Ovviamente non si parla ancora di prezzo: ma certo il Tesoro tedesco, se deciderà di vendere, vorrà più dei cinque miliardi che avrebbe incassato aderendo all’Opas lanciata da Andrea Orcel, ad del gruppo italiano. Ma il problema non è il prezzo.

La condizione che a Berlino considerano indispensabile è un’altra: prima Andrea Orcel e i vertici di Commerzbank dovranno trovare un accordo sulla strategia industriale. Soprattutto dovrà arrivare il via libera dell’ad Bettina Orlopp.

Ufficialmente non succede nulla. Il ministero delle Finanze tedesco ha scelto la formula diplomatica più asciutta: «Non ci sono novità su questo tema». Il portavoce del governo Sebastian Hille ha liquidato le indiscrezioni come «speculazione». Commerzbank non commenta, Unicredit nemmeno.

Insomma tutti dicono che non sta accadendo niente. La realtà, però, sembra andare più veloce dei comunicati ufficiali.

Se lo Stato tedesco cedesse il suo 12,7%, Unicredit salirebbe intorno al 60% di Commerz. Sarebbe il momento di issare la bandiera italiana sulle rive del Meno.

Orcel non è arrivato fin qui per caso. L’offerta pubblica conclusa a luglio ha raccolto il 17,6% degli azionisti, portando la partecipazione complessiva di Unicredit al 47,59% del capitale, pari al 49,65% dei diritti di voto, considerando le azioni proprie di Commerzbank prive di diritto di voto.

A questo punto, la vendita della quota pubblica non sarebbe una semplice operazione finanziaria. E qui comincia la parte più interessante della storia. Perché Orcel non sta semplicemente comprando una banca. Sta ridisegnando la geografia bancaria tedesca ed europea. Credit potrebbe mettere insieme i 404 sportelli di Commerzbank con i circa 300 della controllata Hvb, HypoVereinsbank. Il risultato sarebbe una rete di oltre 700 filiali disseminate sul territorio tedesco. Poco meno di 900 sono quelle di Deutsche Bank.

La fotografia è dunque abbastanza eloquente: con Commerzbank, Unicredit non sarebbe più soltanto una banca italiana che si affaccia sul mercato tedesco. Diventerebbe uno dei protagonisti. È una conquista che, peraltro, non sarebbe arrivata soltanto grazie alla capacità di manovra di Orcel. La Bce guarda con favore alla nascita di campioni bancari europei e la Bafin, l’autorità tedesca di Borsa, non ha trovato irregolarità nel percorso della banca italiana.

Resta però il dettaglio che a Berlino interessa più di tutti: che cosa succederà a Commerzbank dopo il matrimonio? Berlino non vuole che la fusione si traduca in una gigantesca operazione di forbici, con filiali chiuse e posti di lavoro sacrificati sull’altare delle sinergie. Ed è qui che il romanzo rischia di diventare un thriller. Da una parte c’è Orcel, che punta a costruire un grande gruppo europeo, razionalizzando ciò che considera sovrapposizioni e inefficienze.

Dall’altra c’è Bettina Orlopp, che difende il ruolo, l’autonomia e l’identità di Commerzbank. I due manager hanno cominciato a parlarsi, ma l’accordo sulla strategia industriale è tutt’altro che scontato. Per mesi Berlino ha guardato Unicredit come si guarda un ospite troppo intraprendente arrivato a una festa senza essere invitato.

Lo Stato era entrato nel capitale di Commerzbank durante la crisi finanziaria e da allora aveva conservato la propria partecipazione come una sorta di presidio nazionale. L’avanzata italiana era stata accolta con diffidenza, anche per le modalità con cui Orcel aveva costruito progressivamente la propria posizione. Poi, però, i numeri hanno cominciato a parlare più forte della politica. Se il 12,7% pubblico finirà davvero nelle mani di Unicredit, la partita cambierà definitivamente natura.

Non si parlerà più di un’italiana che tenta la scalata a una banca tede Berlino continuano a dire che non c’è nessuna svolta. È la versione ufficiale. Quella non ufficiale racconta invece un’altra storia: il muro costruito per tenere Orcel fuori da Commerzbank sta diventando la porta d’ingresso.

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