Le anime che compongono la maggioranza sono diverse e, anche comprensibilmente, nessuna rinuncia a far valere le proprie posizioni. Il piano di riarmo europeo sta facendo emergere, in particolare, le divergenze tra il partito più euroscettico dell’esecutivo, la Lega, e quello più europeista, Forza Italia. Giorgia Meloni ha il suo bel da fare nel cercare una sintesi tra le tre forze di governo, ma le differenze, se ben gestite, possono anche risultare un’arma a suo favore, permettendole nelle sedi internazionali di oscillare dalla parte che ritiene in quel momento più congeniale all’interesse nazionale.
Ieri, in una nota stampa, il Carroccio ha ribadito la sua contrarietà alle mosse di Ursula von der Leyen. «La Lega è pronta a proporre agli alleati dei Patrioti una iniziativa per invitare la presidente tedesca della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a rivedere il progetto da 800 miliardi di euro per la difesa», si legge. «I cittadini europei meritano investimenti per lavoro, sanità e sicurezza interna. Non servono né maxi investimenti per comprare munizioni, né un piano per il riarmo nato già morto. La Lega auspica un ampio e approfondito dibattito in Aula, dibattito che la tedesca Von der Leyen vuole evitare a tutti i costi».
La nota è arrivata il giorno dopo il discorso tenuto da Matteo Salvini a Padova, l’ultimo prima del Congresso nazionale, in cui il segretario della Lega ha usato toni piuttosto accesi contro Bruxelles. «Ci hanno detto per anni, fino all’altro ieri, che non potevamo sforare il 3%», ha ricordato il vicepremier, nemmeno «per gli ospedali e le scuole di montagna o per azzerare la Fornero». Ora, invece, 800 miliardi per le armi possono essere spesi senza problemi. Il piano di Ursula, spiegava però Salvini, è «morto ancora prima di cominciare»: «Primo, perché è sbagliato; secondo, perché ci sono la Lega e il governo italiano a fare d’argine; terzo, molto prosaicamente, perché i tedeschi se lo stanno già facendo per conto loro».
Di tutt’altro avviso Antonio Tajani, leader di Forza Italia, vicepremier e ministro degli Esteri. «Stiamo lavorando per far sì che l’Europa sia sempre più casa di tutti», ha dichiarato in collegamento con un evento del partito a Firenze. Poi la frecciata contro la Lega: «Abbiamo bisogno di costruire, non di sfasciacarrozze, per difendere gli interessi di mezzo miliardo di persone». «La trattativa sui dazi», ha continuato, «va condotta a livello europeo. Sarebbe un errore condurla a livello italiano». Esattamente il contrario di quanto sostiene la Lega, che invece spinge per un negoziato bilaterale. «L’obiettivo», ha aggiunto, «non è un braccio di ferro con gli Usa o un’arrendevolezza, quello che conta è tutelare le nostre imprese». «Forza Italia», ha poi concluso, «gode di ottima salute. Siamo il terzo partito in Italia e la seconda forza del centrodestra, siamo leali con il governo, ma non rinunceremo mai alle nostre idee, non piegheremo la testa quando si tratta di difendere i nostri valori».
A strizzare l’occhio a Forza Italia ci ha pensato Carlo Calenda, nel suo discorso conclusivo del congresso di Azione, a cui sabato ha preso parte anche il premier. «A un certo punto i grandi Paesi europei ci diranno: va bene, c’è la piazza di Conte, la piazza di Schlein, la piazza di Salvini, ma voi con chi state?». La sua risposta è chiara: «C’è un gruppo di volenterosi composto da Fi, noi, +Europa, non da Italia Viva», ha aggiunto l’ex ministro dei governi Renzi e Gentiloni. «Ci siamo in questo campo Fi, noi, un pezzo del Pd». Il sogno del partito di centro, con lo sguardo immancabilmente rivolto a sinistra, non muore mai.
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