Benché sia considerato un modello che l’estero ci invidia, il sistema di inclusione scolastica dei ragazzi disabili soffre di improvvisazione, mancanza di organizzazione e di un business esterno che approfitta delle carenze. Un giro d’affari che diventa bacino elettorale e ha come rovescio della medaglia la creazione di un esercito di precari sfruttati. E così, dopo i medici a gettone forniti a ospedali e distretti Asl vista la drammatica carenza degli organici sanitari, si scopre un nuovo filone di business per le coop che forniscono personale: quello dei prof di sostegno.
Gli ultimi dati Istat dicono che nel 2021/2022 gli alunni disabili sono aumentati ancora: 316.000, di cui la metà molto gravi, 16.000 in più dell’anno precedente. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, in un’audizione alla Camera ha sottolineato che il tema degli insegnanti di sostegno è «strategico» ed è importante «che i ragazzi abbiano un docente che stia con loro nel corso degli anni, che non cambi di anno in anno». Il riferimento è al balletto dei supplenti di sostegno: il 59% degli alunni è affiancato da una figura di supporto diversa ogni 12 mesi.
I docenti in possesso della specializzazione sono pochi e gli istituti fanno fronte al fabbisogno coinvolgendo insegnanti precari o educatori senza qualifica specifica. Costoro dovrebbero occuparsi dell’inserimento dei ragazzi con handicap nella classe, e non della docenza per la quale non sono formati. Il risultato è la confusione dei ruoli a danno degli alunni bisognosi, rimbalzati da un supplente all’altro anche per molti mesi. Secondo l’Istat, un alunno su sette, a circa un mese dall’avvio delle lezioni è ancora senza docente di sostegno. L’anno scorso ne mancavano all’appello circa 30.000. Ben 43.000 alunni con handicap hanno dovuto attendere un mese (o anche più) prima di ottenere l’insegnante di supporto.
Il problema è il reclutamento, poiché le università non riescono a fornire le abilitazioni necessarie. L’Istat certifica che docenti di sostegno sono passati da 191.000 a 207.000, ma gli specializzati sono molto meno. Sicché i provveditorati agli studi sono stati costretti a nominare docenti «senza titolo». Lo scorso anno erano 70.000, in crescita sui 65.000 precedenti. Questo significa che un docente di sostegno su tre non ha la formazione necessaria ad aiutare un ragazzo con handicap. Il problema riguarda anche gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, detti anche educatori, che dovrebbero affiancare gli insegnanti ma che spesso sono chiamati a fare da supplenti. Sono gestiti dagli enti locali (il Comune per le scuole del primo ciclo e l’ex Provincia per quelle del secondo ciclo) e secondo l’ultimo censimento erano circa 65.000: uno ogni quattro-cinque alunni con disabilità.
Essi non rientrano necessariamente nell’organico degli enti pubblici. Fanno da tramite cooperative specifiche che partecipano agli appalti indetti dal Comune. Come spiega il sindacato Usb, le coop prendono dal Comune 23 euro l’ora per fornire un educatore, ma a questo arrivano in tasca solo da 7,5 a 9 euro netti in base all’anzianità di servizio. Un livello che al Centro e al Sud si abbassa e può scendere fino a 5 euro l’ora perché, dice l’Usb, «le coop li inquadrano ai livelli più bassi». Battaglie ne sono state fatte, ma mai fino ad arrivare al punto di estromettere le cooperative e assorbire i precari nelle amministrazioni comunali: «Troppi interessi in gioco non solo economici ma anche di consenso. Al momento delle elezioni sono voti che pesano».
La carenza di personale specializzato ha fatto proliferare i corsi di qualificazione svolti da università, istituti privati ed enti bilaterali gestiti da cooperative e sindacati. Il costo è molto variabile, tra 1.500 e 4.000 euro più circa 200 euro per partecipare alla prova selettiva. C’è la possibilità di rivolgersi a corsi all’estero che costano di più (anche 10.000 euro) e garantiscono l’acquisizione del titolo con più facilità e in modo più veloce. Poi però bisogna fare la trafila per il riconoscimento e passano anche anni. Per questo passaggio subentrano società specifiche, e bisogna sborsare altri soldi.
«Lo stato non riesce a coprire il fabbisogno dei docenti di sostegno. I posti per le specializzazioni sono pochi e per ottenere la qualifica tanti seguono i corsi all’estero. Ma poi la trafila per il riconoscimento è lunga e nel frattempo le scuole si servono di docenti senza specializzazione. Uno scandalo dentro lo scandalo», conferma Marcello Pacifico, presidente dell’Associazione degli insegnanti Anief.
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