Figure barbine che si affastellano sul groppone dei 5 stelle. Come se non bastassero le spaccature interne, il crollo dei consensi e i «morsi ai polpacci» del capo politico stremato, adesso si aggiunge anche la penosa vicenda dei deputati che per paura di perdere la poltrona tentano il concorso per consiglieri parlamentari bandito dalla Camera. Uno scenario neorealista che, se fossimo al cinema, vedrebbe i parlamentari grillini in fuga con la valigia di cartone e la salamella in saccoccia per tentare di costruirsi un futuro non troppo miserabile. Quando è venuta fuori la cosa, portata alla luce dal questore Edmondo Cirielli (Fdi), gli onorevoli si sono difesi dicendo che erano stati «iscritti al concorso a loro insaputa».
Peccato che ieri in Aula, durante la discussione generale della manovra di bilancio, siano stati malamente sconfessati nientemeno che dal presidente di turno, Ettore Rosato di Italia viva, che replicando alle preoccupazioni del deputato di Fdi Giovanni Donzelli ha spiegato che «per iscriversi è necessario essere in possesso dello Spid, il Pin unico per accedere ai diversi servizi online della pubblica amministrazione». Quindi è impossibile che persone diverse dagli interessati li abbiano registrati alle loro spalle. «Oltre ad essere incapaci e ingordi di privilegi», ha commentato furioso Donzelli, «sono anche ufficialmente dei bugiardi» e «se avessero un minimo di decenza, si dovrebbero dimettere immediatamente da deputati». Una vicenda talmente grottesca da far venire il dubbio se ridere o piangere, anche perché una fonte della Verità spiega come nelle settimane scorse siano stati più d’uno i parlamentari pentastellati che hanno chiesto, facendo un po’ gli gnorri, informazioni sui requisiti per essere ammessi al concorso.
Tra questi, ad esempio, ci sarebbe Giuseppe L’Abbate, barese classe 1985, alla sua seconda legislatura, ora sottosegretario all’agricoltura. Gianfranco Di Sarno, avvocato casertano quarantenne, si è inerpicato in una giustificazione che tanto ricorda il più classico dei «Non è come sembra», che usano i fedifraghi. «Ho un’amica con cui spesso partecipo ai bandi e magari mi ha iscritto lei», ha avuto il coraggio di dire.
Poi ha concluso: «Quando la vedo glielo chiedo». Donzelli ha infierito: «I 5 stelle si scagliano tanto contro la fantomatica casta», ma almeno quando c’era la Democrazia cristiana «si cercava di sistemare le amanti, adesso tentano di sistemare solo sé stessi». La lista completa di quanti sono incorsi in questa gaffe, però, non è ancora trapelata, anche se oggi alle 11:00 è in programma una riunione dell’Ufficio di presidenza, capitanato da Roberto Fico (che è anche capo della commissione del suddetto concorso in programma alla Fiera di Roma per fine gennaio), in cui i partiti di opposizione chiederanno conto del brutto incidente e delle relative conseguenze sui protagonisti. «Il regolamento del concorso», ha proseguito nel ragionamento il deputato di Fdi, «in effetti rende ammissibile l’iscrizione di deputati», però «è una gran brutta figura, che non ci si aspetta da rappresentanti politici nelle istituzioni». L’effetto domino negativo che sta investendo il Movimento è come una nuvola nera che non lo lascia mai, e ieri la ciliegina sulla torta l’ha messa Nunzio Angiola, che, a proposito del capitolo «docenze universitarie» della manovra, ha denunciato la carenza di fondi, o meglio la concentrazione di risorse, solo su alcuni settori di ricerca e si è lamentato in un post per le sue «rimostranze rimaste inascoltate dai vertici M5s».
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