Da una parte ci sono loro: i rivoluzionari da salotto, i benpensanti con la fusciacca di ordinanza, i radical chic con il cuore a sinistra e il portafogli rigorosamente a destra. E poi, dall’altra parte, c’è la realtà. Quella che, come si suol dire, alla fine bussa sempre alla porta. E a volte la sfonda.
L’ultimo atto dell’eterna lotta tra la sinistra al caviale e la dura realtà dei fatti è andato in scena nel capoluogo lombardo. Di fronte alla Triennale di Milano, dove è attualmente in corso la 24esima edizione dell’esposizione internazionale, era stata installata un’enorme balena di cartapesta azzurra, opera dell’artista Jacopo Allegrucci. Nella mattinata di ieri, però, l’imponente cetaceo è stato dato alle fiamme. Poco dopo l’incendio, è giunta sul posto la polizia che, grazie alle indicazioni dei passanti, è riuscita a intercettare e fermare il piromane: un egiziano di 33 anni senza fissa dimora. Prima di accomodarsi sul sedile della volante, come hanno riferito alcuni testimoni, l’immigrato ha anche pronunciato parole sconnesse all’indirizzo degli agenti. Accompagnato in Questura, l’uomo è stato infine denunciato per incendio doloso.
Fin qui la ricostruzione dei fatti. Che probabilmente, per molti meneghini, non rappresenteranno chissà quale novità. Nella Milano di Beppe Sala, infatti, scene da giungla come questa sono ormai diventate una sorta di «nuova normalità», come ben sanno tutti coloro che hanno la sventura di frequentare, per esempio, la stazione centrale. L’aspetto succulento della vicenda, semmai, è il contesto: a fare i conti con la cruda realtà dell’immigrazione di massa, stavolta, non sono stati gli abitanti dei quartieri popolari, bensì gli immacolati inquilini delle Ztl.
E allora approfondiamo un attimo il contesto. L’attuale esposizione della Triennale di Milano è intitolata Inequalities e, come si legge sul sito della prestigiosa istituzione culturale, «esplora il tema delle disuguaglianze attraverso 10 mostre, 8 progetti speciali, 20 partecipazioni internazionali, tra installazioni e appuntamenti che raccontano visioni, urgenze e prospettive globali». L’evento, in altre parole, si interroga «sulle sfide globali legate alle differenze in vari ambiti dell’esistenza» e segue due principali linee guida: geopolitica e biopolitica delle disuguaglianze. Insomma, i ricchi hanno avuto la brillante idea di fare l’ennesima denuncia contro la povertà. Bravi, bis.
Per quanto riguarda la scultura di Allegrucci data alle fiamme, la balena è la prima di quattro opere che ritraggono animali a rischio di estinzione (oltre alla balena, ci sono anche un elefante, una giraffa e un ippopotamo). Con queste installazioni monumentali, l’artista ha voluto «esprimere una riflessione urgente sulla fragilità della nostra realtà ecologica e sulle disuguaglianze che segnano la nostra relazione con il mondo naturale». Una volta saputo dell’incendio, Allegrucci si è detto profondamento scosso per l’accaduto. Certo, essendo l’opera esposta all’esterno, «avevo pensato che qualche minimo atto vandalico potesse esserci, ma non credevo che sarebbero arrivati a tanto». Sull’identità del piromane, ovviamente, l’artista non si è minimamente soffermato, limitandosi a parlare di un’«ottusa violenza umana» e preferendo ricordare che il messaggio di queste opere «è relativo alla fragilità, all’estinzione delle specie, una fragilità testimoniata dalla carta, che è fragile. Con il meteo e col cambiamento climatico anche questa opera doveva disfarsi piano piano, con la pioggia e il sole». Povertà, disuguaglianze, cambiamento climatico: un bell’insalatone davvero.
Sull’accaduto è intervenuto anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha parlato di «un atto vile e insensato che colpisce non soltanto un’opera di straordinaria forza simbolica, ma anche la cultura, la libertà creativa e la coscienza civile del nostro Paese». Ma l’apice dello scollamento dalla realtà è stato raggiunto dall’ex piddino Stefano Boeri, il presidente della Triennale di Milano: «Siamo tristi e amareggiati» per la sorte dell’opera, ha detto, proprio perché essa rappresenta «una denuncia della fragilità che alcune specie viventi mettono in scena oggi di fronte al cambiamento climatico. Al cambiamento climatico si aggiunge spesso, ahimè, l’aggressività umana». Eh sì, adesso è il clima che ci rende tutti più nervosi e aggressivi. Ma del resto, è così che fanno lorsignori: quando la realtà bussa alla porta, anziché ricredersi, preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia. Più struzzi che balenottere: una specie, quella dei radical chic, che però non sembra affatto in via di estinzione.
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